8.

Perché?
Perché ho collaborato alla stesura di un libro che svela segreti e intreccia riflessioni sulla pandemia che ci ha coinvolti tutti e ci lega in pro e contro, e ancora ci coinvolgerà nel prossimo autunno-inverno?
Ve lo racconto, il perché.
Innanzitutto, il nostro virus con la corona è una zoonosi. Lo sapete che cos’è una zoonosi? Siete a conoscenza del fatto che esistano attualmente un numero spaventoso di malattie pronte a saltare come grilli dall’animale all’essere umano?
In un mondo conciato così come noi l’abbiamo conciato, in un ambiente deforestato, sfruttato e spremuto per il nostro fabbisogno all’occidentale, divorato in ogni suo angolo e nel quale gli animali sono ritenuti oggetti, accessori, creature inferiori, cibo in pezzi – la coscia di pollo, il petto di tacchino, la fettina – alimento senza forma… beh, in un mondo del genere… dove può saltare una zoonosi, se non tra le nostre braccia?
Rivedere il nostro rapporto con l’ambiente nel quale coabitiamo insieme agli altri animali, curare l’ecosistema come casa nostra: ecco il focus.

Ce lo dice anche il mio novantanovenne preferito, lui che è nato con la Spagnola e sta per raggiungere l’ultima soglia in epoca C…d-19 (non lo scrivo, altrimenti Facebook mi limita la visibilità per alcuni giorni). Ah, chi è questo Vecchio Saggio? Edgar Morin, naturalmente.

Estratto dal mio capitolo sul Dio Pan, la pandemia e la zoonosi.

Lo Spirito del Tempo pare votato alla negazione, quando non alla difficoltà dell’accettare con naturalezza la morte (persino il decesso degli animali a noi cari diventa insostenibile, tanto da spingere le persone alla clonazione del proprio cane – in the USA, diversi casi, ndr.), come se questo Logos del terzo millennio non sapesse fare i conti con l’imperfezione della vita. Una difficoltà che tende all’estremismo, se non vogliamo correre il rischio del cambiamento, se rifiutiamo di renderci coscienti della nostra comune condizione che è quella che ci porta a non poter controllare ogni dettaglio della realtà secondo un disegno razionale.
Non vediamo la ricchezza insita nell’incertezza e non la riconosciamo come utile compagna quotidiana tra, da una parte, guerre e catastrofi, crisi economiche e politiche, inquinamento e migrazioni, scombussolamenti e, dall’altra, sempre più fini strumenti di indagine e di supporto alle umane attività, tecniche all’avanguardia, prospettive di coscienza. Relegate nell’Ombra di un comune sentire, sembrano agitarsi le eterne difficoltà degli esseri umani, le debolezze e le angosce che rendono ardua l’impresa che ci porterebbe alla coscienza del Limite. Osservando attentamente il baratro oscuro nei sintomi del corpo e della mente, potremmo invece riprenderci i dubbi e portare il buio con noi estraendo da questo nero l’oro, la Coscienza dall’Onnipotenza. È un invito a partecipare alla danza dubitante dell’Errore? Mettetela così, se vi pare.
Lo spirito del nostro tempo è decisamente borderline, principalmente caratterizzato da una grande instabilità e narcisismo diffusi, con difficoltà relativa ai sentimenti profondi e voracità emotiva. Più volte lo si sottolinea e il termine rende perfettamente la realtà, osservando questo mondo in cui gli opposti sono contrasti troppo radicati per diventare correlazioni e congiunzioni, uno scenario in cui i valori sono diventati ideologie, nel quale la coscienza è immersa nell’Ombra e fatica a uscire fuori per illuminare la via.

In questo scenario, il compito degli analisti e degli psicoterapeuti è più che mai importante, non soltanto di fronte ai pazienti singoli e ai gruppi, ma anche nell’essere in relazione con ciò che sono i fatti e gli eventi del quotidiano per far luce nel nella palude densa di difficoltà, per accendere stelle e lumi a partire dal magma nel quale siamo immersi. La riflessione è sempre in fieri. Nel frattempo, mettiamoci in ascolto del flauto di Pan e della sua musica di mondi.

E ancora…

James Hillman ci invita a riconsiderare la tradizione giudeo-cristiana nella quale siamo immersi per ‘rivivificare’ – utilizzo un termine mutuato dalla Psicologia Alchemica – i miti abbandonati. Trasformare il modello eccessivamente monocentrico della cultura occidentale per favorire il riemergere del policentrismo salvifico è accogliere il risveglio di Pan. In questa possibilità di voci, le divinità della Grecia si fanno armonia che coabita in noi. Hillman ci racconta un Pan che non ha smesso di manifestarsi nella nostra esperienza, indossando vesti psicopatologiche che ci arrivano come messaggi forti e chiari. Dove troviamo Pan? Negli attacchi di panico, naturalmente, che diventano sintomo diffuso, ma anche negli elementi di violenza istintuale che impazziscono fuori e dentro il web e negli incubi collettivi collegati a eventi che esprimono i nessi a-causali della sincronicità. Nell’epoca del virus Covid-19 possiamo scorgerlo tra le fronde, possiamo vederlo spuntare nei fatti che si rivelano note-notizie fuoriuscite dallo zufolo. Dove sta il veleno, però, sta anche la cura: questo è un motto ermetico ed è una ben nota legge che esprime l’armonia tra gli opposti. Se Pan giunge a terrorizzarci, se arriva a suscitare panico di massa in piena pandemia, è sempre grazie al riconoscimento del suo potere che gli eventi privi di senso possono invece riacquistarne uno. Per trovare e assimilare un messaggio dentro la contemporaneità occorre uscire dalla logica del quotidiano decreto, dallo sguardo rivolto soltanto agli elementi ‘esterni’ nel governo della cura, e osservare meglio l’epidemiologia dei fatti, il sottotesto del discorso che coinvolge ormai tutti i Paesi del mondo.

Pan ci richiama alla forza di Bìos, la vita: è senso antico nel segno nuovo che permea lo scenario globale, richiamo che gli eventi collettivi ci offrono. La presa di coscienza sembra semplice: non possiamo e non potremo esimerci dal tener da conto della nostra appartenenza alla natura.
Tanto più ci distacchiamo dal pianeta Terra puntando lo sguardo verso la decantata colonizzazione di Marte, tanto più è una minuzia, un pipistrello, un virus a chiamarci alla coscienza del suolo.
Bìos vuole danzare con la mente sotto la luce di Selene. Un richiamo verso la s-ragione, l’oltre-pensiero, al di là del dominio. Mentre alziamo invece la guardia di fronte al virus, i termini si fanno guerreschi: “combattere il Covid”, “battaglia contro la pandemia”. Impegnati come siamo nell’impresa, ne dimentichiamo l’origine. Siamo deboli, siamo minuscoli di fronte alla natura. Siamo ancora quei nudi habilis che si fanno forza vicendevolmente per conquistare la caverna paleolitica armati di chopper, pronti a fare di Prometeo l’eroe vincitore, ansiosi di rinnovare la fedeltà al fuoco rubato agli dei, tacitando il buio che li afferra, zittendo il rumore delle ali del predatore notturno e il flauto di Pan.
Il virus si è diffuso ovunque, o quasi, e lo ha fatto in barba alle nostre barriere, ma è proprio quando le difese collettive si fanno più deboli che Pan ci colpisce con la sua vitalità e potenza, aprendo una nuova strada, buttando giù muri. Ed eccolo entrare di corsa gridando nel vivo della nostra umanità, per riportarci tutti, perturbati a dovere, alla connessione con il Tutto.

Il capitolo è lungo e articolato. Vi invito a leggere il volume per scoprire non solo il mio pensiero… gli autori radunati nella curatela di Maria Letizia Rotolo + Elena Grimaldo + Roberto Pozzetti per il saggio edito da Alpes Italia sono tanti, professionisti, tutti in prima linea nell’epoca del C…d-19.
Grazie a Elena siamo anche arrivati nelle mani del Presidente Draghi, per dare luce al ruolo della categoria ‘psi’ e a tutte e tutti i colleghi italiani coinvolti nella prevenzione e nella cura delle persone.
Buona lettura!

tuttiimieilibri #valeriabianchimian
Chi è Pan?