Sull’immenso palcoscenico della Sala Grande del Palazzo del Cinema a Venezia, la madrina dell’edizione 2021 della Mostra, Serena Rossi, introduce la serata di conferimento dei premi – che ha avuto luogo in una data emblematica per il mondo, sabato 11 settembre – con grande commozione, facendo riferimento all’atteso ritorno in sala dopo la pandemia, così come alla fragilità degli esseri umani.

Subito dopo, inizia la sfilata dei premiati (i Leoni vengono attribuiti dalla giuria presieduta da Bong Joon-ho, il cineasta coreano autore di “Parasite”, e composta da Saverio Costanzo, Virginie Efira, Cynthia Erivo, Sarah Gadon, Alexander Nanau e dalla regista cinese premio Oscar Chloé Zhao): tra i primi, il giovanissimo attore Filippo Scotti, protagonista di “È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino, che riceve il premio Marcello Mastrianni. «Sono emozionato come quando Paolo mi ha preso per fare il film», ha confessato Filippo. «Dopo questo periodo di pandemia è bellissimo e pesante questo premio. Ringrazio Paolo per la fiducia e tutto il cast è meraviglioso. Grazie».

Il Premio Speciale della Giuria è nuovamente tricolore, con la vittoria di Michelangelo Frammartino per “Il Buco”, che descrive l’esplorazione dell’Abisso del Bifurto, una grotta del Parco Nazionale del Pollino: impresa portata a termine nel 1961. La pellicola ha ricevuto dieci minuti di applausi.  
«Grazie al direttore che ci ha invitato al concorso – ha dichiarato Frammartino – alla giuria e ai compagni di viaggio, al grande speleologo calabrese Antonio La Rocca; grazie ai produttori che hanno creduto in questo salto nel buio. Grazie agli speleologi che si prendono cura del buio e di tutto ciò che non ha ancora forma e grazie alla Calabria, la regione più bella di Italia».

Sale sul palco, a questo punto, l’attrice e regista Maggie Gyllenhaal, che riceve il Premio per la Miglior Sceneggiatura per il suo “The Lost Daughter”, adattamento del romanzo “La figlia oscura” di Elena Ferrante. «Anche se girato in inglese e la location è greca questo è un film italiano», ha asserito la Gyllenhaal. «Non so dirvi quanto sono felice, mi sono sposata qui in Puglia e ho scoperto di essere incinta la seconda volta qui in Italia e il mio film e la mia carriera di regista è nata qui, in questa sala».

La serata prosegue con il conferimento della Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile e femminile. Nella prima categoria vince l’attore filippino John Arcilla (in collegamento da remoto), per il film “On the job: the missing 8” di Erik Matti. La Coppa Volpi al femminile va, invece, a Penelope Cruz, per “Madres Paralelas” di Pedro Almodovar. Era in gara anche con la commedia argentina “Competencia oficial” di Mariano Cohn e Gastón Duprat. «Grazie alla giuria di questo premio – ha detto la Cruz in italiano – che mi fa molto felice, un vero onore. Sappiamo quanto è difficile organizzare un festival in questo periodo, siamo qui a celebrare il cinema grazie alla vostra tenacia. Grazie a Pedro, questo premio è tuo al cento per cento, la tua etica del lavoro è straordinaria, non potrei essere più orgogliosa di far parte del tuo film. Voglio dedicare il premio a mio marito che è qui e alle mie figlie e a due madri parallele, mia mamma e a mia suocera, Pilar Bardem che ci ha lasciato due mesi fa e ha fatto tanto per le attrici di tutto il mondo. Le sue ultime parole sono state ti voglio bene, poi mi ha detto: Coppa Volpi. Chissà come lo sapeva. Questo premio è per tutte le madri».

Si approda, dunque, nella fascia dei premi più prestigiosi, mentre la sensazione di aspettativa del pubblico in sala e collegato in streaming sale: il Leone d’Argento per la Miglior Regia viene assegnato alla regista neozelandese Jane Campio, per l’anticonvenzionale western “The Power of the Dog”. La cineasta, famosa per il film di culto “Lezioni di piano” (1993), ringrazia tutte le persone, attori e maestranze, che hanno reso possibile la realizzazione del film, nel periodo difficile della pandemia.

Finalmente, arriva il momento dell’assegnazione del Leone d’Argento-Gran Premio della Giuria: tra applausi calorosi si profila, emozionatissimo, il regista de “La grande bellezza”, Paolo Sorrentino, premiato per la sua opera autobiografica “E’ stata la mano di Dio”. «Qualcuno un po’ antipatico mi dice: perché fai un altro film con Toni Servillo?», ha commentato Sorrentino sul filo dell’emozione. «Ora gli posso dire: ‘guardate dove sono arrivato a fare film con Toni Servillo’. Devo ringraziare quelli che mi hanno accolto da ragazzo, Umberto Contarello e Antonio Capuano, il mio più grande amico Nicola Giuliano». Sorrentino cita, poi, due aneddoti risalenti agli anni della sua giovinezza, legati a due sogni “che non ho fatto”. Ricorda il preside della sua scuola, che quando morirono i suoi genitori, permise solo a quattro suoi compagni di classe di partecipare al funerale e assicura che, al contrario, in questa serata ci sono davvero tutti, il calore del pubblico lo ha ripagato di quel dispiacere lontano.

Infine, il premio maggiore, il Leone d’Oro al miglio film, laurea la regista e sceneggiatrice francese Audrey Diwan per “L’Èvenément”, che narra la storia di una giovane universitaria francese che nel 1963 sfida la legge che vieta l’interruzione di gravidanza, mediante un aborto clandestino. «Qual è il destino di una giovane donna che si misura con un aborto clandestino? Spesso possiamo solo cercare di indovinare la risposta», ha sottolineato la regista, che ha abbracciato commossa sul palco l’emozionata attrice protagonista, la giovane franco-rumena Anamaria Vartolomei.

Grande soddisfazione, dunque, sia da parte del direttore della Mostra del Cinema, Alberto Barbera, che del Presidente della Biennale di Venezia, Roberto Ciccutto, per un’edizione post-pandemia pienamente riuscita: «Abbiamo rischiato che la prossima mostra fosse ancora la numero 77, a causa della pandemia avremmo perso questa e la scorsa. Ma ci siamo riusciti lo stesso, ce l’abbiamo fatta. Adesso vi aspettiamo il prossimo anno, con la nostra settantanovesima edizione».