Royce in “Il mondo e l’individuo” paragonò l’immagine che abbiamo della nostra mente ad una mappa. La mappa dovrebbe includere una mappa e questa a sua volta un’altra mappa. Così l’immagine della mente dovrebbe includere un’altra immagine e questa a sua volta una immagine dell’immagine, ad libitum. Paragone calzante o inappropriato? Insomma non possiamo essere cartografi di noi stessi. Ogni nostra rappresentazione mentale è inadeguata. L’immagine che abbiamo di noi è sempre distorta, non è affatto fedele. Per questo servono anche gli altri. Ma non si può neanche costruire il proprio Sé solo sull’immagine che gli altri hanno di noi perché anche esso può essere fuorviante. Ci vuole una giusta misura, un giusto confronto tra il proprio io e gli altri. 

Gli psicologi, gli psicoterapeuti, gli psichiatri aiutano alcuni i pazienti ad eliminare il falso Sé. Ma stabilire il vero e il falso Sé è anche una convenzione, anche se non solo. E poi chi aiuta gli psicologi ad eliminare il loro falso Sé? Oppure loro non hanno mai problemi di questo tipo a priori? E poi siamo sicuri che a eliminare il falso Sé non si faccia troppo male al paziente e non sia troppo traumatico? 

Quanto del mio  io c’è negli altri? Quanto degli altri c’è in me? È così per tutti. Tra proiezioni ed introiezioni si va avanti. Ma non venite a dirmi che su diverse cose Freud non ci avesse visto giusto. 

Per estirpare i canneti ci vuole la ruspa. Ma basta una piccola radice e i canneti ricrescono. La lotta è impari. Un tempo si usavano le canne per gli orti e le vigne. Oggi vengono usate di meno e i canneti ricrescono. 

A forza di cooptare informalmente persone finirete per far entrare gli amici degli amici nelle organizzazioni o finirete per diventare amici degli amici. 

Stamani abbiamo visto un colombaccio fermo in mezzo alla strada, simbolo di non so cosa e ognuno gli ha dato il senso che gli pareva. Io non gli ho dato nessun senso. Non a tutto si può dare un senso. Non a tutto si vuole dare un senso. Non a tutto bisogna dare un senso. Non tutto ha un senso. Forse niente ha un senso profondo in sé e per sé. 

Se fossimo cervelli in una vasca, come descritto da Putnam, vivremo totalmente in una realtà simulata. Non c’è verso di sapere se viviamo veramente o siamo cavie di una simulazione.  Insomma filosofia della mente e cyberpunk vanno a braccetto. È tutto un Matrix! 

Ricordo vagamente in matematica i limiti e il calcolo infinitesimale. Ricordo molto vagamente le serie convergenti. Ma mi ricordo che talvolta da quantità estremamente piccole ed indefinite, quindi dall’approssimazione possono scaturire calcoli esatti. Tutto ciò è stupefacente. 

L’immagine di me non coincide con il vero me, ma neanche l’immagine che hai di me collima con il vero me. E questo vale anche a parti invertite. Non possiamo che interpretarci malamente e fraintenderci. 

Il fine giustifica i mezzi disse Machiavelli secondo alcuni. Ma i mezzi non giustificano mai il fine? No. I mezzi sono mezzi e basta. Il mondo va male per via del caso, dei malvagi e per l’eterogenesi dei fini. 

Se un pensatore veramente libero mentalmente esprime liberamente le sue opinioni si troverà sempre solo. Infatti molti pensano per schemi, per categorie, i più per partito preso. Ma essere solo e libero non significa essere necessariamente illuminato ma solo scomodo. 

Ognuno si illude di avere un ruolo, una funzione, uno scopo. In molti casi è veramente così ma solo per un tempo molto limitato. Ognuno si illude di essere necessario per qualcuno. Alcuni non possono farne a meno. 

Appena esco in giardino sento un rumore persistente della Telecom. Quanto ci vuole perché un suono diventi un rumore persistente? E quanto ci vuole perché un rumore persistente smetta di essere tale? 

Un giorno in giardino è finito un papero con una ala rotta, che non riusciva più a volare. Il mio lagotto gli abbaiava. Abbiamo fatto in modo che non venissero a contatto. Argo poteva mordere e il papero poteva beccarlo in un occhio. Poi il papero è ripartito. Ha ripreso il volo. 

Solo un artista può creare quelle opere. Nessun altro lo può fare. Solo Dante poteva creare la Divina Commedia. Un inventore di un vaccino o di una macchina crea qualcosa di necessario e senza di lui ci sarebbero voluti altri anni prima che qualche altro scienziato ingegnoso arrivasse a quel risultato. Un medico è necessario per i suoi pazienti, anche se potrebbe essere sostituito. Nonostante questo i cimiteri sono pieni di persone un tempo ritenute indispensabili. L’umanità va avanti nonostante tutto. 

Come fanno le persone ad imparare dall’esperienza, data la limitatezza dei dati? Come fanno le persone a passare dalla teoria alla pratica e dalla pratica alla teoria, visto che i passi falsi sono sempre dietro l’angolo? Come fa un medico giovane a diventare un chirurgo, visto che ogni sbaglio può essere fatale e c’è sempre il rischio per un novello di fare un macello? 

Un giorno in giardino, nel mio piccolo giardino, è finito un serpente. Il cane gli abbaiava. Io ho retto il cane. Mio padre ha ammazzato il serpente con una vanga. Era venuto dalla sterpaglia fuori. C’era troppa erbaccia un tempo. Oggi invece, là fuori, dato che ci abitiamo, tengono  pulito. 

I più esperti del web non fanno altro che cercare di decifrare algoritmi sconosciuti. Siamo governati dagli algoritmi. Dietro a questi ci sono naturalmente esseri umani, che però usano la logica binaria o comunque sia, riducono il pensiero di molte sfumature. 

Non ci ricordiamo di tutti i libri letti. Molti cadono nel dimenticatoio. Alcuni sono necessari per le basi. Altri vengono ricordati perché piacevoli letture private. La nostra mente è un continuo flusso, un continuo work in progress. Quando una persona  può essere ritenuta colta? Non è questo che conta. L’importante è tenere il cervello in allenamento. Soprattutto basta una demenza senile per spazzare via tutto di un colpo cultura e talento. La mente è qualcosa di molto labile. Non possiamo farci troppo affidamento, dobbiamo ringraziare Dio che funzioni un poco e sfruttarla fino all’ultimo. 

Ci sono problemi logici-scientifici del tipo: quando un girino diventa una rana? Come se si potesse trasporre la continuità di un evento in una forma discreta. Non c’è l’istante esatto. C’è una successione di istanti. È un processo che dura nel tempo. La questione comunque resta irrisolta. 

Turing decrittò i codici della macchina Enigma tedesca. Ricordati che per ogni Hitler che si sente furbo, al sicuro c’è sempre un Turing che scopre tutto. 

Internet poteva connettere qualsiasi persona. Come si diceva “il mondo era diventato piccolo”. C’era in sociologia la teoria dei 6 gradi di separazione. Il tam tam fu esponenziale durante la primavera araba. Il potere capì che tutto questo era troppo pericoloso. Ed allora si inventò i suggerimenti di amicizia, i prodotti consigliati, in una parola sola la bolla di filtraggio. Ogni tanto qualcuno esce fuori bolla, succede raramente, soprattutto per organizzare i rave party. L’ordine costituito concede solo qualche sballo. 

In nome della scienza hanno rubato il cervello di Einstein e lo hanno sezionato senza scoprire nulla di importante (c’erano più cellule gliali e più cellule che collegavano i due emisferi). Molto probabilmente avranno in qualche laboratorio creato un uomo-scimmia o fatto altre diavolerie. Ci vorrebbe più divulgazione scientifica perché i più discutano dei limiti etici della scienza, dato che non tutti gli scienziati sembrano autoimporsi dei limiti nella ricerca. Ma probabilmente la scienza non sarà mai democratica. L’importante è che agisca in una democrazia. Che siano salvate almeno le forme! 

Ci sono problemi linguistici e matematici dove i soggetti si autopredicano. Si finisce in un circolo vizioso. È autoreferenzialità pura. Questo nella pura logica. Ma nella vita di tutti i giorni questo problema non si pone. Non conta niente come un individuo definisce sé stesso, a meno che non sia in un confessionale o sul lettino di un terapeuta. Sono gli altri che ti definiscono nella vita. Autopredicarsi è un lusso. Un lusso della logica pura.