Alcuni atri di piccole pensioni erano proprio fatiscenti, disadorne. Sembravano improvvisate e ricordavano per questo i piccoli foyer di certi cinema e di certi teatri di parrocchie di paese. Fatico a fare mente locale e a ricordarli tutti. Mi ricordo vagamente le camere in cui ho dormito. In alcune ho passato delle notti insonni a prepararmi per l’esame che avrei avuto l’indomani, a ripassare le nozioni, mentre sentivo cigolare i letti e sentivo i sospiri di piacere delle coppie, che filtravano dalle pareti. Mi chiedevo sempre se si trattasse di coppie ufficiali o clandestine. Alcuni armadi avevano gli specchi nelle ante forse per soddisfare gli amanti voyeur di sé stessi. Quei rumori dovuti agli amplessi mi davano noia e suscitavano in me un senso di solitudine. Mi facevano perdere la concentrazione. In quei frangenti mi prendevo una pausa, aprivo la finestra e mi fumavo una sigaretta. Vorrei fare un breve resoconto di alcune mie vacanze. Spesso quei pochi giorni erano un diversivo, una valvola di sfogo, una distrazione allietante. Talvolta però rimanevo troppo deluso perché avevo caricato troppo di attese e aspettative. È difficile trovare la tempera giusta quando si è giovani, si vuole sempre troppo, si è pieni di vitalità ed esuberanza. Quando si è giovani non si è mai contenti né paghi di niente, una volta conquistata una ragazza subito se ne vuole un’altra e talvolta si finisce per restare immancabilmente soli. Mi ricordo quando andai a Roma dopo aver conseguito la maturità. Una pensione a una stella senza condizionatore. Non c’era neanche il bagno in camera. Mi ricordo che la sera me ne andai alla stazione Termini. Mi imbattei in una ragazza romana ninfomane che stava comprando riviste porno in una edicola. Era il mio sogno. Dopo migliaia di rifiuti finalmente una bella opportunità! Quella volta  il sogno si avverò. La approcciai. La conobbi. Lo facemmo in un cortile al buio, stando attenti a non farci vedere dai clienti di un ristorante e dai condomini dello stabile. Passammo insieme alcune ore. Poi mi salutò. Dopo che ci congedammo andai a bere qualche birra in un bar. Lì conobbi due ragazze sarde, anche loro in vacanza a Roma, che mi diedero un passaggio. Riuscimmo a trovare l’hotel presso cui alloggiavo. Non sono riuscito a dormire quella notte per l’eccitazione, per le zanzare e per il caldo. Il giorno dopo mi recai ad Ostia dove passai tre giorni. Mi stavo incamminando sul lungomare quando ad un incrocio mi imbattei in un incidente stradale senza feriti. Avevano solo cocciato. Ne era nato un diverbio. Erano volate parole grosse e stavano venendo alle mani quando io intervenni, esordendo dicendo: “ho visto tutto. Non mi sembra il caso di fare a botte per questo”. I due litiganti non aspettavano altro. L’offesa aveva scatenato offesa e poteva accadere una rissa per semplice inerzia. Comunque rischiai. Forse era meglio se li lasciavo ai fatti loro, ma l’indifferenza non mi apparteneva quando ero così giovane. Fecero la constatazione amichevole e io mi ritenni fortunato perché avrebbero potuto riprendersela anche con me. Proseguii a cercarmi un albergo. A cena mangiai bene in quelle pizzerie. Ma cercavo di approcciare ragazze nelle discoteche e venivo sempre rifiutato. Ricevetti decine di no. Le invitavo a ballare e si negavano. Non erano affatto facili. Me ne andai a mani vuote. Mi gustai però alcuni topless di certe belle romane in spiaggia perché come si sa Ostia è il mare di Roma. A forza di camminare sulla spiaggia mi imbattei anche nel monumento dedicato a Pasolini. Sempre quell’anno feci un giro a Rimini. Appena arrivato trovai una pattuglia di carabinieri che mi chiese i documenti. Andai verso le discoteche. Qui trovai una romana molto simpatica e formosa che voleva subito portarmi in casa e fidanzarsi con me. Mi riferì che i romani fischiavano quando passava. Non capivo il perché di tanta precipitazione e di tanta fretta, anche perché non sono mai piaciuto alla ragazze e ho sempre fatto uno sforzo enorme per conquistare qualcuna. Forse credeva erroneamente che fossi un buon partito o forse mi stimava un bravo ragazzo, uno di cui fidarsi. Trovai una scusa e me ne andai. Avevo passato con lei solo due ore ma quando me ne andai mi sentii subito alleggerito come uno che si è tolto un peso o come uno su cui non grava più alcun impegno. La verità è che non mi piaceva e non potevo prenderla in giro, divertirmi perché aveva intenzioni troppo serie ed impegnative. Trovai, dopo aver cercato per delle ore, una stanza singola. Era difficile a Rimini trovare un solo posto letto. La maggioranza delle pensioncine avevano doppie o camere per comitive. A dire il vero non era la prima volta che mi recavo a Rimini. C’ero andato l’anno prima per una sera e via, un mordi e fuggi. Ne avevo ricavato una impressione ottima. Tanti giovani e tanti divertimentifici! Tante ragazze, apparentemente disponibili e in cerca di avventure! E poi i prezzi erano accessibili, non erano affatto proibitivi! Avevo trovato tre ragazze l’anno prima, con cui mi ero messo a parlare per due ore di Vasco Rossi. Entrambe mi volevano portare nella loro stanza, ma il proprietario non voleva che portassero altre persone. Ancora una volta ero andato in bianco. Loro erano in cerca di una semplice avventura estiva. Alle volte l’importante è esserci, essere lì al momento giusto nel luogo giusto con le ragazze, anche se non si è il principe azzurro e non si corrisponde ai loro canoni estetici di ragazzo giusto. Io ero bruttino, ma quello era l’ultimo giorno di ferie e a loro sarei andato bene per una botta e via. Comunque da quella ricognizione di una sera mi era sembrato tutto semplice, facile come bere un bicchiere di acqua. E invece stetti lì per 4 giorni, errai per le discoteche tra il popolo della notte, ci provai con decine di ragazze e nessuna ci stava. Neanche mi davano l’opportunità di interagire, di fare quattro chiacchiere. Insomma venivo rispedito subito al mittente, rifiutato a priori. Allora ero particolarmente magro. Poi ero venuto con il treno e una delle prime cose che mi chiedevano era se avessi la macchina. Le camere erano particolarmente calde. Non c’era condizionatore né ventilatore. Soffrivo l’afa. Me ne tornai a casa senza aver concluso nulla. Rimini era come una donna che mi aveva promesso mari e monti per poi deludere tutte le aspettative. Ero molto giovane e molto deluso per quella vacanza vissuta male tra una piadina mangiata in fretta e tante sudate in discoteca e in pensione. Non c’era stato niente di memorabile. Rimini non mi aveva offerto nulla. Una sera mi ero ritrovato sbronzo sul lungomare a camminare e lì avevo trovato su una panchina un tizio che sembrava tale e quale a Lucio Dalla. Ma non mi interessava alcunché, non mi ero soffermato, solo uno sguardo di curiosità e poi avevo continuato a camminare da solo, parlando da solo. La mattina, smaltita la sbronza, decisi di ripartire e ritornare a casa. Un anno andai a Desenzano con due miei amici. Uno di loro mi aveva riferito che alcuni suoi ex compagni di scuola si erano divertiti parecchio, avevano rimorchiato tante tipe e avevano dissacrato tutti i comandamenti. Invece non ci divertimmo, non rimorchiammo e si prese tutti anche le piattole in un bungalow. Le uniche persone conosciute furono una comitiva di ultras dell’Atlanta, che ci raccontavano delle loro risse e scorribande. Un anno andai a Milano d’agosto, una città fantasma da quanto era deserta. I milanesi si erano sparpagliati nelle località di mare. Appena arrivato un tizio voleva accoltellarmi perché avevo negato sigarette a lui e ai suoi due amici. Una volta trovata una pensione mi catapultati fuori per andare a cena e trovai sul ciglio della strada un tossicodipendente in stato comatoso. C’era una ragazza che si era sporta dalla finestra di un condominio. Le chiesi di telefonare all’ambulanza, le feci notare quel ragazzo accasciato al suolo. Quando arrivarono i soccorsi me ne andai a zonzo. Notai che la mia vicina di camera in albergo era da sola ed era particolarmente avvenente. Non cercai di approcciarla perché mi sembrava inarrivabile, irraggiungibile. La sera dopo la ritrovai al Teatrino, dove c’erano gli spettacoli di tutte le pornostar e lei era una di loro. Avevo perso una altra occasione, come al solito ero andato in bianco. Di ritorno da Milano mi fermai a Bologna. Passai parte della notte in centro. Poi ritornai alla stazione. Qui conobbi Katia, una giovane segretaria, tutta bardata e coperta. Era di Rimini e aspettava di andare ad una visita medica la mattina. Aveva dei dolori alla testa. Doveva fare degli esami neurologici. Parlammo per ore quella notte. Aveva paura dei malintenzionati. Erano le sei del mattino e si andò a cambiare in bagno. Mi disse che mi meritavo un premio per averla protetta dagli avvoltoi e mi disse se volevo venire con lei nel bagno delle donne. Io desistetti perché avevo paura che qualcuno se ne accorgesse e ci denunciasse. Ero andato in bianco, come al solito. Ritornò truccata, con una minigonna e una maglietta attillata. Era provocante e davvero bella. Avevo perso un’altra occasione. Un anno feci le vacanze sul Garda. Presi il battello e girai diverse località. Poi mi fermai qualche giorno in un posto. Qui conobbi un gruppo di giovani. Bevemmo alcolici assieme in un pub. Tra questi c’era una vedova. Ci appartammo. Era del posto. Mi fece vedere la chiesa dove era stato celebrato il funerale di suo marito. Si mise a piangere. La consolai. Andammo a mangiare in un bel ristorante. Lei conosceva il titolare che fece un buon prezzo. Ci baciammo. Eravamo ubriachi. Io ero anche particolarmente stanco. Mi chiese di andare sul lungolago, di andare in un bagno ed appartarci lì. Io gli dissi che avremmo rischiato la denuncia per atti osceni in luogo pubblico. Lei insisteva ma io dimostrai fermezza. La accompagnai a casa e allora mi disse che non poteva farmi salire perché viveva con suo fratello e lui non voleva che portasse ragazzi in casa. Allora mi recai a comprare le sigarette e lì conobbi una ragazza straniera che lavorava in una discoteca come ragazza immagine. Era una bella ragazza, molto avvenente. Mi chiese se le potevo comprarle le sigarette. Lo feci. Iniziammo a parlare. Mi disse che aveva un figlio, che i primi tempi in Italia erano stati molto duri, che molti brianzoli arricchiti le mettevano le mani addosso e avevano molte pretese, pensando erroneamente che tutte le cubiste fossero ragazze facili. Parlammo per mezz’ora e poi ci salutammo. Allora mi misi a parlare con altri giovani del posto. C’era il figlio di un titolare di un bar che spiccava per la sua presunzione ed arroganza. Voleva imporre a tutti la sua visione del mondo, diceva che la fortuna non esisteva e che esistevano solo meriti e demeriti. Tra questo gruppuscolo c’era anche il figlio di un dentista, che era lì in vacanza e che aveva una barca in quel porticciolo. Mi fermai a bere il caffè in un altro bar. Lì mi misi a parlare con un gruppo di ragazzi che si raccontavano le loro avventure con tanto di acrobazie erotiche. Non sapevo se crederci o meno, se qualcuno enfatizzasse o ci ricamasse su, ma in fin dei conti non mi interessava niente. Ritornai in albergo e decisi che era venuto il momento di ripartire. Avevo già pagato l’hotel anche per il giorno dopo, ma decisi di partire quel giorno stesso. Niente più mi legava a quel luogo. Mi ero divertito abbastanza. Niente di eclatante, ma tutto sommato non mi era affatto dispiaciuta la vacanza. L’anno dopo andai sul lago di Iseo. Lì c’era meno divertimento ed era più un mortorio. I giovani andavano sul Garda a divertirsi. I residenti di quelle località erano tutti benestanti che lavoravano nel bresciano e non volevano locali rumorosi. Spesso si lamentavano col sindaco per via della musica dei pub. In uno di questi paesi mi fermai per tre giorni. Andai in un hotel. La cosa strana è che sognai di fare sesso con la ragazza della hall. Una volta all’università avevo chiesto ad un professore famoso psicanalista se si può sognare di fare qualcosa nella stessa stanza in cui si sta dormendo e la sua risposta era che soltanto un genio ci riuscirebbe. Io non ero affatto un genio ma un omunculo di intelletto medio: non parlavo decine di lingue come Rimbaud, non ero un neurochirurgo affermato, non ero un grande fisico né un imprenditore che dava migliaia di posti di lavoro. Forse era la psicanalisi che era sbagliata o forse le particolari teorie di quello psicanalista. Oppure forse era successo veramente ed io avevo solo una vaga reminiscenza. Eppure quella ragazza nemmeno mi salutava quando io la salutavo. Era la figlia della proprietaria e una volta riferendosi a me aveva detto alla madre che ero solo un terrone. La mia razionalità mi diceva che non era successo niente. Il mio intuito mi diceva che era meglio non indagare a fondo e che quel che era stato era stato. In quel posto non c’era niente di particolare da fare. Pochi giovani e con poca voglia di divertirsi. Molte famigliole con i pargoli e niente più. I bar e i ristoranti tenevano molto all’apparenza e al decoro. Non volevano eccessi né scapestrati. Mi rintanai in albergo per due giorni. Non c’era niente da fare. Era un posto molto noioso e le persone erano molto chiuse. C’erano molti anziani o comunque gente in su con l’età. Mi ricordo che una sera ci fu il concerto di Orietta Berti e c’era molta gente, un grande affollamento di persone. Mi rifugiai in albergo e nonostante avessi le finestre chiuse sentivo il suo repertorio in sottofondo. La mattina alle 5 feci le valige e decisi di tornare a casa.