Massimo Sartelli: Trattare i pazienti con farmaci inutili e anzi a volte dannosi non è fare il bene del paziente

In generale continua a circolare, fortunatamente in poche persone, la convinzione che, anche in caso di contagio senza vaccino, sia possibile guarire rapidamente se si applicano subito determinate terapie domiciliari.

Chiariamo che le cose non stanno proprio così perché intanto un conto è prevenire e quindi evitare che la persona si ammali, un conto è dover curare una persona che si è ammalata.

Inoltre, per quanto nella gestione del COVID la terapia sia potenzialmente efficace per i pazienti più lievi, la strategia eseguita in tutto il mondo della «vigile attesa» e del monitoraggio dei sintomi, vede la necessità di dover comunque ricorrere al ricovero ospedaliero se il quadro clinico peggiora.

Nella maggior parte delle persone positive al virus l’evoluzione dell’infezione è contenuta, tuttavia in una piccola parte di persone l’infezione evolve verso forme severe che richiedono l’ospedalizzazione. In questi casi è necessario supportare la respirazione, il circolo e gli altri organi e modulare la risposta infiammatoria, cercando di prevenire e trattare sovra-infezioni batteriche. 

A complicare le cose si aggiunge il fatto che nel corso dell’emergenza, sono stati utilizzati farmaci, che poi l’evidenza scientifica non ha dimostrato essere utili, ma che al contrario in alcuni casi peggioravano il decorso del paziente, come per esempio l’idrossiclorochina, in cui anche io ho fortemente creduto, e che alcuni protocolli ancora prevedono. Nonostante i numerosissimi studi fatti, ad ora non è stato approvato nessun farmaco domiciliare specifico per il COVID. 

Una cosa è certa trattare i pazienti con farmaci inutili e anzi a volte dannosi non è fare il bene del paziente.