Il prete si trovò davanti la donna all’ingresso della chiesa, esattamente sotto il portico. Voleva confessarsi, come suo solito. Le fece cenno di seguirlo. Lei annuì. Entrarono. Si bagnò due diti nell’acquasantiera e si fece il segno. Percorsero insieme una navata laterale. C’era solo l’eco dei loro passi. C’era un chierichetto vicino all’altare che stava aspettando il da farsi, ma il sacerdote gli disse di vestirsi e di ritornare a casa a fare i compiti. Non c’era più nessuno nel transetto né nella chiesa tranne loro. Il sole scendeva obliquo dalle vetrate. La donna era vestita con un tailleur rosso. Era ancora una bella donna, nonostante avesse passato da tempo la quarantina. Si teneva in forma con ore ed ore di palestra. Stava attenta all’alimentazione, seguiva una dieta ferrea. Si conoscevano fin da bambini lei e il sacerdote. Il prete era pingue, barbuto, calvo, trasandato. Curava l’igiene ma non la sua salute. Mangiava troppo e male. Erano stati amici di infanzia. Erano cresciuti assieme. Avevano mosso i primi passi assieme. Avevano frequentato le stesse scuole fino alla maturità classica. Poi il prete aveva naturalmente scelto teologia e la donna invece medicina. Ognuno si sistemò al suo posto nel confessionale. Adesso lui era il pastore e lei la fedele, spesso nelle veci della pecorella smarrita. Ogni volta gli toccava sorbirsi tutti i resoconti  dei litigi e dei momenti no col marito, delle incomprensioni coi due  figli adolescenti, degli incontri di passione con i vari amanti. Non c’è che dire: per quanto non le venisse meno la fede quella donna era stata provata dalla vita e forse per questa ragione trasgrediva diversi comandamenti. Ma poi in confessionale ne ascoltava di tutti i colori ogni giorno. C’erano molte parrocchiane che tradivano i mariti. Era una abitudine diffusa e comune. Ascoltava senza interrompere il riassunto della donna. Era da tre settimane che non si confessava. Fecero insieme il punto della situazione. Lui ogni tanto le dava dei consigli. Doveva dimostrarsi comprensivo, saggio, ponderato, equilibrato. A volte non ce la faceva più. Non tollerava più niente e nessuno. In quei momenti si ritirava in casa. Chiedeva spesso a Dio di dargli tolleranza, pazienza, sopportazione. La donna finì di confessarsi. Si salutarono. Era ancora il pomeriggio di una bella giornata estiva. Ogni volta che parlava con quella donna era una ferita che si riapriva continuamente, una ferita nell’animo che non si sarebbe rimarginata mai. Si chiese se non aveva chiesto troppo a sé stesso e al Signore quando aveva deciso di curare le anime. E alla sua anima chi ci pensava? Aveva chiesto lumi ai suoi superiori, si era confidato, aveva raccontato i suoi problemi. Gli rispondevano che il tempo avrebbe fatto chiarezza dentro di sé e di continuare a pregare. La sua fede intanto vacillava e proprio lui era chiamato a giudicare parzialmente la fede, le intenzioni, le azioni del suo gregge. Eppure forse anche lui era smarrito e confuso. Aveva ricercato una risposta nella Bibbia. Aveva letto libri di letteratura, ma poi si era arenato quando aveva letto Cioran che scriveva che se si toglie il belletto alla letteratura non resta niente. Forse la letteratura era ornamentale. Forse avevano già detto tutto le sacre scritture. Forse non c’era altro da aggiungere. Forse alla fine restavano solo il bene ed il male, la vita e la morte. Probabilmente la sua non era più vita, era una non vita, che non era ancora morte. Era sempre più solo, mentre il mondo era in rapido disfacimento e la donna della sua vita si era innamorata di un altro, aveva fatto due figli insieme, aveva tradito il suo sposo con numerosi amanti. Ironia della sorte e beffa del destino veniva anche a confessare tutti i suoi peccati da lui, nella sua chiesa. Ricordò per un attimo quel giorno, in cui tutto ancora poteva essere ed in cui tutto poteva accadere. Ricordò quel giorno in cui le dichiarò i suoi sentimenti e lei gli rispose che per lei era solo un amico, niente più. Si ricordò che lui provò timidamente e goffamente a stringere le sue mani, ma lei repentinamente le ritrasse. Fu dopo quella delusione cocente che decise di entrare in seminario e di studiare teologia. Anche questo era un ricordo sbiadito e sempre più lontano. Ma fu solo un istante e nulla più. Poi si riprese subito e andò verso la macchina. Doveva andare a dare una estrema unzione a un vecchio ateo, che preso dalla paura della morte voleva a tutti i costi un sacerdote vicino a sé. In fondo pensò che c’erano cose più importanti dei suoi sentimenti e che le nostalgie, le malinconie, le inquietudini sottili potevano attendere altri momenti. Forse avrebbe avuto il tempo di immalinconirsi solo durante la pensione, se avesse mantenuto il senno e la memoria. Non restava che confidare in Dio.