La giovane insegnante di matematica e fisica di un liceo ha parcheggiato la macchina al solito posto. Deve camminare per dieci minuti prima di giungere alla scuola. Sarebbe più comodo lasciare l’auto più vicina ma non vuole rischiare la multa per divieto di sosta e neanche vuole metterla nel parcheggio a pagamento. Mentre cammina pensa all’ultimo teorema di Fermat e alla congettura di Goldbach. Nei suoi sogni ha più volte dimostrato l’indimostrabilità di una dimostrazione semplice dell’ultimo teorema di Fermat e l’indimostrabilità della congettura di Goldbach, ma al risveglio se le è dimenticate. Ha cercato di fare innumerevoli sforzi di memoria. Si è anche rivolta ad uno psicanalista che l’ha ipnotizzata, ma non c’è stato niente da fare. Quei sogni sono dei buchi neri, non riesce a regredire. È come se soltanto nel mondo del suo inconscio riesca a arrivare a importanti imprese cognitive. Ogni tanto mentre è in dormiveglia baluginano nella sua mente alcuni passaggi di queste dimostrazioni dell’indimostrabilità, ma poi sfuggono, si dissolvono, si dileguano, scompaiono così rapidamente. Affiorano per un attimo nella coscienza ma lei non riesce a trattenerli nella memoria. Queste scoperte matematiche sono così belle, le loro equazioni sono esteticamente perfette. Lei di giorno cerca razionalmente di arrivarci col suo ingegno ma non ha le intuizioni giuste, non riesce a cavare un ragno dal buco. Ma poi che cosa è l’intuizione? Esiste veramente? Forse la creatività non ha niente di umano. Forse qualsiasi trovata di grande ingegno è divina, la mente umana fa solo da tramite. Forse i grandi geni  sono solo degli strumenti divini. Un vecchio sacerdote esorcista con cui ha parlato più volte della questione le ha consigliato di non cercare le soluzioni a questi rompicapi. Non è detto che sia un bene che certi paradossi vengano risolti. Forse alcuni problemi potrebbero essere risolti solo con l’aiuto del demonio. Insomma le diceva di lasciare stare le potenze e i numeri primi. Lei controbatteva che voleva solo dimostrare l’indimostrabilità.  Il prete allora le diceva che anche di ciò andavano valutate le implicazioni teoriche, le conseguenze pratiche. Anche l’indimostrabilità era un notevole passo avanti della conoscenza che avrebbe potuto portare sciagura. Che ne sapeva se da ciò ne fossero nate nuove scoperte estremamente dannose per il genere umano? Era difficile essere lungimiranti. Bisognava esaminare tutto e spesso questo non bastava.  Secondo il sacerdote alcuni matematici nel corso della storia erano sicuramente arrivati alla soluzioni, ma erano saggi e timorati di Dio: sapevano che quelle soluzioni avrebbero accresciuto il sapere scientifico ma gli uomini non erano ancora pronti per quelle scoperte. Quelle soluzioni sarebbero state deleterie per il genere umano. Insomma per il sacerdote anche la scienza doveva porsi dei limiti. Non si conosceva abbastanza il cervello umano da dire quali erano i rompicapi insolubili per il genere umano. Ma c’erano comunque se non dei limiti conoscitivi o dei limiti epistemologici delle limitazioni intrinseche ed etiche da porsi. Alcuni studiosi non dovevano valicare certi confini per il bene dell’umanità. Il sacerdote le fece l’esempio delle geometrie non euclidee che erano fondamentali per la teoria della relatività e che questa aveva portato alla bomba atomica. Poi le fece l’esempio della relatività galileiana senza cui non si sarebbe arrivati ad uno dei pilastri della teoria della relatività, ovvero alla costanza della velocità della luce. Galileo aveva gettato i ponti di nuove conoscenze. Senza Galileo non ci sarebbe stato l’inteferometro di Michelson e senza questo la teoria di Einstein. Eppure tutto era probabilmente iniziato così ingenuamente. Galileo aveva probabilmente osservato su una sponda di un fiume una barca controcorrente e da lì aveva intuito tutto. Nessuno poteva sapere se l’intuizione di uno scienziato era davvero felice o meno perché non sempre si poteva prevedere le ripercussioni sull’umanità. Sicuramente alcune scoperte scientifiche avevano fatto progredire l’umanità ed altre erano state innocue. Forse la scienza si poteva suddividere in quella che era un mezzo di Dio e quella che era un mezzo del demonio. Oppure forse la responsabilità era da attribuire unicamente all’umanità che di volta in volta ne faceva buon o cattivo uso. Insomma il prete argomentava ed esponeva tutte le sue perplessità. Secondo il sacerdote la seconda guerra mondiale poteva essere vinta anche senza Hiroshima. L’insegnante pensa a tutte queste cose mentre cammina. Mentre cammina ed è già quasi arrivata (manca davvero poco a destinazione) si mette a pensare molto intensamente a quei problemi matematici e per un attimo capisce che uno è il rovescio della medaglia dell’altro, che c’è una stretta connessione tra i due. Ma è solo un istante. Sono gli ultimi suoi momenti di lucidità. A volte troppo impegno intellettuale può rovinare la stabilità psichica. Anche le energie mentali vanno sapute dosare. Poi grida e impazzisce definitivamente appena giunta sulla soglia del suo istituto.