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Angelo Marinoni

La situazione europea, come quella italiana, tende a inseguire slogan piuttosto chi a perseguire obiettivi razionali e corrispondenti alle esigenze del continente e del pianeta in generale, infatti l’ecologia come la sostenibilità sono argomenti quasi ossessivi di ogni di ogni dibattito, ma a questa ossessione non corrisponde una strategia di intenti che possa realmente definirsi ambientalista.

La commissione europea sta procedendo con un passo chiaramente sbagliato, sto cercando di evitare la sua delegittimazione politica inseguendo tutti gli umori dei vari estremismi che rosicchiano il consenso dei partiti tradizionali di Germania Francia  e Italia, non ultimi Spagna e i paesi nordici che ancora si possono definire europeisti.

In circa trent’anni l’Unione Europea ha scritto pagine eccezionali dal punto di vista sociale e scientifico, ha disegnato delle prospettive assolutamente esaltanti per il futuro delle prossime generazioni, ma negli anni ha lasciato che la paura sulla fiducia nel suo potere logorasse quei contenuti.

Un esempio eclatante e’ il successo, per fortuna in diminuzione, dei verdi tedeschi che, non solo hanno evidenti degenerazioni autoritarie nell’imporre stili di vita di comportamenti quotidiani, ma addirittura stanno promuovendo iniziative che vanificano trenta anni di cultura scientifica e ambientalista europea.

Nel momento in cui invece di cercare soluzioni si individuano dei nemici non solo non si è capito il problema, ma non si ha la minima idea del metodo come i problemi debbano essere affrontati.

E riconosciuto che il sistema trasporti sia il principale responsabile dell’utilizzo dell’energia, perché il problema essenziale non sono i valori assoluti di anidride carbonica, ma l’utilizzo dell’energia in relazione alle attività umane. Un utilizzo dell’energia intelligente consente di arrivare alla compatibilità dell’attività antropica con la conservazione del pianeta e un utilizzo intelligente in ambito trasporti non può che essere sviluppato su sistemi collettivi dove l’intermodalità riveste il ruolo principale. La guerra modale messa in atto dagli irresponsabile atteggiamenti di quelle forze politiche che hanno fatto dell’ambientalismo una religione secondo canoni che essse stesse si sono scritti e la cosa più pericolosa per l’equilibrio ambientale come per l’equilibrio sociale.

Negli ultimi due anni si sono quasi persi i concetti di pedonalizzazione nelle città, a vantaggio della spasmodica ricerca di motorizzare attraverso veicoli a batterie la maggior parte della popolazione. Questo tragico errore pone le città con una prospettiva anni Sessanta lontana non solo dalla sostenibilità ambientale, ma anche dalla vivibilità dei contesti urbani. Volendo in questa sede tralasciare la lontananza dell’alimentazione dei motori tramite batterie chimiche da qualunque sistema ambientalmente sostenibile.

Un altro atteggiamento tanto irrazionale quanto pericoloso per gli effetti socio economici che causa e la guerra al trasporto aereo. Recentemente I Verdi tedeschi hanno proposto il superamento dei voli a basso costo a vantaggio dei treni notturni a lunga percorrenza. A parte la non banale contraddizione per cui voler sostituire con dei treni notturni i voli a basso costo sarebbe come sostituire una gomma bucata con un cofano nuovo resta il danno sociale e non solo economico che questa criminalizzazione comporta.

Dal punto di vista sociale i voli a basso costo sono stati e sono un incredibile ed efficace strumento popolare e accessibile per l’unificazione della società europea, prima di questo fenomeno la lontananza fra i popoli europei era un limite insuperabile per censo e reddito, non ultimo il sistema economico messo in moto da questo fenomeno e fruito da un numero molto importante di operatori economici in ambiti spesso più sostenibili di quelli in cui operano attività invece promosse da certo manicheismo pseudo ambientalista.

La fondamentale risorse dei treni notturni rientra in un fenomeno di integrazione del trasporto pubblico messo in crisi dei modelli gestionali che si sono sviluppati in tutto il continente europeo, questa risorsa non va messa in competizione ma considerata fondamentale integrazione della rete ferroviaria europea.

La ricerca tecnologica che per contro il trasporto aereo sta portando avanti consentirà a stretto giro una ulteriore sostenibilità ambientale dei voli aerei, questa attività va incentivata e non messa all’indice non ultimo perché un intelligente utilizzo del trasporto aereo consente una migliore gestione del suolo e di quegli ambiti idrogeologici dove li infrastrutturazione terrestre è particolarmente gravosa e quella presente già abbastanza compromissoria.

Nella stessa Germania prima che certi deliri rendessero anche interventi in aula dell’attuale estrema destra tutelanti le libertà individuali esistevano aerei delle ferrovie tedesche i treni della linea aerea tedesca, dimostrando come l’intermodalità e non la guerra fra modi sia la chiave di volta per il risparmio energetico che è vera soluzione del problema ambientale.

È dalle proposte sul campo che si vede un’azione politica e quando quell’azione antepone la condanna o il condizionamento dei comportamenti individuali alle strategie e conseguenti percorsi decisionali della Pubblica Autorità si assiste ad una incapacità ad affrontare il problema ed a un ribaltamento delle responsabilità rispetto a chi deve provare a risolverlo.

Scena già vista, peraltro, a inizio pandemia in contesto diverso e contingente, non sistemico come la gestione compatibile dell’attività antropica.

La speranza che le elezioni tedesche possono dare è quella di un atteggiamento responsabile e scientifico delle forze politiche maggiori nei confronti del tema ambientale come del tema della povertà che è scivolato dietro a molti altri fino a diventare come costo sociale accettato in nome della quantità di co2 emessa.

Se hai i soldi per la tesla e il treno alta velocità viaggi e niente tasse, se non li hai stai a casa per limitare la quantità di CO2 emessa, al netto di cosa voglia dire in termini economici e al netto della validità scientifica di questi postulati.

Organizzazione dei trasporti attraverso efficace intermodalità, sistemi di produzione energia il più compatibili possibile: quella elettrica per lo più direttamente e non a batterie, sviluppo dell’ecodiesel dove conveniente e non sua demonizzazione, rendere i trasporti accessibili a tutti e non concentrare gli sforzi sull’elitarismo per censo e geografia dell’alta velocità ferroviaria a dispetto del trasporto ferroviario tradizionale e del trasporto aereo.

Molto si sta facendo sull’edilizia, altro elemento fondante, ma molto resta da fare nei confronti dello sviluppo della bioingegneria e bioarchitettura.

Moltissimo è da fare sulla logistica inversa ovvero il percorso dei rifiuti e delle materie di scarto, si è arrivati all’esclusione della plastica, ma si è ancora a livello di demonizzazione prima che conversione necessaria della produzione

In Italia è bastato che uno scienziato mettesse in discussione una delle narrazioni più in voga perché diventasse un pazzo da isolare, il ministro Cingolani è uno scienziato positivista e sottopone all’attenzione le cose come stanno e le prospettive senza filtri, ma questo nella prospettiva fideistica è visto come un nemico, lo stesso paese che in nome della scienza ufficiale fa decollare elicotteri a pattugliare spiagge deserte (eh no, non glielo perdono) insulta la scienza quando questa pone temi non coincidenti con la narrazione verde cupo.

Occorre una evoluzione del pensiero ambientalista, un superamento del fideismo verso un canone autoredatto, un atteggiamento la cui responsabilità ponga i decisori nell’impossibilità di non intraprendere scelte ecologiche: l’obiettivo è  il ritorno alla prima edizione del Libro bianco dei trasporti,  all’attuazione della Convenzione delle Alpi, ai progetti urbani della mobilità sostenibile che non hanno batterie nella loro azione, ma ciclopedonalità e tramvie.