Grande successo di pubblico per la prima presentazione del nuovo romanzo di Gianluca D’Aquino 

CASTELLAZZO BORMIDA 

Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo” 

CASTELLAZZO BORMIDA – Un pubblico di circa cento persone ha accolto la prima presentazione ufficiale di “Storia di un quadrifoglio che non sapeva di esserlo”, il nuovo romanzo dello scrittore alessandrino Gianluca D’Aquino. Ieri, 3 settembre, alle ore 21.00, nel meraviglioso parco della chiesa di Santo Stefano gremito di un pubblico eterogeneo, dai più piccoli ai più grandi hanno ascoltato la scrittrice Silvia Vigliotti e l’autore parlare dei temi della sua ultima opera, un romanzo di formazione, una piccola guida per condividere l’amore nata al tempo della pandemia, in un momento storico in cui la vita di coppia è stata messa alla prova dalla surreale esperienza del lockdown. 

«È un racconto sulla fedeltà, l’amore e la vita», spiega l’autore, «narrato attraverso l’antropomorfizzazione della flora e della fauna di un prato, in particolare di un quadrifoglio e di un ciliegio, i due protagonisti, che scoprono l’amore e l’infedeltà, e con essi una possibile risposta alla domanda sul senso della vita. La storia è narrata tra metafora ed espressionismo, allegoria e descrizione semplice della natura nella sua essenza, con una forma lineare, talvolta lirica ma sempre essenziale». 

Il quadrifoglio, che non sa di esserlo, nasce in un prato all’ombra di un meraviglioso ciliegio. Fin dal principio si interroga sul senso della propria esistenza e si avvicina all’amore, scoprendo questo sentimento grazie al ciliegio, che a sua volta si innamora di lui. Inconsapevole della propria essenza, del suo essere unico, speciale e prezioso, il quadrifoglio conoscerà e proverà anche sentimenti nocivi, così come il ciliegio, sebbene da una prospettiva diversa. Entrambi attraverseranno il tormento di quelle passioni per giungere alla riscoperta del senso delle cose e a come superare i comuni problemi della quotidianità, grazie a un percorso ispirato da un pensiero riconducibile al principio di consapevolezza. 

«Ho pensato all’unicità dell’essere umano», continua D’Aquino, «al fatto che spesso non ci rendiamo conto di quanto siamo importanti, per noi stessi e per le persone che ci sono vicine, soprattutto quelle che ci amano, ci stimano e ci apprezzano. Ho considerato che molto spesso capita di comportarsi in maniera banale, sciocca, forse proprio perché non ci rendiamo conto di quanto siamo importanti per queste persone, con il rischio di banalizzare il nostro modo di fare, il nostro atteggiamento, e di perdere quell’unicità, quelle particolarità, quelle peculiarità che ci rendono effettivamente speciali. Come la quarta foglia su un trifoglio». 

L’opera è un omaggio al grande autore, recentemente scomparso, Luis Sepúlveda. «Mi sono ispirato al suo genere e al suo stile e mi onora il fatto che gli addetti ai lavori che hanno avuto modo di leggere il mio racconto l’abbiano accostato a questo immenso autore, che ho sempre apprezzato e stimato e che cerco di fare leggere a mio figlio Edoardo, per il grande valore educativo delle sue opere». 

Gianluca D’Aquino cita le parole di una nota scrittrice e amica che ha letto il racconto in anteprima: «È stato un meraviglioso regalo da parte sua, mi ha scritto di avere scoperto “una bellissima favola sulla diversità dell’eccellenza che non si riconosce come tale, una bellissima storia d’amore con un finale commuovente, scritta con grazia e con quella semplicità che rende l’opera accessibile a chiunque, quel tipo di semplicità che usavano gli scrittori di una volta”». 

La presentazione è stata arricchita dai disegni realizzati dalla giovanissima artista castellazzese Mara Zecchin, che ha accolto l’invito dell’autore a tradurre in immagini il suo romanzo, cosa che la disegnatrice ha perfettamente realizzato con venti tavole, proiettate su un maxischermo nel corso dell’evento. 

La storia è introdotta da una meravigliosa massima di Haruki Murakami: “Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”.