Milano. Li chiamano chiarimenti, rese dei conti, spedizioni punitive o, più semplicemente, «vengo lì e ti faccio a pezzi», come sibilano nei filmati che si scambiano sui Tic Toc prima d’incontrarsi, arrivare alle vie di fatto e poi scappare e nascondersi a casa dei genitori. E fino a qualche tempo fa, tra lockdown e zone rosse, questi blitz tra ventenni o giù di lì nelle piazze dei paesi dell’hinterland, con mazze e coltelli più esibiti e che usati e pretesti più inutili che inverosimili, erano quasi un mezzo dei ragazzi per sfogare tutto quello che l’isolamento ormai conteneva a stento. Dimitry Simone Stucchi, 22 anni compiuti a marzo, è infatti la prima vittima di uno di questi confronti notturni scivolato in una inutile e sanguinosa prova di forza che, come sta emergendo in queste ore dall’inchiesta, nasce da contrasti nell’ambito di un piccolo giro di spaccio di stupefacenti.

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Figlio di un edicolante di Vimercate, conosciuto da tutti, Stucchi è morto in strada mercoledì intorno alle 23.30 all’incrocio tra via Monte Grappa e via della Vigna a ridosso di un’area verde e di un parcheggio di Pessano con Bornago, una trentina di chilometri a nord est di Milano, dove il ragazzo era arrivato insieme ad altri amici per un confronto con un gruppo di coetanei del posto, una ventina di ragazzi in tutto.

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