Antonella Viola: È giusta la decisione italiana di somministrare le terze dosi a partire dai 60 anni di età? Perché non 65 come USA e Francia?

È giusta la decisione italiana di somministrare le terze dosi a partire dai 60 anni di età? Perché non 65 come USA e Francia? 

In realtà fissare una soglia di età è sempre una approssimazione, perché il rischio di sviluppare Covid19 severo dipende sì dall’età ma anche da tutta un’altra serie di condizioni che abbiamo compreso solo in parte. Tuttavia, se una soglia va indicata, è ovvio che sarà tra i 60 e i 70 anni. 

È qui infatti, dopo i 60 anni, che la mortalità causata dal virus fa un balzo ed è questa la fascia che va meglio protetta, proprio perché più a rischio. Ma ci sono anche altre considerazioni. 

Al momento le due dosi di vaccino proteggono benissimo dalla malattia, anche gli over 60. La terza dose appare una cautela per evitare di accorgersi tra qualche mese che le cose sono cambiate. 

Tuttavia, non avendo certezza della necessità, efficacia e rischi del richiamo, si procede vaccinando con la terza dose non solo chi è a maggiore rischio di malattia severa, ma anche chi ha minore rischio di effetti collaterali dovuti al richiamo. 

Come vedete dal rapporto AIFA, a partire dai 60 anni di età, gli effetti indesiderati associati alla vaccinazione crollano, proprio perché il sistema immunitario è meno reattivo. Quindi, nell’ottica della massima precauzione e non della effettiva necessità, la scelta è corretta. 

Chi ha più di 60 o è fragile per patologie pregresse, vada serenamente a effettuare il richiamo. Chi – come mi state scrivendo- ha avuto reazioni importanti alla seconda dose, deve decidere se e quando procedere con il richiamo con il proprio medico curante. Per tutti gli altri, per i più giovani, per il momento la terza dose non serve.

Qui il rapporto completo: https://www.aifa.gov.it/…/Rapporto_sorveglianza_vaccini…