Che cosa mi resta in forno delle avventure estive? Che mi resta della vedova di Brescia oppure di quella ragazza di Padova? Davvero ben poco. Forse niente. Invece ricordo con piacere le vacanze passate con il mio babbo. Mio padre è un poco grassoccio. Diciamo in modo più eufemistico che è in sovrappeso. È alto 1,75 centimetri. È quasi calvo. Ha la fronte alta. Porta gli occhiali. È un ex fumatore. È un perito industriale. È un uomo molto pratico. È un tecnico. Non ha mai imparato ad usare il pc. Ognuno d’altronde ha le sue resistenze al cambiamento. In compenso ora utilizza il tablet. Discute qualche volta con mia madre. Sempre l’argomento per cui discutono è la cucina. Mio padre ha vinto dei premi come cuoco. È un suo hobby. Non ha mai lavorato nella ristorazione. L’hanno anche messo sul giornale. Lui ha ritagliato quei trafiletti e li ha conservati. Mio padre dà del tu a tutti e tutti gli danno del tu. Quando era ragazzo abitava a Treggiaia e la scuola superiore era a Pisa. Ogni giorno era una avventura recarsi a scuola.  Lui ha fatto parte di una generazione tutto sommato fortunata. È stata la prima generazione che non ha visto la guerra e inoltre non c’era la crisi economica ai suoi tempi. Mio padre è nato nel 1946. Suo padre era un operaio della Piaggio. Sua madre era una casalinga. Per alcuni anni ha lavorato come impiegato alla Piaggio. È pensionato. Con lui mi trovo molto bene. Mi sa ascoltare e mi sa capire, che non sono cose da poco. Ha una ernia al disco. Spesso gli sente la gamba destra e spesso ha il male di schiena. Ora fa palestra quasi tutti i giorni e ginnastica in camera. Un tempo andavamo ogni giorno a camminare in un percorso vita. Non abbiamo mai fatto vacanze di una o due settimane in un posto. Ogni estate dal 2010 al 2014 facevamo due viaggi di due giorni. Ogni volta pernottavamo una notte sola in albergo e poi la mattina successiva ripartivamo per casa. Il primo viaggio che ho fatto con mio padre è stata una vacanza nel Pordoi. Mi ricordo che si fermò la macchina al sedicesimo tornante e non sapevamo come fare. Poi per grazia ricevuta non si sa come ripartì. Avevo diciassette anni allora. Facemmo anche quando ero diciannovenne una vacanza di due settimane in Ungheria. Ci fermammo a Budapest ma solo per un giorno. Per il resto del tempo restammo in una cittadina lì vicina. Nell’albergo c’erano tutte le finaliste di Miss Ungheria. Allora gli ungheresi erano poveri. Uno su dieci sapeva l’inglese, che era la loro terza lingua. Tutti sapevano il russo ma nessuno voleva parlarlo più dopo quello che era successo. Per i miei diciannove anni feci anche una vacanza in Spagna per due settimane con dei miei coetanei. Stemmo tutto il tempo in una località vicino a Barcellona. Ci sbronzavamo tutte le sere in discoteca. Torniamo comunque ai tempi più recenti. Mi ricordo quando siamo stati ad Alba e gli raccontavo di Fenoglio. Oppure quando siamo stati in Friuli ed abbiamo mangiato la granseola. Volevamo vedere Lignano ma poi si fermammo soltanto a mangiare a Latisana. Fu una fregatura. Il fritto di pesce era indigesto e surgelato. Quella volta poi siamo passati anche dal Trentino in cui ci aspettavamo un clima più mite ed invece era un caldo torrido ed anomalo. Mi ricordo che a Trento ci fermano ad un bar e chiedemmo informazioni al titolare. Lui ci rispose che non voleva parlare con gli italiani e che era un altoatesino. Lui si sentiva austriaco. Si sentiva uno straniero. Per me era solo un poveretto. Il Trentino era bello con i suoi laghi, anche se a Bolzano c’erano più insegne in tedesco che in italiano. Inoltre come ho già accennato la gente non era molto ospitale. Il primo anno di università avevo frequentato nel primo semestre una ragazza di Bolzano, che poi si mise con un milanese. Cercava un buon partito e lo trovò. Mi disse che a Bolzano a quei tempi molte commesse e molti proprietari di negozi parlavano in tedesco. Comunque non l’ho più rivista quella ragazza. Smise di fare psicologia e si mise a lavorare alle poste. Parentesi chiusa. Mi ricordo anche quando andammo nelle Langhe. Mangiammo la bagna cauda. Passammo anche da Torino e pranzammo in una pizzeria vicino alla Grande Madre. Torino aveva un suo fascino ed era anche deserta perché eravamo in pieno agosto. In quella pizzeria mangiai un risotto con il Castelmagno, ma era davvero scadente quel formaggio che mi diedero. Mi ricordo quando andammo all’Aquila dopo il terremoto. Cenammo nel centro. Andammo anche a vedere le cento fontanelle e parlammo del principio dei vasi comunicanti. Ci perdemmo e non riuscivamo più a trovare l’albergo. Chiedemmo aiuto ad una signora che era una poliziotta in quel momento non in servizio e ci aiutò perché chiamò una pattuglia e ci portarono davanti al nostro albergo. Mi ricordo di quando andammo nelle Marche. Vedemmo la costa. La linea ferroviaria era molto vicina alla spiaggia. Vedemmo anche Recanati. Nelle Marche si faceva delle grandi mangiate e si mangiava davvero con pochi soldi. Mi piacevano molto gli arrosticini. C’era un ottimo rapporto qualità-prezzo. Andammo anche in Umbria. Visitammo Perugia, Gubbio e Spoleto, entrambe bellissime. Abbiamo dormito nell’hotel di Erika Braidich, ex partecipante del Grande Fratello, a Spello. Mi ricordo che camminammo la sera dopocena rasentando i muri a Spello perché c’era traffico e le strade erano strette. Mi ricordo quando andammo ad Ostia ed ad Anzio. Visitammo alcune località del lago di Bolsena e non ci fermammo a Viterbo perché c’era troppo traffico. Anche lì la vita era meno cara che da noi in Toscana. L’ultimo viaggio di due giorni l’abbiamo fatto quando ci siamo recati ad Asiago, un bellissimo altopiano in cui faceva molto fresco e si mangiava davvero bene. Lì le persone erano ospitali e non c’era bisogno del condizionatore. Con mio padre sto sempre bene insieme. Possiamo stare anche senza parlare ma il silenzio non è mai pesante e non è mai segno di incomunicabilità. Negli ultimi tempi abbiamo smesso di fare viaggi di due giorni e ci limitiamo ogni estate di andare tre o quattro volte a fare dei giri nelle province vicine. Prima andavamo a mangiare in Garfagnana, dove io mangiavo sempre i funghi con pochi euro. Andavamo sempre a mangiare al ristorante Il nido dell’aquila. Ultimamente siamo andati a mangiare i panegacci ad Aulla. Entrambi siamo molto affezionati al nostro lagotto romagnolo. Un tempo lo portavamo ogni giorno a fare delle belle passeggiate sull’argine. Mio padre è un punto di riferimento per me. Ogni giorno ci frequentiamo. Quando avevo il negozio lui ogni giorno dopo aver staccato dal lavoro veniva a trovarmi in negozio. Mi passava meglio il tempo. Mi aiutava e mi faceva compagnia. Quando andai a dare i primi tre esami a Padova venne anche lui. Mi accompagnò. Tutto ciò non lo scorderò mai. Stare assieme ai propri genitori, salvo casi limite patologici, non è mai tempo perso, come dicono molti, e questo lo capiscono perfettamente solo coloro che non ce li hanno più, soprattutto coloro che li hanno perduti prematuramente.