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Stefano Musso

Piccoli bidoni da mettere fuori  una volta a settimana o grandi contenitori permanenti sulle strade? Due delle varianti di  raccolta rifiuti mostrano differenze nell’organizzazione del servizio e nel ruolo degli abitanti, tra città vicine o tra periodi diversi, come in provincia di Alessandria.

Quali sono le origini e i risultati  è  possibile verificarlo, grazie alle esperienze in corso da anni, ma probabilmente la visione resta diversa a seconda delle motivazioni. Riepilogare i  primi e analizzare queste ultime può servire per comprendere le scelte future.

Separare i rifiuti a livello domestico è un gesto che porta un impegno leggero e qualche soddisfazione: tolti carta, plastica, vetro e organico (75% complessivi in media) il cestino dei rifiuti misti dura circa 4 volte di  più. Accanto agli aspetti individuali, ci sono i vantaggi per l’ambiente: la minore dispersione della spazzatura (consentita anche dalla raccolta indifferenziata, se viene portata  nei cassonetti), il prolungamento della durata delle discariche (in cui va la parte non differenziata) e il minore consumo di materie prime, che possono essere in parte recuperate.

La raccolta differenziata, inoltre, è un passaggio nella  produzione e nello smaltimento di cui le persone osservano solo un tratto: i prodotti utilizzati, prima di venire acquistati, sono infatti realizzati attraverso l’uso di materiali  naturali o artificiali, lavorati e trasportati; dopo il loro utilizzo, vengono raccolti e portati in discarica, inceneriti o trasformati in nuova materia da lavorare.

All’inizio e alla fine ci sono quindi materie  prime e rifiuti, oppure recupero degli scarti come nuovo materiale.  La produzione circolare cerca proprio di utilizzare i rifiuti differenziati come materia di “seconda mano”, mentre la produzione lineare realizza prodotti che diventano rifiuti. La gestione della spazzatura riguarda quindi l’uso delle risorse e coinvolge l’economia.

I risultati della raccolta rifiuti sono diversi per luoghi: Alessandria  si avvicina al 50%, Casale al 60%, Ovada quasi all’80% nel 2019, secondo il catasto  rifiuti dell’Ispra. Il cambiamento però riguarda anche periodi diversi dello stesso luogo: mentre le prime due città  variano  di poco negli ultimi dieci anni, Ovada passa dal 50% nel  2018, all’80% nel 2019, differenze significative si verificano anche in altri contesti, ad esempio a Trapani la raccolta differenziata è passata  da circa il 20% nel 2018 al 58% nel 2019.

Persone più o meno attente sono presenti in ogni realtà e, insieme all’impegno messo dagli amministratori, motivano le differenze di qualche unità; ma le differenze principali sono collegate al sistema di raccolta. Nelle città considerate, come altrove, la raccolta differenziata  casa per casa, con sacchetti o cassonetti, arriva a circa il 60% ; l’introduzione di  una tariffa collegata alla  maggiore o minore produzione di  indifferenziata porta a risultati del 70%.

Un’interpretazione è che avvicinare il punto di raccolta alle abitazioni rende consapevoli cittadini meno attenti all’argomento ma disponibili, mentre l’ulteriore presenza di un parziale beneficio economico aggiunge persone che seguono questa logica.

Tutte queste informazioni mostrano le risposte più efficaci per una buona raccolta differenziata; perché allora  restano posizioni divergenti sui sistemi da utilizzare? Il motivo è che l’organizzazione delle  attività collettive tiene conto dei dati, ma appartiene a una visione d’insieme dei principi e degli obiettivi.

Si può pensare che la raccolta  differenziata sia il mezzo per raggiungere traguardi individuali, ambientali ed economici, o pensare che i rifiuti siano un problema di smaltimento. In un caso si chiede di adottare dei comportamenti quotidiani, nell’altro si cercano soluzioni tecniche per ridurre i costi  di raccolta e di smaltimento.

Riflessione: introdurre grandi cassonetti o sostenere nuovi inceneritori, che utilizzano la raccolta indifferenziata, considera solo una parte del processo di produzione e utilizzo della materia prima. A livello ambientale, resta la riduzione delle  risorse, mentre il recupero e il riutilizzo dei materiali è  positivo per paesi con poche materie  prime e per lo sfruttamento delle risorse in generale. Intervenire, invece, a livello di comportamenti individuali permette di portare il problema là dove si origina, cioè nel consumo dei  beni che diventano rifiuti.

Si può preferire l’una o l’altra soluzione, tuttavia,  le scelte  locali potrebbero non essere premiate in un contesto di fragilità ambientale che chiede di tutelare le  risorse naturali e di sviluppare percorsi basati sulla rigenerazione. La raccolta dei rifiuti, insomma, può rendere una città più o meno capace di rispondere alle sfide attuali!