In una mia recente visita alla cittadina di San Sepolcro, provenendo da un’altrettanto famoso borgo, quello di Anghiari, ho finalmente visitato e direi “goduto” il prodigioso affresco della Resurrezione di Piero della Francesca nel Museo Civico del piccolo centro.

In una grande e vuota sala, posto al centro di una delle quattro pareti, spicca con tutta la sua forza pittorica e emotiva, il grande affresco che Piero della Francesca eseguì tra il 1460 e il 1463, periodo in cui il maestro si trovava ad Arezzo per completare le “Storie della Vera croce” nel duomo della città, con una “cornice” assolutamente geniale, tale da sembrare sia ambientato in un’apertura immaginaria al cui confine, da ambo le parti, si innalzano due antiche colonne.

L’emozione di vedere questo affresco è tanta, ma non posso lasciarmi andare troppo, perchè voglio davvero imprimere nel mio ricordo questo volto particolare e deciso del Cristo, un Cristo terreno, una figura dominante e che domina, colui che nessuna sofferenza e patimento, (la croce) ha scalfito la sua presenza, Lui è stato e Lui è e sarà sempre e su questo mondo sarà sempre Lui a vigilare e “comandare” il ciclo della vita. Una rappresentazione possente, decisa, diversamente concepita da l’usuale resurrezione del periodo in cui un Cristo “trasparente” vagava tra gli astanti. Piero della Francesca ha collocato la figura del Cristo in una particolare posizione, la gamba che poggia con forza e decisione sul freddo sepolcro di marmo e una mano che regge l’asta con il vessillo dei crociati, quasi a simboleggiarne uno scettro. “Ecco sono qui” pare dica il Cristo, “a vostra disposizione! Fotografatemi pure, ma ricordate che niente mi distoglierà e mi tapperà la voce e la mente!”.

Un volto serio, compito, ma guardingo e sveglio, i capelli tirati indietro, bagnati, forse dal sudore nello stare al chiuso del sepolcro, e sotto di Lui i soldati addormentati, “comuni” uomini sicuri dell’avvenuta morte, certi di essersi sbarazzati del pericolo, restano abbandonati ai loro “comuni” sogni ormai certi che il peggio è passato.

Si fa menzione, non assolutamente certa, che il soldato sulla sinistra, con il capo inclinato appoggiato nella parte finale dell’asta del vessillo e con gli occhi chiusi, sia l’autoritratto di Piero della Francesca, se ciò fosse vorrebbe quasi significare un collegamento quasi d’ispirazione tra Dio e l’artista.

Un Cristo assolutamente regale, quasi Michelangiolesco nelle fattezze, un Cristo che ha vinto il mondo perchè neppure la morte ha avuto la meglio, un Cristo che ad oggi, per quello che viviamo, è un monito di speranza e di coraggio, Lui non ci abbandonerà mai anche se pare che la morte sia davvero vicina.

Roberto Busembai (errebi)

Photo Errebi – Piero della Francesca – Resurrezione – Museo Civico di Sansepolcro (AR)