PIOGGIA D’AUTUNNO

Vorrei, pioggia d’autunno, essere foglia
che s’imbeve di te sin nelle fibre
che l’uniscono al ramo, e il ramo al tronco,
e il tronco al suolo; e tu dentro le vene
passi, e ti spandi, e sì gran sete plachi.

So che annunci l’inverno, che fra breve
quella foglia cadrà, fatta colore
della ruggine, e al fango andrà commista,
ma le radici nutrirà del tronco
per rispuntar dai rami a primavera.

Vorrei, pioggia d’autunno, esser foglia,
abbandonarmi al tuo scrosciare, certa
che non morrò, che non morrò, che solo
muterò volto, sinché avrà la terra
le sue stagioni, e un albero avrà fronde.

ADA NEGRI

Lirica di 15 endecasillabi piani regolari, priva di rime. Il vorrei, condizionale ottativo, ne costituisce l’impalcatura, perché Ada Negri si identifica con la foglia. Il paesaggio autunnale – la pioggia insistente, le foglie il ramo il tronco – provoca alla poetessa sensazioni di tristezza, fino al pensiero della morte. L’inverno “uccide” l’autunno ed è a sua volta “ucciso” dalla primavera: il ciclo delle stagioni, prosegue indifferente.