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Agostino Pietrasanta

Maurizio Landini

I pochi amici che mi rimangono sanno bene che, quando vado in confusione, non trovo via migliore che rifugiarmi nella pagina letteraria. E loro mi sopportano, un po’ per la sincerità del loro affetto, merce rara soprattutto per chi invecchiando non serve più gli interessi della maggioranza un po’ meno sincera, un po’ perché capiscono le mie ragioni. Lo confesso sono confuso: peraltro se non mi stupiscono le scorribande di Salvini tra le posizioni radicali dei no vax e le votazioni parlamentari ora contro e ora a favore delle scelte del governo di cui resta parte coi suoi ministri, mi sorprendo semplicemente basito che persino un autorevole esponente del sindacalismo confederale navighi a vista nelle scelte ora di consenso e ora di dissenso sulle stesse e identiche scelte dell’esecutivo. Insomma una tal babele che da tempo mi impedisce di scrivere: inutile dissentire con critica lineare su qualsivoglia questione, dal momento che ciò che oggi è posizione senza sbocco, domani viene superata dal suo contrario e il tutto per iniziativa dei più avvertiti (si fa per dire) protagonisti della scena pubblica.

Non mi dilungo sulle ragioni delle mie riserve, incertezze e, diciamo pure, confusioni, come se mille calabroni mi ronzassero nella testa e mi consolo con uno dei miei autori preferiti, Luigi Pirandello. Tra i personaggi che si incontrano nelle sue novelle, una fra le molte, mi ha sempre particolarmente divertito: un avvocato, di nome Girolamo Piccarone che nel passaggio della formazione dello Stato unitario, era rimasto legato senza riserve ai Borboni. Furbo spilorcio e “mal pagatore”, ricchissimo in un contesto di grande povertà, odiava tutto ciò che sapeva di innovazione per il solo motivo delle tasse che ne conseguivano a suo (diceva lui) carico. Si volevano costruire le ferrovie? il Piccarone vantava il diritto di viaggiare a piedi, si voleva l’illuminazione pubblica? l’avvocato non usciva di sera. Si volevano costruire strade e ponti? lui vantava le sue autonomie di isolato in casa. E infine, vera ciliegina sulla torta: si voleva l’istruzione obbligatoria? e il simpatico Girolamo vantava il diritto di restare somaro. Insomma, un diritto generale e esclusivo della propria libertà individuale.

Ora, veniamo a noi. Non voglio certo confrontare, neppure per celia, chi invoca il diritto personale no vax in presenza di una dirompente pandemia alle improponibili paturnie individualistiche del Piccarone. Si tratta solo di un’associazione di idee forse indotta da un diavoletto da burla facile, ma tanto basta perché io mi rilegga un giorno si e l’altro pure, almeno da un mese a questa parte l’umoristica pagina pirandelliana…

Mi si permetta tuttavia qualche breve ragionamento. Intanto le scorribande da un sponda a quella opposta di una sedicente classe dirigente politica e sindacale costituiscono l’evidente contraddizione di una malata democrazia basata sulla sola ricerca del consenso. E di una ricerca tanto confusa da non cogliere elementi persino ridicoli della contraddizione stessa. Tuttavia anche quando la succitata ricerca si fa esclusiva, senza cadere nel ridicolo, costituisce il tarlo distruttivo di una processo democratico che dovrebbe basarsi sulla legittimità della dialettica tra parti in legittimo confronto e addirittura contrasto. E la legittimità accetta anche la possibilità della sconfitta conseguente il mancato consenso. Tale ovvia constatazione sarebbe meglio digerita se fossimo attenti ai passaggi storici della Nazione: il fascismo godette, a lungo, di un consenso straordinario. E non mi si opponga (per carità e logica!) che si trattò di consenso legato alla mancanza di alternative; certo nel ventennio, le alternative non erano ammesse, ma il consenso fu ugualmente “sincero” e duraturo.

Dalla classe politica e sindacale veniamo a una base popolare, o una parte minoritaria, ma non marginale della stessa. Ovviamente non mi voglio confrontare con alcuna posizione ideologica tanto indistruttibile quanto cristallizzata e talora indirettamente “occhieggiata” da irresponsabili intellettuali: inutile liberarsi dalle idee del Piccarone. Parlo dei “furbetti” che dicono di volere vedere chiaro nella sperimentazione di un vaccino ancora poco conosciuto. Si tranquillizzino: ormai è stato sperimentato su parecchie decine di milioni di Italiani. Si calmino e mettano da parte la loro scarsa solidarietà. Il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare, si giustificava don Abbondio.

Il fatto però pone in causa il problema delle libertà individuali e dei limiti che, a parole, nessuno potrebbe negare. Troppo a lungo, sia la cultura prevalente, sia la politica, anche quando riusciva meno fragile (eufemismo), sia la comunicazione, si sono rese omogenee a una esclusiva difesa dei diritti di libertà indipendentemente dalla relativa compatibilità sociale della crescita complessiva della Nazione. Certe battaglie per i diritti dalla donna, per il diritto alla libertà religiosa, per la salvaguardia delle vicende del fine vita sono state sacrosante e hanno sortito encomiabili effetti, ma  hanno spesso relegato alla sordina il diritto sociale fondamento di una democrazia progressiva. E parlando della sinistra riformatrice si è generata un ripiegamento omogeneo a una illuminata destra democratica, tanto che non pochi elettori hanno scelto l’”originale” rispetto alla “fotocopia”. E questo indipendentemente dai moventi devastanti del sovranismo: i quali fra l’altro hanno anche distrutto il succitato “originale”.

A completare il quadro un contributo non proprio irrilevante è venuto dall’intervento speculare della Chiesa per la quale gli unici “principi” non negoziabili sono stati proprio quelli legati alla libertà individuale, anche se lo ha fatto per condannarne la maggior parte (per l’appunto con intervento speculare) dimenticando o almeno mettendo in sordina il capitolo 25 di Matteo, “…ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, sete e mi avete dato da bere, nudo e mi avete vestito, straniero e mi avete accolto…” e lasciando i principi di solidarietà nell’ambito di ciò che si può trattare.  Il tutto ovviamente senza disconoscere la notevole attività di testimonianza cattolica in tema di solidarietà.

E allora? Allora tutto a enfatizzazione dei diritti individuali e si conclude che nulla nasce come Minerva armata dal capo di Giove. Date le premesse non ci stupiscano le conseguenze, anche senza giungere come Piccarone a scegliere o difendere la libertà di restar somari. Però io mi diverto ancora e mi consolo a leggere la pagina umoristica di Luigi Pirandello.