La Casa delle Donne è stata messa a dura prova, come molte altre realtà italiane, dal drammatico periodo pandemico. Malgrado tutto, le attività non accennano a fermarsi. Per continuare a mantenere in vita la casa, nelle giornate del 17 e 18 settembre, sono stati organizzati una serie di appuntamenti speciali che puntano alla valorizzazione dell’arte sul territorio, a dare voce al dibattito sui temi sociali e politici che tanto animano la società contemporanea. In questa IV edizione del Festival Mia, si aprono le porte alla divulgazione sulla lotta all’abilismo, con ospite Sofia Righetti, e con la performance artistica di Red Fryk Hey sul tema dell’autismo. Tra i vari appuntamenti, anche la mostra fotografica di Killbluenya.

Per l’occasione, di seguito, le brevi interviste a Red Fryk Hey e Killbluenya.

Red Fryk Hey:

Raccontaci qualcosa di te. Chi è Red Fryk Hey?

“Sono una ballerina, insegnante e coreografa professionista e sono un’attivista autistica. Da quando ho scoperto di essere autistica ho deciso di fare attivismo su questo tema e ho unito quest’ultimo alla mia più grande passione, nonché lavoro: la danza”

“Immagina se tu… anzi prova”, dicci qualcosa di più sul tuo spettacolo. Di cosa parla, com’è nato, quale messaggio vuoi portare?

“Questo spettacolo parla di me e della mente autistica. In particolare della mia mente. Nasce in un momento in cui sentivo di dover informare, raccontarmi e spiegare, attraverso la danza, la musica e le mie parole. Vorrei che questo spettacolo aprisse gli occhi su cosa significhi far parte dello spettro autistico. Vorrei creare curiosità e informazione e poter fornire nozioni utili alle famiglie di persone autistiche con gravi disabilità, che non possono raccontarsi come lo faccio io”

Pensi che ci sia (ancora) disinformazione e pregiudizio nei confronti dell’autismo?

“Sì, tantissima. Si pensa che autismo sia sinonimo di disabilità cognitiva e questo vieta a tante persone di scoprire di essere autistiche. L’ autismo non è una disabilità cognitiva, è una neuro-divergenza è uno dei tanti modi in cui la mente è organizzata. Ovviamente ci sono persone autistiche diverse, alcune di noi hanno disabilità cognitiva, ad esempio, alcune sono verbali, altre non verbali, altre solo vocali, alcune hanno gravi compromissioni e altre no. Come me. Sono autistica e basta, senza compromissioni gravi annesse”

Cosa si deve aspettare uno spettatore dalla tua performance?

“Si dovrà aspettare uno spettacolo diretto con un messaggio molto incisivo. Ma anche divertimento, spensieratezza. Molta danza e tanta musica”

Red Fryk Hey parteciperà al dialogo sul femminismo e sulla lotta all’abilismo con Sofia Righetti venerdì 17 settembre alle ore 20.00 alla Casa delle Donne. Il suo spettacolo comincerà alle ore 22.00.

Killbluenya:

Laura, in arte Killbluenya. Chi è artisticamente?

“Ho iniziato a scattare quando avevo sedici anni, grazie a una ragazza che mi faceva posare e che aveva visto in me tanta creatività. Da quel momento, ho iniziato a sperimentare, a cercare una logica nella creatività che mi portava a un risultato. Dopo un po’, osservando le foto che avevo scattato e modificato nel tempo, mi sono accorta che viravano verso un’atmosfera malinconica. Ho realizzato che stavo imprimendo nelle foto nient’altro che la mia essenza, che si basava sulla tristezza, il vuoto e la solitudine. Potrebbe sembrare una cosa negativa perché ci hanno abituati a dividere le emozioni in positive e negative, ma credo che si debba apprezzare ciascuna emozione, perché senza l’una non si apprezzerebbe l’altra. Dunque ho riassunto tutte le mie foto nel titolo “L’arte di essere infelici” (ho preso ispirazione da un libro scritto da Schopenhauer, “L’arte di essere felici”), per esporre appieno questa mia essenza, che spesso è presente in tante altre persone, così da farle sentire meno sole”

Com’è nata l’idea di fare una mostra alla Casa delle Donne?

“Non conoscevo nemmeno la Casa delle donne, perché abito a quasi un’ora da Alessandria e qui in città venivo solo per andare al liceo o per vedere qualche mia amica. Per fortuna, Anita Giudice che mi ha contattata su Instagram perché voleva che esponessi qua, dato che oltre al tema delle mie foto, i soggetti principali erano sempre donne”

Quale sarà il tema della mostra?

“Il tema della mostra è vario, le cose che accomunano di più i diversi temi sono il soggetto femminile, i corpi e lo spettro delle emozioni umane”

Sembra che le tue fotografie nascondano un messaggio simbolico. Cosa vuoi trasmettere?

“Sì, perché non riesco a scattare senza avere dei simboli di riferimento. Se mi capita di farlo, dopo un po’ di tempo mi stanco della foto e comincia anche a non piacermi più.
Le foto che ho portato hanno vari significati: dal senso di solitudine e di tristezza in mezzo alle altre persone al ricordo del luogo in cui sono cresciuta che mi porterò dentro per sempre”

Quali elementi ispirano le tue fotografie?

“Spesso mi ispiro ai luoghi che vedo, all’ambiente, oppure anche alla mia immaginazione, visualizzo direttamente la foto che voglio fare in base al messaggio che voglio trasmettere”

Grazie a Killbluenya. Troverete le sue opere esposte alla Casa delle Donne.

Per avere un quadro completo della serata abbiamo interpellato Anita Giudice, la quale ha partecipato attivamente alla pianificazione e alla realizzazione del Festival.

Come mai “Il corpo come casa”?

“Il tema del corpo come casa nasce da un’assemblea come tante altre: abbiamo notato il tatuaggio di un compagno del collettivo, che recita le parole “I thought my body was my enemy but instead it was my home” “pensavo che il mio corpo fosse il mio nemico, invece era la mia casa”. Ci è sembrato immediato il collegamento con il festival: ogni anno, Mia rappresenta un momento di incontro tra l’arte e la mobilitazione politica, che per noi ha sempre significato mettere in gioco i nostri corpi come mezzo di azione e di lotta. È importante che si parli di corpi non conformi, che si spezzi lo stereotipo sociale del classico corpo femminile, e che lo si faccia negli spazi come il nostro, che da sempre viene attraversato da tutte le soggettività socialmente non conformi”

Tra gli ospiti del festival abbiamo Sofia Righetti e Red Fryk Hey, due personalità impegnate nell’attivismo politico ma non solo. Sofia Righetti parlerà di lotta all’abilismo. Red Fryk Hey farà una performance artistica sul tema dell’autismo. Come mai c’è ancora poca divulgazione riguardo a queste tematiche?

“Chi combatte l’abilismo grida a gran voce la necessità di invertire la rotta, di cambiare il paradigma secondo il quale, nel nostro contesto sociale, si discrimina invece di combattere la discriminazione stessa. È una tematica complessa perché si estende in tanti ambiti: dalle barriere architettoniche all’utilizzo del linguaggio e delle terminologie corrette, dal considerare la disabilità come una tragedia o un difetto anziché una diversità al non considerare le persone disabili come partner sessuali validi. Parlare di abilismo (discriminazione verso le persone disabili) significa portare avanti l’intersezionalitá delle lotte, significa dare spazio e voce per abbattere muri del pregiudizio, significa metterci in ascolto e imparare dallə attivistə disabili per creare un mondo più inclusivo”

Ulteriori informazioni sul programma del Festival Mia, il 17 e 18 settembre, disponibili sui canali social di Casa delle Donne e Non una di meno.

Simone Sciamè