Non mi riesce dormire la notte in mansarda nella mia camera. Abbiamo traslocato tre anni fa. Abbiamo ristrutturato una villlettina unifamiliare. Poco giardino ed una lavanderia di 30 metri quadri. La casa è di 130 metri quadri. In quella casa c’è anche il cappottino, un rivestimento che fa in modo che non ci sia mai troppo caldo o troppo freddo. Il problema è la notte. È come se avvertissi delle oscure presenze. Ho paura. È qualcosa di irrazionale. Poi ho anche paura di sentirmi male e nessuno se ne accorgerebbe perché i miei genitori e mia sorella dormono tutti a pian terreno. Se avessi un malore ed emettessi un urlo nessuno mi soccorrerebbe. Ogni sera dopocena salgo su in mansarda per riposarmi. È già buio, ma mio padre è giù in soggiorno che guarda la televisione. Lascio la finestra aperta e mi corico. Prendo sonno. Poi mio padre quando va a letto me lo dice. Spenge la televisione. Io sento e vado giù a coricarmi sul divano. Così finisco per dormire sempre sul divano del soggiorno. Mia madre mi chiede sempre se non ci dormo male. Come in tutte le cose è questione di abitudine. Io lì dormo tranquillo. Non mi sveglio mai la notte. Dormo le mie ore. Un tempo avevo provato a dormire in mansarda, ma mi svegliavo sempre a mezzanotte e mezzo. Chissà perché sempre a quell’ora? Mi svegliavo sempre a quell’ora nonostante avessi preso il sonnifero, un sonnifero molto efficace. Ma forse c’era qualcosa di più forte del sonnifero. Mi ricordo che i primi tempi sarò riuscito a dormire una volta o due tutta la notte in quella camera. Ma sono state delle eccezioni. Ci sono riuscito perché ero stanchissimo, perché avevo passato delle notti insonni prima ed avevo del sonno arretrato. Quella mansarda forse è stregata. Forse vi è successo un fatto di sangue. Forse vi abitano i fantasmi. Intuisco che c’è qualcosa di strano. Quando invece dormo sul divano mi sveglio sempre alle 6 del mattino. È come se qualcosa o qualcuno, forse una entità, non mi permettesse di riposare in mansarda, è come se quello fosse il suo territorio notturno. La notte mi sento un ospite indesiderato, addirittura intruso in quella mansarda, che invece è stata studiata per essere camera mia. Eppure quel sottotetto con le assi in legno e le pareti bianche è bello a vedersi. Forse quella presenza o quelle presenze sono benevole fino a che non calano le prime ombre, ma poi vogliono essere lasciate indisturbate. Forse la notte in quella stanza il mio respiro è di troppo, è  fuori luogo. Il bello è che quella camera nel sottotetto è stata creata ex novo con la ristrutturazione. E allora che qualcuno sia stata ucciso mentre stavano facendo lavori? Chi può dirlo con certezza? E se avessero murato lì un cadavere? Esistono davvero le percezioni extrasensoriali? Non sarebbe meglio chiamare un sensitivo o forse un esorcista? Il guaio è che il prete tutte le volte che ha dato la benedizione non ha mai salito le scale. Non ha mai dato la benedizione a quel sottotetto. Quella casa ha cinquanta anni. Prima ci abitava una bella famiglia. Ci sono morte delle persone in quella casa, ma nessuna morte violenta. Molto probabilmente sono morte in grazia di Dio. C’è una piccola finestra da cui entra pochissima luce la notte. L’atmosfera di notte è lugubre. Forse il problema è la mia psiche, le mie paure, ossessioni e fobie. Non i fantasmi. Forse sono inquieto io. Forse sono i miei pensieri che come si suol dire pescano nel torbido. Comunque non mi pongo il problema, non voglio affrontarlo. Continuo a rimuoverlo. Cerco di pensarci meno possibile. Continuo a dormire sul soggiorno. Il giorno non ho problemi a stare in quella mansarda. In quella camera c’è la mia libreria. Ci sono per l’esattezza degli armadi adibiti a libreria. Ma forse è solo una mia ossessione quelle dei fantasmi. Non ho ne mai parlato sul serio con i miei familiari. Mi ricorda una cosa di poco conto di molti anni fa quando ero uno studente fuori sede. Nella camera del secondo anno c’era una lampada che emanava un poco di luce da spenta e nessuno sapeva spiegarsi il perché. Ci sono cose inspiegabili che ci trascendono. Esiste il regno dell’invisibile. Secondo i fisici il 27% dell’universo sarebbe composto dalla cosiddetta materia oscura, per ora non osservabile. Sono solo mie suggestioni? Ma veniamo al resoconto di oggi. Mi appresto a raccontare ciò che ho vissuto oggi. Prendo il treno. Sono stanco dei soliti pensieri. Ho bisogno di evadere. Ho bisogno di parlare con qualcuno che non sia un familiare o uno strizzacervelli. Ho bisogno di bere. Voglio bere superalcolici. Sono a Pisa. Mi guardo intorno. Scelgo un bar della stazione. La gente mi sfiora. Guardo le passanti. Pisa ha i suoi giri di studenti e studentesse fuori sede ed io ne sono fuori perché sono un semplice disoccupato. Io sono una merda ma quanti sono i parassiti e i mangiapane a tradimento in questo cavolo di paese? Continuo a camminare e alla fine trovo un bar carino con una barista figa. Comincia l’attacco, l’assedio. Mi metto a parlare con lei. Le chiedo un Negroni. Voglio attaccare bottone, ma non posso essere molesto totalmente. Arriva un tipo che la conosce. È alto, palestrato ed è anche in giacca e cravatta. Appoggia le braccia sul bancone. Le loro mani si sfiorano. I loro sguardi si incrociano. Forse c’è intimità tra di loro. Probabilmente c’è intesa. Sicuramente c’è simpatia. Bisogna avere una macchina e un lavoro. Poi la ragazza viene da sé. La tipa continua a parlare con quel giovinastro sbruffone. Potrei uccidere, uccidermi o essere ucciso se continuassi a infastidire ragazze smorfiose. Ho capito che è meglio farsi da parte subito. A volte si perde con le ragazze. Io però è da tempo che non partecipo. Ho scambiato con la tipa solo qualche frase di circostanza. Niente altro. Pago. Cerco gli spiccioli nel portafoglio. Mi metto a un tavolino fuori. Io lo so che scelgono delle belle ragazze da mettere come bariste. Lo fanno apposta per attirare maschi voluttuosi. Forse mi ha scambiato per un maniaco. Io non devo importunarla. Non devo provarci. Il primo Negroni lo reggo bene. Ordino il secondo. Guardo la gente che passa indifferente. Io invece quando passeggio cammino con partecipazione, almeno così mi sembra. Il mio problema non è che ho perso con le ragazze ma che ho perso anche nel mondo del lavoro. Mi metto a pensare. Quindi ordino il terzo Negroni. Ora sono un poco su di giri. All’improvviso lo intravedo. Scorgo una figura conosciuta. È Luca. L’ultima volta che l’ho visto abbiamo fatto a botte: storia vecchia di più di dieci anni fa! Mi aveva picchiato. Un tempo era più muscoloso. Faceva nuoto. Sapevo da Emiliano che lavorava con lui come operaio in una ditta che faceva ascensori. Poi ha iniziato a fare assenze. Ha abbandonato dopo qualche mese il lavoro. Mi presento. Lui non mi aveva riconosciuto. Mi dice che sono cambiato. Infatti un tempo ero molto più magro. Ho iniziato ad aumentare di peso da quando sono andato a lavorare per i preti. Gli offro da bere. Prende un superalcolico anche lui. Ora ha trovato una sistemazione. Io non ho un lavoro ma ho una famiglia. Lui invece l’esatto contrario. Mi dice che vorrebbe fare parte delle Brigate Rosse. Parliamo dell’imperialismo americano. Gli dico di stare attento a non entrare in certi giri perché la politica è una brutta bestia. Lui ha una certa ammirazione nei confronti dei brigatisti. Io gli dico che i tempi della lotta armata sono finiti. L’esperienza a mio avviso non è più ripetibile. Mi chiede di farlo entrare nelle Brigate Rosse ma io gli rispondo che non sono neanche comunista. Qualcuno ci vorrebbe in guerra. Una guerra tra poveri. Invece in questo pomeriggio di primavera riusciamo a fraternizzare. Non è affatto una persona dall’indole cattiva e poi ad un tratto afferma che cerca una nuova idea. All’improvviso udiamo il vociare di una ragazza. Luca mi dice che è una prostituta rumena. È mora, alta, statuaria. Ha venti anni o poco più. Luca la conosce. La ragazza mi chiede se voglio venire con lei per cinquanta euro nel bagno della stazione. Io desisto, declino l’invito. Continuo a conversare con Luca. Parliamo dei nostri problemi. Un incontro così insolito e fuori dagli schemi mi ha rincuorato. Si sente il brusio del traffico in sottofondo e anche gli annunci dei treni in arrivo. La gente continua a passeggiare indifferente. Io ritorno a casa. Così sono ritornato a smaltire la sbronza, a riposarmi qualche ora nella mia mansarda, prima che cali la sera ed avverta delle oscure presenze.