L’anziana signora si alzò molto presto, di buona lena quella mattina. Si fece una doccia. Si preparò. Era vedova. Viveva da sola. Aveva una lauta pensione perché era stata una dirigente amministrativa di un ospedale. Prese un taxi. Si fece portare alla stazione. Al bar consumò un cappuccino ed un tramezzino con uova ed asparagi. Andò al binario ad aspettare il suo treno. Si sistemò i capelli. Era tutta in ghingheri. Sarebbe andata in vacanza a Cortina, dove si trovavano già i suoi figli ed i loro nipoti. La signora si rallegrò al pensiero che era agiata, i suoi figli erano tutti sistemati, tutti i suoi familiari ed il parentado erano in perfetta salute. Pensò che la vita fosse tutto sommato una cosa meravigliosa se la si sapeva prendere per il verso giusto e se si era provvisti di un poco di capacità e di fortuna. 

Il manager diede un bacio alla moglie casalinga ancora dormiente e a letto. Era molto presto e doveva fare piano per non svegliare le sue figlie. Espletò i suoi bisogni fisiologici. Terminò le solite abluzioni mattutine. Si fece la barba. Si diede il dopobarba. Si vestì. Si pettinò i capelli. Era quasi pronto. Andò in cucina a prepararsi il caffè e si mangiò una fetta di torta, preparata dalla moglie il giorno prima. Sua moglie era ancora una donna molto piacente. Erano ancora entrambi innamorati. Le figlie erano sane, non davano problemi ed andavano bene a scuola. Sul lavoro tutto procedeva bene. C’erano prospettive di carriera. Il futuro era radioso. Quella mattina doveva incontrare nel Nord Italia un cliente importante per concludere un grande affare. Si recò alla stazione con la macchina. Il tragitto era breve. Tutto sommato gli piaceva di più viaggiare col treno per i viaggi a lunga percorrenza e poi era più economico. Parcheggiò la macchina in uno spiazzo vicino e si recò alla stazione. Pensò che la vita fosse tutto sommato una cosa meravigliosa se si sapeva prendere per il verso giusto e se si era provvisti di un poco di capacità e di fortuna. 

La giovane studentessa universitaria si alzò molto presto quella mattina. Si fece un bagno. Si lavò per bene i capelli. Si vestì. Si profumò. Si preparò con molta cura e molta attenzione. Quella mattina avrebbe dovuto dare un esame importante, uno propedeutico per il corso di laurea, il cosiddetto esame di sbarramento che faceva una selezione, una scrematura tra gli iscritti. Il professore era particolarmente severo ma non insensibile al fascino femminile. Lei era una ragazza acqua e sapone, ma una volta avrebbe dovuto essere carina, curata e una specie di donna fatale. Era preparata. Aveva studiato molto. Aveva seguito tutte le lezioni. Era stata molto diligente. L’importante era superare l’esame. Si preparò colazione. Salutò sua madre già sveglia e andò a prendere l’autobus che l’avrebbe portata in  stazione. Era giovane, era bella, studiava con profitto. Aveva come si suol dire tutta la vita davanti.  Arrivò al binario in anticipo. Pensò anche lei che la vita fosse tutto sommato una cosa meravigliosa se si sapeva prendere per il verso giusto e se si era provvisti di un poco di capacità e di fortuna.

Il treno era in perfetto orario. Tutti e tre avevano già fatto il biglietto il giorno prima e l’avevano già obliterato. Salirono tutti su quel treno senza esitazioni. 

Il ragazzo era da dieci anni che non faceva una vacanza. Quella mattina aveva deciso di partire per tre giorni in una località del Nord. Si svegliò in ritardo. Anzi a dire il vero lo svegliarono i suoi genitori perché non aveva nemmeno messo la sveglia. Cercò di recuperare il tempo perduto. Non piaceva alle ragazze. Non era ancora fidanzato e gli anni passavano. Forse sarebbe rimasto solo. Non riusciva a trovare un lavoro. Faceva i colloqui ma lo scartavano sempre. Aveva una salute cagionevole. Era sempre pieno di malanni, anche se fortunatamente non aveva nessuna malattia grave. Era sempre di umore nero. Non aveva amici con cui confidarsi o divertirsi. Aveva le sue idee che non erano in linea con quelle dei suoi concittadini. Insomma era un solitario. Poco importa se lo avevano lasciato solo o era era voluto restare da solo. Ciò che conta era che quando avrebbero chiuso gli occhi i suoi genitori sarebbe rimasto solo. Pensò che la vita faceva schifo. Anche quando le cose sembravano andare per il verso giusto c’era sempre un rovescio della madaglia disastroso. Anche quella mattina era in ritardo. Oramai aveva perso il treno. 

Il treno deragliò. L’anziana signora arrivata, il manager felice e la studentessa diligente morirono senza accorgersi di niente. Non fecero in tempo a pensare niente di negativo. La buona sorte lì aveva traditi. Morirono con l’idea in testa che la vita fosse una cosa meravigliosa. Il ragazzo quando accese la televisione e si rese conto che era scampato ad un disastro ferroviario iniziò a pensare che quella mattina doveva cambiare completamente la percezione delle cose, la visione del mondo. Iniziò a pensare tutto sommato che la vita era una cosa meravigliosa anche se non la si prendeva per il verso giusto e non si era provvisti di capacità, ma solo della fortuna di essere qui ed ora.