Foto Roberto Monaldo / LaPresse 01-07-2014 Strasburgo (Francia) Politica Prima sessione plenaria del Parlamento Europeo Nella foto Un momento della seduta plenaria Photo Roberto Monaldo / LaPresse 01-07-2014 Strasbourg (France) First Plenary Session of the European Parliament In the photo A moment the plenary session

L’EUROPA S’ARRENDE SUL SALARIO MINIMO

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A meno di imprevisti, comunque possibili nell’epoca del Covid, a fine anno il Pil dell’eurozona dovrebbe superare i livelli pre-pandemici. L’economia corre in Europa, ma non abbastanza da mollare gli incentivi. 

È questa la valutazione fatta dalla Banca centrale europea, che qualche giorno fa ha deciso di lasciare invariati a zero i tassi di interesse ma ha annunciato una “moderata” riduzione del ritmo degli acquisti di titoli d’emergenza

Tuttavia la tendenza è sufficiente perché tra i 27 membri dell’Ue si riapra il discorso sulle regole di bilancio, e in particolare del patto di stabilità. 

I Paesi più indebitati, Italia in primis ma anche Spagna e Francia, tra gli altri, hanno cominciato a ipotizzare un allentamento delle regole sul deficit. Ma hanno incassato il “no” di Austria, Danimarca, Finlandia, Olanda e Svezia (e altri), che hanno messo nero su bianco, in una lettera, la loro contrarierà alla modifica dei trattati attuali. 

Si è ricomposto, insomma, il blocco dei cosiddetti “frugali”, che non hanno mai abbandonato la bandiera dell’austerità. Come vedremo sul Fatto di domani, la partita non è ancora chiusa. 

Mentre potrebbe esserlo quella di un’altra riforma a lungo attesa come il salario minimo europeo. Anche qui i Paesi nordici si oppongono, vedremo perché.