I due raggi di luce abbagliante avanzano nel terreno sconnesso del promontorio, squarciando il buio della notte. Dalla macchina scende il detective, seguito da Elsa. L’infrangersi delle onde del mare sugli scogli echeggiano nell’aria.

«È bellissimo!» dice la donna.

«Già. Quando posso, vengo a farci una capatina. È un luogo rigenerante.»

«Grazie, per avermici portata. È stata una magnifica serata… la squisita cena e poi, la vista del mare…»

«Sono contento che ti sia piaciuta» ammette Parker. «Sai, sono cose che si possono rifare per verificare se le sensazioni provate non subiscano nel tempo notevoli cambiamenti.»

«Mi sembra una giusta osservazione» replica col sorriso sulle labbra, Elsa. «Stai pensando a lei?»

«Vuoi dire, a Cheryl?»

«Sì. Pensavo che il luogo…»

«Potesse farmi affiorare il pensiero, giusto?»

«Sì. Mi sembra normale…» dice Elsa.

«Già. No; non in questo momento. La penso tutte le volte che ne ho voglia; non devo essere certo stimolato dalla bellezza di madre natura» risponde Parker.

«Scusami, sono stata una stupida.»

«Perché? È spontaneo chiedermelo. Cosa mi racconti di te?»

«La mia vita è alla luce del sole e quello che non si vede non è meritevole di attenzione. Domani, finalmente, a Maria avrò qualcosa da raccontare. Da tempo non aspetta altro.»

«Nessun principe azzurro all’orizzonte?»

«Dovrei fare la conta dei pretendenti; cioè di tutti quegli uomini che vengono al supermercato preferendo ogni qualvolta, senza tenere conto della lunga fila e pur avendo la possibilità di andare in un’altra cassa meno affollata, di venire da me per il conto, con quell’aria da imbecilli rubacuori. Sono patetici!»

«Me ne sono accorto.»

«Davvero?»

«Be’, la cosa è troppo evidente perché non salti agli occhi. Lo faccio anch’io.»

«Cosa?»

«Preferire di andare a pagare alla tua cassa, sottoponendomi a una stressante attesa, dovuta all’interminabile fila, pur di ammirare con quell’aria da imbecille rubacuori lo splendore del tuo sorriso.»

«Hai voglia di scherzarci sopra.»

«Evidentemente sei troppo presa dal lavoro e la forte amicizia non ti ha permesso di scrutare con sufficiente lucidità la mia faccia.»

«La prossima volta farò più attenzione; te lo prometto» dice con velata ilarità Elsa, avvicinandosi e sfiorando appena con il suo capo la spalla di Parker. «Tu sei stato bene?»

«Meravigliosamente bene! Mi chiedo perché non è successo prima. Voglio dire, ci conosciamo da una vita, ma non siamo mai usciti insieme. Non ti sembra strano?»

«Sei stato un uomo sposato, felicemente sposato con una donna eccezionale. Non era nei nostri pensieri; credo che sia l’unica risposta.»

«Dico prima che sposassi Cheryl e anche dopo che lei ci ha lasciati…»

«Che io ricordi non mi è arrivato nessun invito.»

«Hai ragione» replica con simpatica autocritica il detective. «Dovrei avere almeno il buon senso di starmene zitto.»

«Non volevo infierire…»

«No, è così! Perché non ammettere la mia proverbiale lentezza nel prendere certe iniziative?»

«Ne sei sicuro?» prova a stuzzicarlo la donna.

«Lasciamo perdere; la verità è che, in fatto di donne, sono più vicino di quel che sembra alle problematiche di Ted.»

«A quel che ne so io, l’amico Ted con il gentil sesso manifesta in modo viscerale la sua pigrizia e aspetta che prima o poi le donne gli cadano ai piedi, come pere mature» osserva Elsa. «E tu, credimi, non sei di questo stampo.»

«A proposito, mi ha chiesto di salutarti. Ci sei andata un po’ pesante…»

«No. Non mi piace nascondermi, così tempo fa gli ho espresso il mio parere in merito a questo discorso, ricevendo, seppur con discrezione, la sua ammissione.»

«Lo conosci meglio di me.»

«Non siete un mistero per noi donne; dovresti saperlo» risponde Elsa, prendendo sottobraccio il detective.

«Percepisco un tono di vanità nelle tue parole.»

«Naturalmente!»

I due amici si avvicinano ai margini del promontorio.

«Verrò a prenderti al lavoro più spesso, se per te sta bene.»

«Mi hai colto un po’ alla sprovvista… certo che mi sta bene.»

«La cosa potrebbe non far piacere a Maria.»

«Saprà capire. Io…»

«Cosa?»

«Oh, niente. È una cosa mia… non sono ancora sicura. Te ne parlerò più in là.»

«Cos’è una sorpresa?»

«… spero che lo sia. Ne riparliamo, ok?»

«Va bene» l’uomo la fissa appassionatamente negli occhi, poi nelle labbra, avvicinando le sue in un tenero bacio.

«Si è fatto tardi» dice lei, squarciando il magico momento come un fulmine a ciel sereno.

«Ti riaccompagno a casa.»

«Scusami, forse non sono pronta… oh, lo so, che può sembrare assurdo…»

«Io non l’ho detto» afferma con delicatezza Parker. «Forse è giusto così. Il nostro è stato un rapporto di amicizia un po’ particolare e credo che lo sarà fino in fondo. Quindi, non ha senso affrettare i tempi, tutto verrà da sé.»

La donna annuisce con un dolce sorriso.

«Abbiamo fatto un bel passo avanti.»

«Questo è sicuro» replica Parker, avviandosi in macchina a braccetto con Elsa. «Stanotte ti sognerò.»

«Come fai a esserne certo?»

«Mi addormenterò pensando alla bellissima serata trascorsa insieme, pregandoti di rimanere con me.»

«È un desiderio comune. Sarò nei tuoi sogni, come tu sarai nei miei.»

«Non mi sembra vero.»

«John, stiamo parlando di sogni.»

«Già!»