Già nel 1760 un noto letterato e linguista per eccellenza,Giuseppe  Baretti, scriveva nella rivista “La frusta letteraria” che era bene lasciare un po’ da parte i francesismi che imperavano in Italia per far spazio alla lingua inglese e, a riprova del suo interesse per quest’ultima, aveva prodotto perfino un dizionario bilingue.

La rivoluzione industriale poi che era partita  proprio dall’Inghilterra,non fece altro che incrementare l’utilizzo di termini inglesi e diffondere dunque gli “anglicismi”: il fattore economico-commerciale diventa dunque la spinta ad implementare la lingua italiana,spesso sostituendo parole già esistenti con quelle d’oltralpe.

L’aumento della produzione e della circolazione delle merci e dei mezzi di locomozione introdussero parole quali ad esempio: cargo, ferry-boatbusiness, export, trade-mark , marketing, stock

Ma dobbiamo senz’altro al 900 ed in particolare a dopo la II guerra mondiale il diffondersi a tappeto,a livello di società medio-borghese e imprenditoriale,l’ampliarsi degli anglicismi con parole quali:  boom,manger, top class, hight society ,bus, bar, clacson…

.

Oggi siamo tutti soggetti ,chi più chi meno, a seconda il suo ruolo lavorativo e sociale, all’utilizzo degli anglicismi ,imposti dall’omologazione tecnologia e informatica.

Chi infatti non usa termini quali: personal computer o p.c., tablet, mouse, deck-stop, layout, web, internet, email …ma anche quelli legati al cibo  come “fast food, hamburger, yogurt, chips, creme caramel, cheese cake, hot dog, chewing gum…o ad oggetti: water close, shorts,

overcoat, golf, t-shirt,leggins, trench,bag, eye liner…

Siamo oramai entrati nella dimensione dell’uso di molteplici parole attinte dalla lingua inglese perciò se andiamo a fare un aperitivo-cena diremo magari un “Happy hour” o un pranzetto a tarda mattinata sarà un” brunch,” per non parlare di walking se andremo a fare una camminata o di running  se andremo a correre o di shopping se andremo a fare acquisti  ,avendo fatto il planning ovvero l’organizzazione della giornata con i friends (amici) dopo lo smart working (lavoro intelligente a domicilio).

Magari dopo aver lasciato i piccoli con la baby sitter o il cane con il dog-sitter …

Anche per quanto riguarda la sanità parliamo di check-up per fare analisi generali del nostro stato di salute o di green –pass o lasciapassare per dimostrare che siamo vaccinati contro il covid 19…..

Tutto questo se arricchisce il nostro patrimonio linguistico e ci mette in relazione con il mondo va benissimo ma il timore è che la nostra bella e variegata lingua italiana che vanta un quantità di vocaboli che si aggira sui 220 mila  (ma il calcolo è approssimativo) possa veder ridotto ulteriormente l’uso che se ne fa che già appare notevolissimamente in calo nei giovani,complice anche la comunicazione abbreviata sugli smartphone o cellulari.

Quella dell’uso della lingua inglese sembra infatti diventata una vera mania,anche per chi non è impegnato in attività lavorative che ,per ovvii motivi, lo inducono alla conoscenza e utilizzo

di termini “d’importazione “

Sempre più spesso infatti capita di sentire parlare, anche persone del mondo della politica o dello spettacolo,in modo improprio, stravolgendo termini,usando un linguaggio povero  o non sapendo usare le coniugazioni dei verbi, mentre,magari, infiocchettano il loro discorso con termini inglesi….

Gabriella Paci

Photo by Thirdman on Pexels.com