Jonas, così si faceva chiamare, si accorse presto tuttavia, che in questo modo le parole si moltiplicavano in maniera esponenziale tanto da riempire rapidamente la   biblioteca e pian piano straripare oltre la sua baracca, riempire il bosco ed i luoghi circostanti e cominciare ad intaccare i confini di quella stessa   regione in cui si trovava. Egli, per scrivere, correva ormai da un punto all’altro della sua opera cercando di arginarne l’espansione. Continuando così, l’intero mondo abitato non sarebbe bastato a contenere il Dizionario, rendendo l’opera praticamente impossibile da completare nei brevi anni che gli restavano da vivere e sostanzialmente inutile perché peraltro impossibile da consultare. Pensò e ripensò e poi repentinamente cambiò prospettiva. Non si poteva forse definire la realtà piuttosto in maniera sintetica, sinottica, al contempo facilmente comprensibile da tutti? Usare molte parole avrebbe contribuito a determinare più caos di quello che già esisteva in natura. Meditando attentamente su questo concetto si rese presto conto che l’idea migliore sarebbe stata quella di contrarre le definizioni in modo da poter esprimere più idee con poche parole. Passavano i giorni ed il tempo volava. Il vecchio sentiva che le forze fisiche scemavano sempre più. Ma la sua opera era giunta a buon punto. Egli pensava spesso a quella teoria secondo cui l’universo sarebbe nato da una primissima esplosione primordiale ed avrebbe continuato ad espandersi   fino a giungere al suo apice, con infiniti mondi ed infiniti pianeti per poi cominciare a contrarsi fino a ridursi un giorno ad un minuscolo atomo buio della grandezza d’uno spillo. Così il suo vocabolario anziché espandersi si contraeva ogni giorno ed ogni parola aggiunta comprendeva in sé moltissime altre dai più svariati significati. Con immensa fatica il vecchio si sforzava di realizzare questo nuovo progetto. Il vocabolario invece di incrementarsi di pagine si era ridotto a qualche riga soltanto. Le pagine in eccesso erano state via via strappate tanto che il dorso del libro era quasi del tutto   svanito. Poi accadde qualcosa.

Fu all’inizio del quarto inverno dalla sua venuta che improvvisamente la sua creatività si bloccò. Una feroce angoscia lo assalì serrandogli il cuore. Aveva riempito solo tre righe d’una opera che era stata un tempo concepita come immane ed il mondo non somigliava neppure minimamente al modello che aveva in testa.  Nulla era cambiato malgrado la potenza creativa del suo lavoro.

Jonas non mangiava e non dormiva né usciva di casa. Ogni tanto alcuni bambini si avvicinavano con cautela alla baracca e sbirciando da un’unica finestra lo vedevano disteso su di un giaciglio di paglia, e sentivano pronunciare ora dei lamenti, ora delle parole incomprensibili, ora dei gemiti di dolore.

Presi da compassione bussavano a volte alla sua porta correndo subito via, dopo aver lasciato qualcosa da mangiare e dell’acqua da bere. Ma nulla ebbe il potere di cambiare la situazione. Jonas ignorava tutte le offerte di aiuto e deperiva rapidamente tanto da far temere a breve un collasso. Fu solo all’alba del ventesimo giorno che, ormai così debilitato da sfiorare la morte, qualcosa lo spinse ad alzarsi. La testa girava vorticosamente e la mano tremava nell’afferrare la penna. Sul tavolino, il dizionario aperto ancora alla lettera “A”. Jonas cancellò tutto. Ora aveva davanti a sé una sola pagina bianca. Il cielo, il bosco, il villaggio e persino il lago, erano svaniti. Il dubbio che tutto fosse stato un suo vaneggiamento allucinatorio non gli dava pace.

Ebbe il tempo, non senza cessare di tremare, di vergare con l’inchiostro una sola parola, la parola delle parole, quella che conteneva in sé ogni realtà pluriforme e si accorse con sgomento che quella stessa parola scritta, al contrario, componeva le lettere dell’Innominabile.   Fu allora che si chinò sullo scrittoio poggiando lentamente la fronte sulle due mani serrate. Dubitando che tutta la sua vita fosse trascorsa tra un sogno ed un’illusione trasse un lungo sospiro e si spense.

Sulla carta un unico lemma, l’unica parola che conteneva in sé tutte le altre.  Il Nome dei nomi, quello dai novantanove appellativi.