Non è loro consuetudine scappare, ma, dinanzi a mostruosità del genere c’è poco da fare. Hanno percorso il buio corridoio, rientrando nel salone, anch’esso avvolto nell’oscurità, come se improvvisamente avvenisse un’eclissi solare. Ma la verità è che sono state abbassate le veneziane e non entra un raggio di luce. Provano, senza fortuna, ad accendere quella artificiale tramite l’interruttore. Avranno staccato l’interruttore generale, o hanno dei poteri magici. Sono mostruosi ma mica stupidi. I due investigatori rimangono immobili, l’uno accanto all’altro, a scrutare nel silenzio, sicuri di non essere da soli. La stanza è impregnata dal fetore di quegli esseri orripilanti. Non si riesce a scorgere a un palmo dal naso.

«È come brancolare nel buio» osserva con sarcasmo Ted.

«Quanto meno si evita di guardarli in faccia» risponde Parker.

Il desiderio viene improvvisamente frantumato dall’accendersi di tutte le luci, illuminando a giorno la stanza.

«Che diavoleria è?!» dice Ted, mentre si guarda intorno attonito.

«Siamo scesi all’inferno» replica Parker, calamitato dalle diverse figure mostruose sparse all’interno del salone.

«Che bella accoglienza!» esclama l’amico. «Sembra di assistere a una riunione condominiale.»

«Le ho sempre odiate» osserva con sarcasmo il detective, stringendo forte l’impugnatura della pistola.

«Apriamo il fuoco, o aspettiamo che siano loro ad iniziare le danze?» dice Ted.

«Bella domanda» risponde Parker. «Quella specie di coccodrillo mi sta osservando in malo modo, non credo che voglia scambiare quattro chiacchiere amichevolmente.»

«La stessa cosa fa nei miei confronti quel ridicolo lupo mannaro» afferma Ted.

«Lo trovi ridicolo?»

«Uno che si bava addosso non saprei come giudicarlo diversamente.»

«Gli altri cosa ti dicono?» domanda Parker, in una sorta di clima demenziale.

«Sulla stessa stregua; mi sembrano delle figure da circo.»

«Potrebbero offendersi» replica il detective.

«Che lo facciano pure; inizio a innervosirmi qua dentro» dall’espressione di Ted è palese la voglia di chiudere i conti subito. «Ne ho abbastanza! Solo perché sono enormi e brutti pensano di metterci paura; ma chi si credono di essere!»

«Mi sa che hai agitato le acque» dice Parker, notando nello schieramento opposto un certo nervosismo.

«È quello che volevo!» risponde sornione l’amico.

«Magnifico!»

Inevitabilmente si scatena la reazione dei mostri che si avventano uno alla volta, se ne contano una mezza dozzina, su Parker e Ted, i quali non si lasciano intimorire, scaricando loro una pioggia di proiettili. Si tratta di una linea difensiva più che offensiva, utile a tenerli a debita distanza. Un gigantesco pipistrello tenta di afferrare con i suoi denti aguzzi il piede di Parker, finito per terra dopo il concitato confronto. Ted, scorge l’amico in difficoltà, punta la sua pistola contro il mostro e preme quattro volte il grilletto colpendolo ad entrambi gli occhi. Il grosso pipistrello si dimena violentemente andando a sbattere su tutto ciò gli capita attorno, compresi i suoi amici. I due uomini approfittano del caos creatosi e si allontanano, trovando rifugio nel bagno. Ritorna l’oscurità.

« … grazie» dice Parker.

«Figurati! Non ci penso minimamente a ereditare l’agenzia; troppa responsabilità. Senza contare che avremmo perso una figura carismatica e un caro amico» risponde Ted.

«Le tue parole mi commuovono, a tal punto che mi vien perfino da piangere; ma resisterò, non voglio perdere la dovuta concentrazione» replica il detective.

«Già! Siamo messi davvero male» dice Ted, appoggiato con le spalle alla parete del bagno.

«Prima che avesse inizio il casino mi sembravi di tutt’altra idea.»

«Non volevo far capire loro che me la stavo facendo addosso.»

«Ottima strategia» osserva il detective.

«Da dove vengono?» chiede Ted.

«Non me lo chiedere, sprecheremo energie inutilmente; la cosa che ci preme maggiormente è rispedirli a casa, con le buone o con le cattive maniere.»

«Hai un piano?» chiede Ted.

«No. Agiremo d’istinto come animali allo stato brado» risponde Parker.

«Emozionante!»

«Puoi dirlo forte.»

«Ci sono rimaste poche munizioni, il resto li abbiamo lasciati in macchina.»

«Non credo che ci permetteranno di uscire per andare a prenderli» risponde il detective.

«Siamo tagliati fuori dal mondo» replica Ted, dando un’occhiata al cellulare.

«Jennie sa che siamo qui, se non avrà al più presto nostre notizie si darà da fare per soccorrerci, a costo di scomodare l’esercito degli Stati Uniti d’America.»

«Mi accontenterei molto meno» osserva Ted.

«Non diamo nulla per scontato, ce la siamo cavati in situazioni peggiori.»

«Sto facendo mente locale per ricordarmene una … »

«Ne approfitto per andare in bagno» dice il detective, avvicinandosi nell’oscurità al water, quando improvvisamente si accendono le luci. «Davvero gentili, grazie!» si spengono nuovamente. «Stiamo giocando!»