Nel Processo della strage di Bologna è indagato per depistaggio un ex uomo dei servizi segreti,  ex amministratore del condominio di via Gradoli. Ci potrebbe essere un filo rosso tra la strage di Bologna e il sequestro Moro. I misteri di Italia sono più incomprensibili di tutti i paradossi della logica.

Licio Gelli odiava a morte i comunisti anche perché gli era morto il fratello nella guerra civile spagnola. Ma non glielo aveva ordinato certo il dottore  ai fratelli Gelli di andare a combattere tra i franchisti. 

I due non si potevano vedere. Si guardavano in cagnesco. Non si parlavano. Poi uno dei due stava per finire sotto la pressa e l’altro lo salvò. Finirono per diventare amici per la pelle.

Non poteva sopportare quell’ingegnere. Se ne andò in pensione come caporeparto, dopo trenta anni come operaio. Tutti lo festeggiarono alla cena di addio. Solo quella volta gli sembrò tollerabile la presenza dell’ingegnere. 

Un tempo la turbolenza del mercato era data dall’instabilità delle materie prime o viceversa. Ma le cose ora sono peggiorate. Ora la turbolenza del mercato è data dall’aumento delle materie prime o viceversa.

Se studi ti rammentato del tale che non ha studiato e ha fatto i soldi. Se non studi ti rammentano di tutti i laureati disoccupati che ci sono a giro. Allora a che serve studiare quando ciò non garantisce necessariamente un futuro migliore? Nel frattempo mancano i laureati.

Non salutava mai chi lo calunniava.  Vedendo che non li salutava, i calunniatori, ancora più indispettiti ed impermalositi, lo continuavano a diffamare in modo più aggravato. Lui se ne infischiava. I diffamatori si ripetevano tra di loro che lui si desse troppe arie, troppa importanza. I diffamatori negavano la diffamazione, negavano l’evidenza e lo facevano passare per pazzo.

La piccola rendita, non percependo alcun reddito di cittadinanza,  gli serviva come sussidio di disoccupazione.  Niente altro.

L’amore è un gioco ad incastro sia carnale che spirituale. 

La cassiera amava fare battute su un tale disoccupato, che conosceva di vista. Si sentiva così superiore. La cosa le procurava un immediato benessere. La rassicurava,  la rincuorava. Ciò sprigionava un incauto ottimismo. Era uno sfogo come un altro, un modo per ridere di chi nella scala sociale stava più in basso. In realtà era precaria ed aveva una paura matta di finire anche lei disoccupata. 

In molte condizioni, circostanze e situazioni giocano un ruolo importante il fattore psicologico,  lo stato d’animo, lo stato mentale, anche se certi aguzzini trovano con questo la scusa buona e gli alibi per discolparsi totalmente, per fuggire dalle responsabilità a cui oggettivamente dovrebbero essere inchiodati.

Ci sono alcuni insegnanti alle superiori che prima guardano il nome e cognome, quindi valutano il compito, poi riguardano il nome e cognome, infine danno il voto. Ma non ne fate un dramma…

Sempre più laureati in medicina in Italia vanno all’estero. Sempre più laureati italiani in medicina in Albania vengono ad esercitare in Italia. Non sarebbe meglio togliere il numero chiuso? Non per dire male dell’Albania ma non sarebbe meglio che molti studenti italiani studiassero in Italia invece che in Albania?

La Ferrari che sfrecciava e che sorpassava tutti ora è ferma come noi al semaforo. Ripartirà.  Ci distanzierà.  Noi con l’utilitaria perderemo le sue tracce. Forse la ritroveremo ad un altro semaforo o al benzinaio. Tutti abbiamo delle soste e degli inciampi nella vita.

Anche gli scandali passano di moda e quando avviene non interessano che i pochi interessati (mi si scusi il bisticcio di parole).

Aveva molti libri autografati di Andreotti, ma li aveva buttati via perché non ne voleva più sapere nulla di quel personaggio. 

Si vantava di aver fatto parte della P2. Diceva che i nomi più scomodi della P2 Gelli non li aveva fatti trovare nella lista finita in mano agli inquirenti. Poi faceva battute sulla massoneria attuale ufficiale, a suo avviso sempre meno potente e sempre più ricreativa-culturale.

Quando morì scrissero articoli di giornale. Scrissero che era un grande imprenditore. In realtà nel suo locale si ritrovavano per drogarsi e lui faceva finta di niente. Ma si sa quando  uno muore viene sempre commemorato e giudicato con bonaria indulgenza. 

Un aforisma si può giudicare in base alla verità parziale espressa,  in base alla sua incisività e alla sua  pregnanza. 

Era stato un venditore ambulante. Aveva di che vivere. Lo aveva lasciato la moglie. Da allora si era autodistrutto. Faceva vita di strada e chiedeva  le elemosina. Si ubriacava ogni giorno col vino in cartone, che andava a comprare sempre al solito supermercato. Adesso non so se sia ancora vivo. A suo modo era un personaggio della cittadina. Mi chiedevo sempre perché rovinarsi così? Ma ognuno ha un suo punto di rottura,  un suo punto di non ritorno e gli altri non possono immedesimarsi completamente né capire totalmente. 

Figlio di un onorevole lo potevi trovare al bar e bere con lui qualche birra. Voleva mettersi in politica. Glielo avevano offerto ma avrebbe rischiato di non lavorare più con la sua agenzia, di non avere più lavoro. In Toscana non perdonano chi è di parte avversa.

Chi crede ciecamente ai test psicoattitudinali dovrebbe credere anche Lucio Dalla fosse un ritardato mentale. 

Quando un paradosso non è più inspiegabile è già risolto. Quando un paradosso non è più insolubile è già spiegabile.

Era mattina. Diceva al figlio di non alzare la voce per non svegliare i vicini. Poi a finestra aperta metteva a tutto volume la radiolina. 

Nessuno di noi che bazzicavamo negli ambienti pisani ha fatto carriera. La vita è dura, imprevedibile e a stento ci barcameniamo. Hanno vinto i precisini,  gli yesman. Da tempo abbiamo ammainato ogni bandiera. 

Da tempo ti ho persa di vista e non ho più alcuna notizia. Non abbiamo amici in comune. Non so cosa sia stato bene o male, se incontrarci o perderci. Quando ci vedemmo l’ultima volta non pensavamo che fosse l’ultima ed alcune cose rimasero in sospeso. Resta un ricordo molto sbiadito, alcuni aneddoti e qualche frase nella memoria. 

Era un finanziere. Organizzava ogni anno una festa gratuita per i residenti del quartiere con i prodotti dei commercianti che intimoriva e che gli davano a prezzi stracciati tutto quel ben di Dio. Picchiava la moglie ma per alcuni era una brava persona, addirittura un benefattore.

Era molto assenteista. Le poche volte che c’era, nelle ore di lezione, lasciava suo figlio di due anni chiuso in macchina. Il ragazzo era intimamente fiero di non avere la sufficienza alla sua materia. Di certo quella insegnante non dava un buon esempio.

Sembravamo così in sintonia. Eri un mio contatto social. Eravamo amici virtuali. Si era detto anche di incontrarsi, ma senza un vero motivo sfumature l’occasione. Ho provato ad inviarti messaggi ed email ma non hai mai risposto. Non so di cosa ti sei offesa, se ti sei offesa. Ti sei cancellata dai social.  Non so più niente di te. Non so come stai. Se fosse successo qualcosa di preoccupante quasi certamente mi avrebbero avvertito. Mi chiedo se è rimasto o se rimarrà qualcosa della nostra interazione. È un enigma come un altro a cui non so rispondere e che probabilmente lascia il tempo che trova.

Era un liberale apartitico.  Era doppiamente inviso a tutti sia perché esprimeva sempre le sue opinioni in modo indipendente sia perché non si schierava da nessuna parte. 

Era il preside della facoltà. Aveva scritto per spaventare gli studenti sulla sua porta che la facoltà di ingegneria doveva essere difficile. Alcuni professori così si sentivano in diritto di gettare dalla finestra i libretti dei più somari. Gli studenti ridevano delle brutte figure altrui. Coloro che diventavano ingegneri erano preparati, ma taluni avevano una ombra di disumanità. 

Era quasi un accumulatore seriale di scontrini fiscali. I familiari pazientemente facevano finta di niente e li cestinavano. A volte la vita consiste nel tappare reciprocamente i buchi, nel sopportare le tare altrui.

Il comunista si infervorava a tal punto da dire che chi era di destra o liberale non doveva avere lavoro, doveva morire di fame. Gli amici ridevano ed approvavano. Tra questi anche un selezionatore del personale ed un impiegato dell’ufficio di collocamento.

Dopo essere arrivato alla stazione di Campiglia Marittima si era incamminato come suo solito verso Baratti. Voleva attraversare sulle strisce. Per fortuna si era fermato in tempo perché sopraggiungeva ad elevata velocità un camion. Se fosse morto ragazzo i suoi genitori sarebbero impazziti dal dolore. Allora non scriveva. Ai suoi genitori forse sarebbe rimasto qualche tema, neanche sufficiente, svolto in modo non propriamente ottimale. Fu un attimo. Non attraversò. Il destino decise diversamente. 

Durante la pandemia dicevano che non ci si salva da soli. Era una frase efficace che mi spinge ad ulteriori riflessioni. Uno dei difetti del cristianesimo a mio avviso è l’ossessione per la salvezza individuale. Cosa conta la salvezza individuale rispetto alla salvezza collettiva? Al massimo i più fervidi cristiani pregano per la salvezza dei loro cari. Questo è un modo egoistico di pensare alla salvezza ultraterrena. Il marxismo si è diffuso così tanto perché non rimanda l’appuntamento, spostandolo nell’aldilà, ed ha il merito di pensare alla salvezza terrena collettiva,  al qui ed ora per tutti.

Si dichiarava comunista, era un autonomo, ma quando fumava le canne in compagnia era un capitalista. Le fumava quasi tutte lui, lasciando poco fumo agli altri.

Se gli immigrati africani fossero accettati veramente li chiameremmo tutti afroitaliani.

A un alunno che una volta gli rimproverò le sue gravi lacune prima gli fece rapporto e poi gli spiegò che faceva l’insegnante perché era sempre meglio di fare l’operatore ecologico.  La sua fortuna era la sfortuna dei suoi studenti.

Oggi per le belle ragazze con i social è più facile fare i soldi e diventare famose. La bellezza paga ed appaga. Alcune belle ragazze possono fare le belle statuine, stare in posa per venti anni e sfruttare la propria immagine. Questione di like! Questione di visibilità! 

In strutture come i servizi segreti, il Noto Servizio e Gladio in teoria dovevano essere scelti i migliori uomini, in pratica ci finivano anche i più sadici figli di puttana anticomunisti. Le organizzazioni segrete come le Brigate Rosse in teoria avrebbero dovuto essere elitarie, in realtà poteva finirci chiunque. La guerra fredda come qualsiasi guerra arruolava chiunque, senza badare alla giovane età e ai disturbi di personalità. 

Ero giovane. Diceva di essere la nipote di un cantante famoso. Soffriva di shopping compulsivo. Ogni negozio si fermava e comprava. Cercavo di farla desistere ma non ci riuscivo. Mi lasciò ad aspettare sull’uscio di casa sua perché doveva cambiarsi. Dopo mezza ora non era ancora uscita.  Io presi e me ne andai. Quando girai l’angolo mi sentii sollevato. Non seppi più nulla di lei e dei suoi problemi. Mi autoassolsi pensando che non potevo farmi carico dei suoi problemi perché avevo già i miei. Era una giornata di sole.

Passammo la notte sottostazione insieme. Facemmo colazione insieme. L’accompagnai al suo treno. Ci congedammo. Ognuno prese il suo treno. Le strade si divisero per sempre. Non ci sentimmo né ci vedemmo più, anche perché persi il suo numero di telefono.

Era stato un andreottiano, un consigliere di amministrazione per anni di una grande banca. Badava quando era piccolo Giovanni Alberto Agnelli. Da anziano finì sotto processo per truffa. Ma non era più nei suoi cenci. Era già malato da tempo. Mise anche in mezzo sua moglie a cui toccò risarcire tutto. Restò vedova e a suo modo truffata anche lei. Ma fino a quando lui era nel pieno possesso delle sue facoltà psicofisiche aveva anche fatto del bene a molti.

Quando l’onorevole socialista venne indagato per tangenti molti godettero dell’accaduto ed erano gli stessi che puntualmente si presentavano a chiedergli favori. Per la cronaca quel politico venne assolto. Quella disavventura giudiziaria faceva parte dei rischi del mestiere. La cosa fu dimenticata. 

Fantozzi ha fatto epoca. Ma ora la goffaggine e la noia di un impiegato col posto fisso non impietosiscono più nessuno. Sono solo film datati. Al massimo suscitano qualche sorriso bonario. Ma già a quei tempi che avrebbero dovuto dire e fare gli operai? Nessun film famoso allora trattò della loro alienazione, dei loro infortuni mortali. Volenti o nolenti, la realtà odierna si prospetta di gran lunga peggiore dei film di Paolo Villaggio. 

L’assistente sociale telefonava alle grandi aziende. Alcune grandi società non volevano persone appartenenti alle categorie protette,  ma lei lasciava fare per quieto vivere. 

Il giornalista stava facendo una inchiesta sul caporalato per la raccolta di pomodori nei campi. Si avvicinò ad un poliziotto e gli chiese perché la polizia non facesse niente. Il poliziotto alzò le mani sconsolato e rispose che erano cose più grandi di loro. Tutto ciò andò in onda alcuni anni fa e oggi non è cambiato niente.

Siamo omuncoli qualsiasi, attempati e sfigati. Ci tolgono i denti ma continuiamo imperterriti a guardare le belle ragazze, che procedono oltre, impassibili, altere ed incuranti dei nostri sguardi.

Al telefono ci diciamo che con questo pazzo mondo non sappiamo dove andremo a finire. Il nostro futuro è incerto. Ci sono molte incognite. Rimpiangiamo i bei tempi. Ma erano davvero belli? Forse anche allora c’erano problemi ma non ci pensavamo perché eravamo più incoscienti.

Telefonate con un amico di infanzia, in cui si chiede se ha più visto la tale o che fine ha fatto Caio. Anche le persone più riservate con la scusa di chiedere di qualcuno a titolo informativo in confidenza finiscono per spettegolare…è un urgenza insopprimibile della natura umana…

Quando dicono che un tale ha superato i suoi limiti significa che erroneamente gli erano stati attribuiti dei limiti che non aveva. A parte che teoricamente nessuno potrebbe superare i suoi limiti, ma è difficile, quasi impossibile stabilire dei limiti. Non poniamo limiti alla neuroplasticità.