Antonella Viola: Sì al green pass con tampone rapido, ma ogni 48 ore

Green pass per i non vaccinati a 48 o 72 ore?

La mia professoressa di latino del liceo era solita dirci che “repetita iuvant”. E allora, confidando nella saggezza dei latini e della mia amatissima professoressa, pubblico di nuovo un’immagine che credo di avervi mostrato un anno fa. 

Qui vediamo come i test rapidi antigenici e quelli molecolari siano diversi per sensibilità: mentre il classico tampone molecolare è in grado di trovare anche tracce del virus, quello antigenico identifica un soggetto che ha un’infezione con alta carica virale. 

Ma quello che oggi mi preme mostrare è come il loro uso non sia sovrapponibile ai fini del green pass. Come vedete da questo grafico, se immaginiamo un soggetto entrato in contatto col virus da un paio di giorni, è probabile che il test antigenico sia negativo perchè il virus non si è replicato abbastanza (pallino bianco sulla curva) mentre quello molecolare sarebbe già positivo.  

Nel giro di un paio di giorni, questo soggetto potrebbe essere nel picco della contagiosità (e in questo momento entrambi i test risulterebbero positivi). Se spostiamo la durata del green pass ottenuto con test antigenico da 48 a 72 ore, rischiamo che intanto questa persona sia andata in giro e abbia contagiato tanti altri. 

Rischiamo di perdere il picco di contagiosità, come mostrato in questo grafico. Ecco perchè non sono favorevole alla proposta di cambiare le regole per il certificato verde: perchè al momento non ce lo possiamo permettere e rischiamo di creare focolai che poi metterebbero a rischio le riaperture e le nuove regole che finalmente ci stanno consentendo un ritorno alla normalità. Quindi sì al green pass con tampone rapido, ma ogni 48 ore.