Era un giovane politico  molto promettente. Si stava facendo strada. Alle elezioni raccoglieva tanti voti. La strada sembrava spianata. I suoi genitori erano molto fieri dei figli che si erano sistemati. Ma si dichiarò pubblicamente gay. Purtroppo con l’outing gli fecero terra bruciata attorno, addirittura il deserto. Pochissimi lo votarono, solo i suoi familiari e poco più. Abbandonò la politica e divenne impiegato pubblico. Eppure il partito era per le unioni civili, ma gli elettori di provincia non lo avevano capito, ancora peggio non lo avevano accettato e si dimostrarono ipocriti e retrogradi. La verità era che non era colpa del partito. Nessun collega o superiore lo aveva abbandonato. Come è angusta la vita di provincia! Era giovane. Poteva rifarsi una vita, ma aveva vissuto sulla sua pelle una ingiustizia.

Aveva cambiato casa. Non rimpiangeva i vecchi vicini, che pensavano di conoscere le sue tare e di cui lui pensava di conoscere le loro. Nella vecchia casa bisognava fare attenzione perché poteva vedere i vicini ed essere visto dai vicini in giardino. Nella nuova abitazione poteva uscire in giardino in mutande o in pigiama e nessuno si sarebbe accorto di niente. Conosceva poche persone nella nuova zona e questo era un bene: un bene forse sia per lui che per loro.

Le chiavi interpretative di questo mondo possono essere tante quante gli stati di animo e le metamorfosi degli uomini già esistiti e ora esistenti. 

Era cresciuto attorniato da piccoli evasori in una zona residenziale. Dopo i sacrifici suoi e della famiglia per studiare finì per dedicare la sua vita alle tasse. Diventò un dirigente troppo zelante dell’agenzia delle entrate e gli piaceva incutere timore reverenziale,  esercitava le sue funzioni con raffinato sadismo ed un pizzico di compiacimento. Tutte le piccole umiliazioni subite da piccolo trovavano sfogo nel suo lavoro.

Il libero pensatore deve riflettere su tutto senza genuflettersi di fronte a nessuno. Teoricamente ammissibile, ma in pratica non è fattibile.

Ci sono persone che trovano qualsiasi scusa o giustificazione per rifiutare pretendenti. Spesso addossano la colpa agli altri. La verità è soltanto che a loro non piacciono quei o quelle pretendenti.

I segni del tempo vanno accettati. Anche le offese della vita sono tollerabili. Inaccettabile è solo la fine, a meno che non sia un nuovo inizio. Ma per questo c’è solo la fede perché la ragione qui vacilla. 

Oggi in poesia per risultare credibili non bisogna mai dare del tu ai critici e non darsi troppo dell’io.  L’imperativo è eliminare l’io lirico. Ma per riflettere bisogna concentrarsi, ovvero concentrarsi su sé stessi. Tutto inizia dall’io e tutto ritorna nell’io.

Io non sono un poeta, piuttosto un alleato, un sodale di poeti e poetesse.

Noi, poveri umani disumani! Non c’è niente di cui stupirsi delle nostre malefatte…

Chissà se avremo il tempo per dire: “Animula vagula blandula”? 

Avevano comprato qualche decennio prima mobili, arazzi, tavoli da un antiquario. Prima del trasloco toccò loro svenderli perché non avevano più mercato. Alcuni li regalarono ai parenti. Altri li portarono nella nuova casa, anche se quella vecchia mobilia era un poco ingombrante,  in attesa di tempi migliori.

Oggi è più noiosa la pulizia dei denti che non una otturazione o l’estrazione di un dente. Per rincuorarsi dei denti perduti basta ricordarsi di un detto siciliano secondo cui chi si innamora di denti e capelli non si innamora di niente.

Andare alla cena di classe significa vedere quanto il tempo sia stata impietoso con tutti. Solo i primi della classe, quelli che sono arrivati nella vita e quelli che sono ossessionati da quel periodo scolastico vanno sempre alle cene. Ma andare alle cene è come andare a puttane in comitiva: è un modo come un altro per fare massoneria, per svolgere pubbliche relazioni. Oppure è un modo come un altro per stare in compagnia, molto datata del resto.

Che fine faranno i miei libri alla mia dipartita? E i miei scritti? Ma probabilmente è un  problema marginale di poco conto. Saranno pochissimi o nessuno a piangermi. In fondo ho vissuto una vita cristallina da questo punto di vista. Mi sono sempre disinteressato a amici e conoscenti che potessero presenziare al mio funerale. Mi sono isolato socialmente. Non è un difetto né una virtù.  È una scelta come un’altra da rispettare.

 Molti si circondano di molta gente per non pensare, per distrarsi. A forza di cocktail party e di conversazioni brillanti o simili giungono alla fine della serata stremati e svuotati interiormente.

Le persone esteticamente belle hanno più tentazioni. Hanno più possibilità di peccare, hanno più facilitazioni e possono essere più frivole e più mondane. 

Gli scrittori sono strani. Fanno tanti giri di parole per dire che sono soli o che non c’è stata una donna. 

La psicologia ipersemplifica per soddisfare i requisiti di scientificità. Toglie tutte le sfaccettature e le sfumature proprie della filosofia. 

Si è allungata la vita e sono aumentate le nascite. Ma non possiamo porre limiti né controllare i due fattori. 

Il vero scandalo era lo sversamento di liquami e materiali tossici. Ma tutti sapevano e fingevano di non sapere. Tra posti di lavoro e salute pubblica sceglievano istintivamente la difesa dei loro interessi. Tutti avevano paura di parlare. Tutti dicevano che il peggio sarebbe passato, che erano maledetti coloro che avevano alzato il polverone e che tutto si sarebbe sgonfiato. Di certo c’erano un terzo, un quarto, un quinto livello ed una ampia, fitta rete di rapporti clientelari. 

Lui parlava con il cane e lo chiamava ripetutamente per nome. I ragazzi delle scuole poco distanti che andavano a fare ginnastica al parco lì vicino ascoltavano e poi si divertivano a chiamare il cane. Ogni cane sveglio risponde al suo nome oltre al fatto di capire un poco la comunicazione non verbale e quella paraverbale (il tono della voce).

Si occupava dell’orto. Il momento topico per lui era quando andava a regalare le sue zucchine ad una bella vedova, facendo battute ed allusioni.  Ogni ora si prendeva una pausa. Chi passava poteva notare la sua presenza e la durata della pausa dalla nuvoletta di fumo che si alzava oltre la siepe. 

Si occupava dell’orto. Era un preside eticamente irreprensibile e molto credente (aveva studiato dai salesiani), ma quando gli toccava vangare bestemmiava a tutto spiano. I vicini lo sentivano e ridevano a crepapelle. 

Per risparmiare soldi non comprarono il PC ma il tablet. Solo che il tablet si ruppe e ne dovettero comprare uno nuovo. Avevano veramente risparmiato?

Faceva il rappresentante.  Conosceva molta gente. Una dirigente politica gli chiese di candidarsi come consigliere comunale. Lui rifiutò perché poteva essere troppo divisivo. Ma alle volte si mangiava le mani ripensando a tutti gli onorevoli che erano partiti dal niente…

A metà degli anni novanta il candidato sindaco della Lega Nord, suo conoscente (avendo amici in comune) gli propose di fare politica con loro perché sarebbe stato un modo efficace per il partito per dimostrare che non era razzista, annoverando tra le sue fila un toscano. C’era un piccolo particolare: lui non era leghista né così fesso.

Non potendo più fare felice una donna aveva smesso i panni del latin lover. Aveva paura di non essere più all’altezza. Ma forse preferiva in cuor suo ricordarsi come era un tempo. In definitiva viveva di ricordi ma i problemi della vita erano altri. Il sesso non era una questione cruciale o almeno non più alla sua età. 

Cosa era rimasto della grandeur e del potere di antichi re? Cosa era rimasto della bellezza e della vanità di antiche regine? Cosa era rimasto dei loro antichi regni? Assolutamente niente. Ma la gente continuava, nonostante tutto, a cercare di farsi ricordare.

Tutte le volte che passava l’aspirapolvere si ricordava che era polvere e sarebbe diventato polvere.

Andava sempre a giocare al casinò, ma diceva solo delle poche volte che vinceva e non raccontava mai quando perdeva.

Aveva il vizio di togliersi le pipite dopo essersi tagliato le unghie. A forza di togliersi le pellicine gli venne una infezione ad un piede  e non potè andare ad un funerale.

Quasi per esorcizzare una futura disgrazia o per mettersi in pace con la coscienza si misero a dire che gli infortuni sul lavoro erano tutti frutto di imperizia e goffaggine. Un operaio sentì quei discorsi fatti a cuor leggero e non andò più in quel bar.

Era una figura così seria, compassata e triste che anche gli amici lo avevano soprannominato crisantemo.

Aveva riempito il piccolo giardino di piante di poco valore, piante di cui il marito e i figli si sarebbero disfatti subito al momento della sua scomparsa.

Amava stare sempre con la luce accesa perché diceva che avrebbe dovuto stare al buio per l’eternità. La bolletta della luce però era astronomica.

Apparecchiare la tavola, scaricare la lavastoviglie, mettere i medicinali per tutti, dare da mangiare al cane: piccoli riti che scandivano la sua quotidianità pomeridiana. 

 La vecchiaia è brutta, ma la morte anzitempo è molto peggio.

Lavorava alla Piaggio e fu mandato a Biella. Gli operai erano malvisti allora perché la Piaggio produceva pezzi aeronautici per i nazisti. Ma alcuni operai pontederesi morirono per mano di partigiani biellesi. La politica fu solo un pretesto. In realtà fu una questione di corna, di donne. Lui scappò da Biella a piedi. Dormiva tra le vigne. Ci mise giorni e giorni prima di ritornare a Treggiaia. Fu licenziato ma si salvò la vita. Ritornò a lavorare alla Piaggio grazie all’intercessione della moglie di un dirigente  con cui ebbe una breve relazione. Le donne erano state croce e delizia. Ma non ne parlava mai. Morì sulla poltrona del soggiorno in un pomeriggio di febbraio. Suo nipote, piu di venti anni dopo, ora ha come dentista una dottoressa che ha lo studio in via Caduti di Biella.

A volte nella vita si può fare solo supposizioni e congetture. Questa era la sua conclusione. Aveva speso la sua intera vita, in nome di non sapeva che cosa. Forse era rimasto troppo spesso in balia degli eventi.

Aveva le sue chiusure mentali, ma a chi glielo faceva notare rispondeva che non si trattava di pregiudizi ma solo di giudizi a posteriori.

Era la figlia di un noto industriale.  Quando mise sotto una donna con la macchina si chiuse nell’auto e telefonò subito ai suoi avvocati. Non si sincerò delle condizioni della donna che poi morì. Se la cavò a buon mercato e senza l’ombra di un rimorso postumo.

Suo padre aveva una catena di profumerie. Amava bere e poi guidare l’auto ad elevata velocità.  Una volta in un incidente morì uno studente di soli 23 anni, in macchina con lui. Lui se la cavò con poco dal punto di vista legale. Non gli fecero nessun controllo. Erano gli anni novanta. Quando parlava dell’accaduto di solito diceva che la vittima era un poveretto come i suoi stessi genitori. Se ne fregava altamente del dolore procurato. Si divertiva a cambiare ragazze, che se ne fregavano altamente di quello che oggi chiameremo omicidio stradale.

Aveva sempre pensato che i ripetenti piacessero alle ragazze.  Così fece di tutto per farsi bocciare (fece molte assenze, discusse troppo con gli insegnanti, non studiò). L’anno dopo si trovò una classe con diverse belle ragazze ma si innamorarono tutte di un altro ripetente, molto più bello di lui. Quell’anno fu più diligente e i suoi nuovi compagni di classe pensavano che fosse bocciato perché totalmente duro di comprendonio. Capì allora che nella vita si può anche essere il ripetente sbagliato. 

Nelle sue fasi maniacali diceva di avere, la dimostrazione del teorema di Fermat, ma non era affatto un matematico. Gli amici ascoltavano incuriositi e comprensivi. In fondo tutto era possibile a questo mondo ed anche Fermat era un dilettante ai suoi tempi. E poi anche Fermat diceva di essere arrivato alla dimostrazione del teorema e forse non era vero. Forse anche Fermat bluffava o era maniacale…

A Padova da giovane scrivevo col gesso sui muri “stiamo cercando ragioni razionali per credere nell’assurdo”. Harold Norse, poeta della Beat Generation, scriveva nel suo componimento “Credere nell’assurdo” di un tale che scriveva sui muri questa stessa identica frase. Forse c’era un tale in qualche posto del mondo che aveva avuto la mia stessa idea, forse Norse era a Padova in quel periodo e mi aveva osservato, forse mi ha immaginato senza sapere che esistevo realmente, forse scrivevo quella frase perché era una reminiscenza di quella poesia, già scritta precedentemente. Forse si tratta di una coincidenza soltanto. Non è dato sapere niente. L’unica cosa certa è che Norse è morto, i miei due coinquilini sono morti ed io sono rimasto l’unico a credere nell’assurdo.

“Chi è senza peccato scagli la prima pietra, anzi il primo sampietrino!”. Ma è originale? Faccio ricerche su Google.  Trovo che l’ha scritta tre anni prima un ultras romanista. Niente da fare quindi. Anche questa è andata buca…