Cercasi cantautori disperatamente, di Vittoriano Borrelli

Non ci sono più le belle canzoni d’autore di una volta. Forse sto invecchiando, e di fatto già lo sono se mi lascio prendere dalla nostalgia delle splendide melodie prodotte dai grandi artisti che tra gli anni ’70 e ’80 hanno calcato a buon profitto la scena musicale.

Geni della parola e dello spartito come Lucio DallaFrancesco De Gregori Franco Battiato, hanno scritto la storia del nostro Paese in un’epoca di grandi cambiamenti e di rinnovamento socioculturale. Artisti a cui mi sono ispirato nella mia esperienza di paroliere e di musicista, anche se ho mantenuto uno stile personale e ben definito.

Purtroppo di questi grandi “mostri” della musica non c’è traccia alcuna nella generazione odierna che appare distratta, labile ed estemporanea nelle sue proposte musicali. Canzoni che si fa fatica a ricordare, che si ascoltano e si dimenticano in fretta nel giro di una stagione o anche meno.

Una bella canzone è tale quando resta impressa nella mente e nel cuore di chi l’ascolta per lungo tempo, se non per sempre. Prendiamo ad esempio uno dei capolavori di Lucio Dalla, “Cara” e leggiamo questi versi:

Perché ho scritto una canzone per ogni pentimento

e devo stare attento a non cadere nel vino

o finir dentro i tuoi occhi se mi vieni più vicino“.

Poesia pura e sublime che è d’insegnamento a chi volesse fare il poeta o lo scrittore.

Penso che la musica d’autore sia una vera e propria disciplina letteraria che dovrebbe essere introdotta nelle scuole o nelle università per educare ai sentimenti e imparare a scrivere alla stregua delle materie tradizionali come la Storia e le Lettere.

Colgo con favore la proposta di questi giorni avanzata da alcuni gruppi politici di introdurre la canzone d’autore e la storia dei grandi artisti che l’hanno pregevolmente ideata come insegnamento didattico ufficiale.

Ne guadagneremmo tutti in cultura e nel buon vivere sociale.

CULTURAMUSICA

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