L’uomo è nato per creare.

La vocazione umana è quella di immaginare, inventare, osare nuove imprese.

(Michael Novak)

I due giovani si dividono muovendosi in direzione del furgone. Carla, rimane come pietrificata, incollata nella parte posteriore del mezzo; si sente in trappola. Ancora pochi passi e la raggiungeranno. Prima che sia troppo tardi, deve tentare una disperata corsa. Si concentra un attimo, riunendo tutte le sue forze; ma, quando sta per scattare, sente il miagolio di un gatto. Il piccolo felino esce da sotto il furgone e saetta fra le gambe del giovane col tatuaggio.

«Allora? I gatti non fanno rumore?» dice con aria compiaciuta il capellone.

«Ok, hai avuto la tua bella rivincita» risponde l’amico. «Si sarà messo a giocare con qualcosa che ha fatto rumore.»

«Non ha importanza cosa ha fatto; avevo ragione. Sono ancora lucido!»

«Sicuro?» il giovane col tatuaggio sul collo prende dalla tasca due compresse, dandone una all’amico. «Tieni, la notte è ancora lunga; sarebbe un peccato sprecarla!»

L’amico ricambia con un sorriso, mentre manda giù la compressa.

«Comunque non è lontano» dice il giovane tatuato.

«Parli della ragazza?»

«Se no di chi? Si sarà rintanata in qualche angolo buio; non mi meraviglierei se in questo momento ci stesse ascoltando.»

«Forse ce l’avrà fatta a rientrare a casa.»

«Non credo; a quest’ora avrebbe avvisato la polizia e noi non saremmo qui a parlarne. No, è ancora qui, a darci filo da torcere; tutto ciò è elettrizzante! Non trovi?»

«Sì. Ma il fatto che cinque persone non riescono a scovarla mi fa riflettere.»

«Su che cosa?»

«Che siamo dei coglioni! Ecco cosa! Abbiamo fatto una figura di merda lasciandocela scappare, e non si può dire che la nostra reputazione sia in risalita» afferma il capellone.

«Su col morale, sento che ci siamo vicini» replica l’amico, guardandosi intorno.

«Cosa c’è? Hai sentito qualcosa?»

«Non lo so; provo una strana sensazione … »

«Cosa ti prende?»

«È qui! Ne sono sicuro!»

«La compressa inizia a fare il suo effetto!» osserva con tono ironico il giovane con i capelli lunghi.

«Sento il suo respiro.»

«Ti è andato di volta il cervello! Io non sento nulla!»

«È in gamba, molto in gamba» risponde il tatuato, mentre muove lentamente i primi passi.

Carla non sa se ha commesso qualche errore, d’altronde inevitabile in queste condizioni, oppure se il giovane stia usando una strategia, nel caso fosse presente, per farla uscire allo scoperto; ma una cosa è certa: la tregua è finita. Deve darsi presto una mossa se vuole tenere accesa la speranza di salvezza. Ha pochi metri di vantaggio e deve sfruttarli nel migliore dei modi. Sente i passi avvicinarsi. Respira profondamente e scatta come una molla, dandosi alla fuga con tutte le sue energie.

«Cristo! Avevi ragione!» esclama il capellone.

«Non sprechiamo fiato! Prendiamola!»

I due giovani rincorrono la ragazza, in una corsa a perdifiato. Carla mette in mostra la sua esperienza, quanto breve ma produttiva, maturata nel campo dell’atletica, in cui ha gareggiato in varie discipline: in particolare, appunto, nella corsa. Per i suoi inseguitori sembra una gazzella.

«È più veloce di un fulmine!» osserva il capellone.

La ragazza non si guarda nemmeno alle spalle, continua la sua folle fuga, imboccando repentinamente nuove strade, in quel che è il labirinto storico della città. A un tratto, scorge un vecchio portone che sta per chiudersi. Un ultimo, disperato sforzo, nel tentativo di entrare nello stabile. Il portone si chiude, mentre Carla, sfinita, vi si appoggia con le mani, bussando continuamente.

«Per favore, mi apra!» dice, non urlando, per paura che possa essere sentita dai suoi inseguitori.

«Cosa vuole?» chiede una voce maschile dall’altra parte del portone.

«Sono inseguita da cinque uomini che vogliono violentarmi; la prego, mi faccia entrare!»

«È sicura di quel che dice? Chi mi assicura che mi stia raccontando la verità?»

«La prego! Tra poco saranno qui!»

«Perché non chiama la polizia?»

«Mi hanno preso il cellulare; la prego, mi aiuti … »

«Va bene, chiamerò la polizia.»

«Lo farà dopo; intanto mi faccia entrare, stanno per arrivare … » Carla sente il sopraggiungere dei suoi inseguitori e si allontana. L’uomo, nell’androne dello stabile, pentitosi di non aver accolto la richiesta d’aiuto della ragazza, decide di aprire il portone. Non vedendola, si scorge in strada, quando, improvvisamente, viene trascinato dai due giovani all’interno del palazzo. Richiudono il portone.

«Cosa volete?» chiede l’uomo, cinquantenne.

«Dov’è la ragazza?» dice il giovane con i capelli lunghi.

«Se n’è andata; non l’ho nemmeno vista.»

«Ci stai mentendo!» esclama il tatuato.

«È la verità! Voleva che le aprissi il portone, che l’aiutassi … ma io non le ho creduto, pensavo che fosse tutta una messinscena per derubarmi; così se n’è andata.»

«Sicuro che non è nascosta qui dentro?»

«Certo!»

«Allora come mai hai aperto?» gli chiede il capellone.

«Ho pensato che potesse avere veramente bisogno d’aiuto, dalla voce non sembrava che mentisse; se le fosse successo qualcosa non me lo sarei mai perdonato.»

«Cos’altro ti ha detto?»

«Che era inseguita da cinque uomini … »

«Stai vedendo cinque uomini?»

«No.»

«Quale altra fantasticheria ti ha raccontato?»

«Che volevano violentarla.»

«E ci hai creduto?»

«Sembrava sconvolta.»

«Hai detto che non l’hai vista.»

«Dalla voce. Da come parlava si capiva che fosse parecchio impaurita.»

«Ci hai creduto?»

«Non lo so; non me la sono sentita di far finta di nulla … »

«Avresti fatto bene a non aprire il portone» dice il giovane col tatuaggio sul collo. «Il tuo bel coraggio non l’aiuterà di certo.»

«Aveva ragione … » risponde con un un’espressione preoccupata l’uomo.

«Tu cosa ne pensi?»

«Be’, io dei vostri problemi non voglio saperne; se non vi dispiace, vi chiedo di uscire.»

«Certo che ce ne andiamo, non abbiamo tempo da perdere.»

«Bene» l’uomo si avvia ad aprire il portone, quando gli si pone dinanzi il giovane tatuato.

«Cosa farai dopo, chiamerai la polizia?»

«No. Certo che no!»