Una prima analisi del voto elettorale secondo, di Diego Fusaro 

A una prima analisi dei risultati delle elezioni, si può dire che il centro-destra registri quasi ovunque un crollo: un crollo meritato, mi permetto di aggiungere, dacché non ha saputo essere sotto alcun profilo baluardo di opposizione: anzi, ha incarnato le medesime istanze del Leviatano tecnosanitario, ora oscillando goffamente, ora portandole avanti ancor più radicalmente rispetto alle sinistre fucsia. Il forte astensionismo si spiega a mio giudizio in questa chiave: la folta schiera dei resistenti al nuovo ordine pandemico-terapeutico non ha ovviamente votato le sinistre fucsia, ma nemmeno le destre bluette, per le ragioni suddette. 

Si è cioè trovato senza rappresentanza, ciò che rappresenta un interessante elemento di analisi filosofico-politica, oltre che naturalmente di concreto lavoro politico per la costruzione di un futuro fronte del dissenso. 

A ciò si aggiunga che le destre bluette leghiste, proprio come i 5 stelle, hanno tradito il proprio elettorato passando ad appoggiare l’euroinomane Mario Draghi e il Partito Unico dell’euro, e abbandonando ogni velleità sovranista e populista di riscatto dalla globalizzazione mercatista. 

Paradossalmente, le sinistre fucsia modalità PD, quelle che meglio incarnano gli interessi delle classi dominanti cosmopolite, sono state obiettivamente le più coerenti (il loro tradimento, quello delle classi lavoratrici, lo fecero ormai parecchi anni addietro) nella zelante difesa dei capisaldi della globalizzazione capitalistica, dalla Unione Europea al cosmopolitismo, dai capricci di consumo individualistici detti impropriamente diritti civili al grande reset della razionalità politica legata all’emergenzialità epidemiologica. 

Una situazione tragica sotto ogni profilo, quella in cui non vi è una opposizione reale e il partito che meglio incarna il potere ottiene il consenso da parte di chi tutto l’interesse materiale avrebbe a negarglielo.