Circa vent’anni fa, il 29 giugno 2020, ci lasciava uno dei più grandi artisti italiani: Vittorio Gassman.

 Moltissimi lo ricorderanno come attore cinematografico ,nelle sue memorabili interpretazioni di decine e decine di film ,tra cui citeremo,fra tutti, “L’armata Brancaleone”,”I soliti ignoti” o “Il sorpasso” veri capolavori del  nascente neorealismo, che presentano un mix tra amarezza e comicità e che non sono mai “passati di moda”.

Ma Gassman è stato un artista poliedrico e diremmo completo e maniacale per la sua costante voglia di perfezione e sperimentazione in ogni campo.

La sua faccia e il suo fare scanzonato con cui ci piace ricordarlo, appartenevano ad un attore di cinema e teatro,regista, scrittore,conduttore,sceneggiatore doppiatore di altissimo livello,come confermano i numerosissimi e prestigiosi riconoscimenti ottenuti nella sua intensissima attività a tutto campo.

Nato  a Genova il 1 settembre del 1922  da un ingegnere tedesco ( il cui vero cognome era Gassmann con una n in più) e da una pisana (di religione ebraica) vive gli anni della infanzia a Palmi,  Calabria,dove si trasferisce per motivi di lavoro del padre.

Da giovane, rivela subito il suo interesse per la recitazione, tanto da frequentare l’Accademia Nazionale d’arte drammatica  a Roma, ma non trascura lo sport,coadiuvato dal fisico prestante,tanto da far parte della squadra nazionale di pallacanestro universitaria.

Il 1943 segna il suo debutto nel teatro, prima a Milano e poi all”Eliseo “ di Roma, in commedie di tipo borghese (che riscuotevano il favore del pubblico) con Ernesto Calindri e Tino Carraro che lo mettono in luce già come attore versatile e comunicativo.

Nel 1945 avviene invece il suo ingresso nel cinema con un paio di film ma è solo nel 1947 che, con “Riso amaro “ di stampo neorealistico diretto da DeSantis ,  arriva il successo.

Ma Vittorio Gassman non si crogiola negli allori e va avanti anche con il teatro  e nel 1952 fonda “il teatro d’arte italiano” cimentandosi,con risultati brillanti, nella messa in scena e nella recitazione di opere quali “Tieste” di Seneca o “I Persiani” di Eschilo o “Amleto “ di Shakespeare.

Nel 1956 arriva l’apice del successo con “Otello “di Shakespeare e “Guerra e pace”di Dostoevkij  Torna poi di nuovo al cinema dove ,unitamente ai film già citati, reciterà ne“Il Mattatore”e “Il sorpasso “ . La sua capacità di alternare ruoli drammatici a quelli semi-seri o addirittura umoristici gli varranno il soprannome di” Mattatore “ con cui giornalisti e mass media lo appelleranno di continuo.

Non possiamo non ricordare anche film indimenticabili degli anni 70/80 quali “Profumo di donna” “In nome del popolo sovrano “”La cena” né la fondazione, a Firenze del “La bottega del teatro “ che dà a questa città un ulteriore vanto nel campo artistico o ancora la su splendida voce come doppiatore nel “Re leone” della Disney.

Fare un elenco delle varie opere in cui Vittorio Gassman si è distinto ,diventerebbe un elenco lunghissimo per cui vale ora la pena di citare i riconoscimenti ottenuti, per meglio valorizzare questo “genio”: 9 volte il “David di Donatello”,1volta il “ Leone d’oro”; 2 volte il “globo d’oro”,6 volte il” nastro d’argento” 2 volte” la grolla d’oro”.

Si dice che Gassman soffrisse di bipolarismo,una sindrome che provoca l’alternanza repentina di umore, passione, interessi ma questo ci sembra voler sminuire il genio che è stato,a meno che non si pensi,come è quasi scontato che il genio si avvicina di necessità a ciò che non è normale…

Fatto è che oltre che avere interessi e passioni diverse (non dimentichiamo che è stato anche uno show-man,un conduttore televisivo ed uno scrittore) ha avuto tante passioni amorose con attrici sue compagne di lavoro,come Nina Ricci, Shelley Winters, Juliette Maynel, Diletta D’Andrea, Anna Maria Ferrero e vari figli, dei quali Paola e Alessandro sono i prosecutori della sua attività. In particolare Alessandro si è fatto interprete di molte opere sia teatrali che di fiction televisive o di film.

Indubbiamente Vittorio Gassman ha molto amato la vita e vi si è catapultato cercando di vivere pienamente ogni suo possibile ambito emozionale  sia in campo lavorativo che affettivo e la sua inquietudine interiore,che è stata molla di tante esperienze fatte, lo ha condotto,negli ultimi anni,ad una sorta di ripiegamento doloroso su se stesso,consapevole di aver dato,forse,tutto quello di cui era capace c che il tempo tiranno, gli stava togliendo energie e vitalità creativa.

Ma restano di lui opere senza età e la fama ,per dirla come Foscolo” sopravvive imperitura” dando sempre vita alla sua persona.

Gabriella Paci