Tornò con la mente a quei giorni. Erano passati quasi trenta anni. Suo padre in quell’epoca così lontana gli aveva proposto di aprire un negozio di chincaglierie e souvenir nel centro di Gubbio assieme ad una conoscente. La donna aveva una decina di anni più di lui ed aveva dei debiti con suo padre. Era una commerciante con qualche anno di esperienza, mentre per lui si trattava del suo primo lavoro. Avrebbe dovuto impratichirsi. Quella era una opportunità. Si sarebbe messo in gioco. Il margine di rischio era molto calcolato. Non c’era bisogno di spendere molto, di avere una grande disponibilità di denaro. Era il lontano 2003 e la donna doveva a suo padre la bellezza di 7200 euro. Erano moderatamente benestanti. Non erano assolutamente agitati né ricchi. Avevano bisogno di quei soldi per vivere. Avrebbero avuto molto tatto e pazienza ma quella donna avrebbe dovuto restituirglieli. Avrebbero potuto metterla tra i protestati, che significava una sorte di morte economico-sociale, significava non poter chiedere alcun mutuo alle banche. Quando uno veniva inserito tra i cattivi pagatori erano guai seri, a meno che non potesse infischiarsene perché era affiliato alla criminalità organizzata: quella era l’unica occasione in cui essere messi tra i protestati lasciava indifferenti, visto e considerato che gli affiliati delle cosche possono godere di una grande liquidità monetaria. La donna sarebbe stata  socia di minoranza. Avrebbe avuto il 45%. Il fondo commerciale era di suo padre. L’avrebbe affittato alla società ad un prezzo di favore per il primo anno. In seguito avrebbero valutato l’affitto, naturalmente in base all’andamento del negozio. Le chincaglierie ed i souvenir erano di una azienda che si fidava di lui e di suo padre e glieli avrebbe forniti in conto vendita, cioè senza pagare. Le spese per omologare la società, tutte le spese notarili le avrebbero sostenute lui e suo padre. Ma fin dall’inizio capì che quella donna era insoddisfatta. Mirava ad altro. Considerava poco e male lui e suo padre. Capì in pochissimo che stavano covando una serpe nel seno di quella società. Quella donna aveva iniziato a portare in  negozio la domenica i suoi figli piccoli, che erano vivaci ed avrebbero potuto danneggiare qualcosa del negozio. Avrebbe potuto lasciarli a casa da suo marito che la domenica naturalmente non lavorava. Il primo giorno di lavoro inoltre lo aveva lasciato lì da solo senza spiegargli come funzionava la cassa. Cosa dire poi del fatto che diceva a tutti i suoi conoscenti che era una ingiustizia il fatto di essere socia di minoranza per lei che era molto più capace intellettivamente ed aveva esperienza? La donna una volta polemicamente gli aveva detto: “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Bastava leggere Adam Smith o Ricardo: in una società liberale esistevano il salario, il profitto, la rendita. Era una società perfettibile ma il comunismo era stato un bagno di sangue e aveva diffuso miseria. È vero: avere un fondo era un privilegio, ma suo padre quei soldi per comprarlo se li era sudati. Quella donna era poi comunista solo con i beni altrui. I suoi soldi se li era sputtanati tutti tra pessimi investimenti, belle macchine, cene nei migliori ristoranti della zona. E se uno le diceva che avrebbe dovuto risparmiarsi per i suoi figli lei arrogantemente rispondeva che non credeva all’accumulazione di capitale. In fondo come da accordi la signora avrebbe pagato i suoi debiti un poco alla volta, non c’era furia, non le sarebbe stata fatta alcuna pressione. Sia lui che suo padre avevano considerato che la donna teneva famiglia e che ci voleva pazienza. Ma lei si dimostrava scostante, presuntuosa e contorta. Snobbava il negozio per un’altra sua attività che però le aveva dato fino ad allora debiti e grattacapi. Il bello fu quando non volle vendere uno degli oggetti di maggior valore del negozio ad un tizio solo perché le stava antipatico. Da lì seguì una discussione accesa, suo padre le fece un cazziatone meritato. Lei chiaramente se la prese a morte ed iniziò a parlare male di entrambi. Allora lui, il figlio, una volta la prese in disparte quando non c’era nessuno in negozio e gliene disse quattro senza però fare alcuna sfuriata. Fu così che dopo un mese di attività si divisero gli orari. Quando lui stava la mattina lei lavorava la sera e viceversa. Rimasero soci per un anno fino a quando lei non decise di andarsene. Lei li diffamava dicendo che erano entrambi dei ritardati mentali, dei mobber, dei caratteriali. In realtà aveva subito solo due azioni mobbizzanti in un anno quando per parlare di mobbing bisognava subire una azione mobbizzante a settimana per almeno 6 mesi. Poi lei era una commerciante. Non aveva alcun titolo né competenza per valutare le capacità intellettive. Se fosse stata una psicologa o una psicoterapeuta e avesse somministrato dei test di intelligenza non avrebbe potuto pronunciarsi per via della privacy. Pura e semplice diffamazione la sua, che però si era diffusa a macchia di olio, che si era propagata molto velocemente a causa del fatto che il paese era piccolo e lei era una intrallazzatrice. Conosceva infatti molte persone e viveva anche di luce riflessa perché suo marito era impiegato all’università di Perugia. Quando lei venne liquidata dalla società lui e suo padre la trattarono coi guanti. Gli fecero un grande favore perché le comprarono la cassa e gli infissi del fondo, che erano suoi. Avrebbero potuto fargliela legarsela al dito e comprare una cassa e degli infissi nuovi. Lei non avrebbe saputo di che farsene e non avrebbe trovato nessuno a cui rivenderli. In fondo avevano entrambi avuto la colpa di fare due piccole sfuriate in un anno alla signora che per il suo pessimo comportamento se le meritava ampiamente. D’altronde ognuno ha un limite di sopportazione. Quella donna era solo e soltanto cattiva ed ingrata. La gente del paese aveva dato ragione a priori alla signora. Ma non si dà mai ragione a priori a nessuno. Era rimasta una macchia indelebile. La loro reputazione era rimasta infangata. Il negozio poi era stato chiuso qualche anno più tardi. C’era poco giro. Quel fondo era stato affittato. La donna aveva continuato a tessere le sue trame, a malignare, a spargere voci contro di loro. Lui ricordò tutto questo quel pomeriggio in chiesa. Pensò che si era consumata una ingiustizia ai loro danni ma anche che la vita era quasi sempre ingiusta. Le lacrime gli rigavano il volto. Lui, il figlio, ormai anziano, stava pensando a tutto questo mentre portava il feretro di suo padre sulla spalla insieme ad alcuni parenti.