Quando giochi al gatto col topo in Italia non sai mai chi è il gatto e chi è il topo.

Camminava sul far della sera. Si allungavano le ombre. Un tempo pensava che il crepuscolo fosse lo spartiacque del giorno.  Il sole tramontava. Un’altra estate era già finita. Era stata una domenica noiosa come molte altre. Niente di particolare da ricordare. 

Il manipolatore è manipolato anche lui dalla sua ossessione di manipolare. 

Un tempo poteva stare in casa per settimane. Ora, raggiunta la maturità,  doveva a tutti i costi andare a camminare ogni giorno per non sentirsi male. Nessuno aveva saputo dire se era una necessità fisica o psicologica. Gli esami medici avevano escluso problematiche gravi. Lui nel dubbio comunque camminava.

Anche quando si è completamente sani all’improvviso spunta recidivo il pensiero della morte. 

Un gatto indifferente e sornione attraversava la strada. Il felino non si spostava quasi mai, talvolta si fermava nel mezzo. Forse aveva perso l’agilità di un tempo. Aveva imparato che il vicinato non lo metteva sotto. Era diventato il padrone incontrastato della strada.

Il tipo era con i genitori in una località ligure imprecisata. Pensava agli Ossi di seppia di Montale, era seduto in un ristorante vicino al mare  e guardava con invidia una comitiva di ragazzi e ragazze sulla spiaggia. La sua giovinezza era finita e non aveva mai avuto comitive estive né amori estivi. A lui non era toccata questo privilegio che altri davano per scontato. 

Si tagliava ogni due giorni le unghie dei piedi e delle mani perché non si sapeva mai cosa poteva succedere (un incidente, un malore, una disgrazia) ed era meglio curare l’igiene personale. Ma forse il vero motivo è che una volta da minorenne lo avevano portato in questura,  lo avevano fatto denudare e lo avevano perquisito. In quell’occasione aveva le unghie lunghe e lo avevano deriso. Poi lo avevano rilasciato subito perché non aveva droga.

Si vantava di avere ottime entrature nei salotti romani. Millantava grandi conoscenze. Diceva di essere andato a letto con importanti attrici. Ma era solo un modo per farsi accettare, per far combriccola,  per non dire che alla fine era troppo solo. Gli altri si divertivano a sentire le sue storie così strane e si chiedevano se tutto fosse inventato di sana pianta, se ci fosse qualcosa di vero.

Parlava sempre di sé, delle sue avventure, delle sue serate con gli amici, delle cose che gli erano riuscite e a lui riusciva sempre tutto, tutte le ciambelle gli venivano col buco. L’importante era ostentare e al tempo stesso sminuire gli altri. Era un uomo da due ore al massimo perché dopo due ore annoiava a morte, andava preso a piccole dosi e visto molto di rado. Questo è tutto.

In provincia c’è chi fa carte  false per mantenere la reputazione, la rispettabilità. Ci sono altrettante persone che fanno carte false per rovinarla agli altri la reputazione,  la rispettabilità. Su questo discrimine si gioca la vita di provincia.

Era un giardiniere comunista. Odiava a morte i proprietari di villette da cui lavorava. Si dimostrava antipatico e strafottente. Ma invece di essere maleducato pensava solo di essere onesto con sé stesso. Secondo la logica di mercato sputava nel piatto in cui mangiava. Secondo la sua logica comunista aveva da venire Peppone. 

Un tempo era cotto di lei, ma ora ogni volta che le vedeva gli provocava disgusto, addirittura una sensazione di ribrezzo. Ormai l’associava ad una delusione sentimentale cocente. Era come quando si mangia gli spaghetti e poi si vomita e non si mangia più per tanto tempo gli spaghetti.

Era un pensionato che si improvvisava esperto di risoterapia. A forza di sforzarsi di ridere i partecipanti più saggi pensavano alla stupidità di quelle riunioni. Diceva un detto che non si fa niente per forza. Il giovane uomo si ricordava continuamente quel detto, si trovava a disagio, non credeva affatto a quella sorta di terapia alla carlona e per alcuni mesi per legge del contrappasso non rise più, si fece serio, ma si sentì più libero quando decise di non frequentare più quelle riunioni.

Lui era bello, piacente per il gentil sesso. Lei lo era di meno, comunque normale. Alcuni malignamente dicevano che lei aveva stretto le gambe durante il momento topico e si era fatta mettere incinta. Ma le persone talvolta sono troppo maliziose. Vedono il risvolto negativo, anche dove c’è solo il bene. La verità è che passavano gli anni e continuavano a volersi bene. 

Parlava male della moglie perché non gli faceva certe cose a letto. Altre volte ne parlava bene perché non gli faceva certe cose a letto. Era un rapporto ambivalente emotivamente perché lui aveva una doppia morale e allo stesso tempo voleva una donna santa e libertina al contempo. 

Si può anche essere uomini di mondo, ma è sempre meglio non essere troppo mondani. Bisogna vivere la vita e conoscere il mondo con riserve.

Si passava continuamente le mani nei capelli e si toccava la fronte con l’indice della mano destra. Erano suoi tic. Ma faceva ciò solo quando non lo osservava nessuno. 

Si sentiva superiore verbalmente al suo collega, che gliela dava sempre vinta nelle discussioni perché tanto pensava che a parole non vince mai nessuno e nessuno ha la meglio su nessuno. 

Della vita nessuno ci capisce niente ed è proprio per vincere l’ansia che facciamo gruppo e parliamo di niente per ore. Parliamo per vincere l’ansia, perché ci sentiamo sulla stessa barca. Un poco come quando si conversa con degli sconosciuti dal dottore o prima di un esame importante all’università. 

Era una commessa part-time. Si sentiva così necessaria a fare i pacchi regali e a fare le vetrine in cui metteva in mostra i vestiti. Il fatto però è che il suo titolare faceva soldi solo con la vendita di mobili, mentre con l’abbigliamento e l’oggettistica non ci guadagnava niente. Avrebbe potuto eliminarli e vendere solo mobili. Ma lei guardava solo ciò che le faceva comodo e considerava il suo titolare un perfetto e totale  incapace. 

A quel salesiano anziano dava noia il puzzo di sigaretta. Lui voleva fumare nella stanza accanto. L’anziano salesiano accettò alla fine che il giovane fumasse. Si instaurò un buon rapporto tra i due. Il ragazzo scriveva imbarazzanti versicoli. Anni dopo scoprì che anche quel salesiano, ormai morto, aveva scritto poesie da giovane. Nel frattempo il ragazzo, ormai uomo, aveva smesso da anni ed anni di fumare. Gli piaceva però annusare l’odore acre della sigaretta quando camminava e si imbatteva in qualche fumatore.

Dopo anni di sacrifici il loro figlio aveva studiato ed era diventato un dirigente. Era iniziata la rivalsa con alcuni parenti. Erano intimamente soddisfatti che il figlio avesse raggiunto i  traguardi prefissati e si sentivano in dovere di guardare tanti dall’alto in basso e fare battute stupide, talvolta idiote. Alcuni parenti li tolleravano a malapena e a malincuore. Erano per quanto non parenti di primo grado un poco prossimi e per quieto vivere sopportavano. Aspettavano questi tali che morissero per tagliare tutti i ponti col resto dei loro discendenti.

Aveva saputo che quel suo vecchio ex dirigente, ormai in pensione da anni,  era morto. Quel bastardo gli aveva reso la vita impossibile fino a quando aveva potuto. Dopo aver appreso la notizia aveva fatto finta di niente e poi era andato in una città in cui nessuno lo conosceva a fare baldoria, a festeggiare. Il giorno dopo i bagordi, nonostante il cerchio alla testa conseguente,  era riuscito a spedire un telegramma di condoglianze alla famiglia.

Litigava sempre con sua sorella minore, ma la difendeva ad ogni costo se qualche malintenzionato la insidiava o se qualcuno parlava minimamente male di lei. In tutto questo non c’è alcuna morale, è solo una dinamica psichica e familiare molto comune e ricorrente.

Ogni volta che girava lo zucchero nel caffè pensava a quella sua conoscente a cui avevano tagliato tre dita di un piede per il diabete. 

Fumava. Il fumo provocava il cancro. Il fumo rendeva impotenti. Il fumo accorciava la vita. Ma tutti i suoi familiari più in là con l’età, ex fumatori di lungo corso,  godevano di buona salute e la dissonanza cognitiva si dissolveva.

Era un operaio e si divertiva a scrivere romanzi su personaggi altolocati. Era uno scrittore comunista che frequentava i salotti buoni ma amava scrivere romanzi che avevano protagonisti degli operai. C’era chi diceva che si può avere la libertà di di scrivere su qualsiasi cosa ed argomento. C’era invece chi diceva: “Pittore, parla solo dei quadri”. C’erano due scuole di pensiero a riguardo e la vita andava avanti.

Aveva smesso di fumare da un anno. Era andato a farsi un check-up. I medici lo avevano rassicurato che non aveva niente di grave al cuore. Lui si era promesso di non fumare più. Non voleva riprovare quella paura, quella spaventosa incertezza. Era in una età in cui non poteva più scherzare con la salute.

Andava dai suoi amici e parlava male dei suoi genitori. Poi andava dai suoi genitori e parlava male dei suoi amici. La verità?  Era un eterno scontento, un eterno insoddisfatto più che una persona malevola. Ad ogni modo dopo aver parlato male di tutti a tutti finalmente si sentiva realizzato.

Era segretamente innamorata del suo ex compagno di liceo. Si faceva sempre trovare lì al solito bar alla solita ora. Suo marito era a lavorare e lei se ne stava lì a sognare, a tergiversare, a corteggiare uno che non ne aveva mai voluto sapere niente di lei. Passavano gli anni ma lei non si metteva l’animo in pace. Suo marito era un ripiego e lei era in fondo profondamente infelice, ma non lo confidava mai a nessuno, neanche alle amiche più care né al suo psicologo.

Il mio amico mi ha detto che ad un colloquio di lavoro gli hanno chiesto perché uno come lui di bella presenza non faceva il gigolò. Lui ha commentato:  “quasi quasi”. Io gli ho risposto che i gigolò sono come i ginecologi. A loro toccano tutte le donne. Non possono rifiutarsi. Allora ha messo subito da parte l’idea che lo aveva sfiorato.

La donna milanese più emancipata, già sposata gli faceva proposte oscene. Lo corteggiava anche di fronte a conoscenti comuni. Non si faceva problemi. Diceva che otteneva sempre quello che voleva. Si sentiva una donna arrivata. Lui resisteva e rifiutava l’invito perché sapeva che un incontro gli avrebbe causato molte complicazioni. Lei avrebbe giudicato, raccontato tutto. Era una donna esigente da quel lato e lui era spaventato. Passarono gli anni. Poi lei capì, di mise l’animo in pace e cambiò giro, iniziò ad evitarlo, non lo frequentò più. Ma in cuor suo si sentiva ferita nell’orgoglio oltre che nel suo intimo. Non è dato sapere se il marito fosse ignaro di tutto o fosse un cuckold. 

Disse ad un suo studente di chiudere la porta durante la ricreazione.  Lui non sentì e allora lei esclamò “che piccolo-borghese arricchito!”. Esaltava il maoismo. Diceva che i primi della classe avevano un occhio solo in un villaggio di ciechi. Ma si faceva facilmente blandire e lusingare dai genitori ingegneri, medici, nobili, grandi industriali.

Lo avevano iscritto al liceo perché i suoi genitori pensavano che lì venisse formata la classe dirigente del futuro. In realtà era finito pluriripetente in una scuola privata per recuperare gli anni e non aveva mai terminato  gli studi. Ma a forza di intrallazzi era diventato qualcuno.

Si considerava una potenziale grande scrittrice perché una volta in prima liceo una insegnante le aveva letto un suo tema in classe. Teneva i suoi romanzi nel cassetto con grande discrezione, come facevano un tempo. Aspettava il momento giusto per rivalersi su tutti, sognava di scrivere il best seller. 

Ci sono alcuni disturbi come il Frotteurismo, che lasciano il tempo che trovano. Chi lo dice che i molestatori sessuali abbiano per forza dei disturbi psicologici. Non è forse una scusante, una giustificazione? Non tutti i gesti sono psichiatrizzabili, neanche quelli più antisociali. Ad ogni gesto, anche il più insensato e banale, del campionario umano alcuni psichiatri vogliono sempre trovare un nome specifico ed una spiegazione. Questa smania di etichettare, di classificare! 

Oggi volta che gli facevano l’elettrocardiogramma a riposo gli trovavano delle anomalie della ripolarizzazione ventricolare. Aveva anche la pressione alta. Si fece una visita cardiologica completa e durante l’elettrocardiogramma sotto sforzo la pressione era regolare e queste anomalie non c’erano. Che fosse solo una potente ansia? 

Il comunismo per le menti più illuminate e per gli animi più nobili è aspirazione all’uguaglianza e salvaguardia dei diritti per tutti oltre ad essere umanesimo. Ma alcuni vivono il comunismo in modo deteriore,  come soddisfacimento della voglia di menare le mani, di fare giustizia sommaria, di vendicarsi. Il problema è quando arriva un dittatore folle come Stalin che perseguita o inganna i primi e realizza i sogni dei secondi. 

Aveva un senso senso così sviluppato che ogni volta che si trovava in una piazza riusciva ad individuare se qualcuno dalla finestra lo stava osservando. 

A volte sognava alcune sue amiche di Facebook che non aveva mai conosciuto di persona. Il virtuale si mischiava con l’onirico,  veniva amplificato.

Aveva fatto le lasagne ed erano venute così bene che le aveva regalate a degli amici e le aveva fotografate.

Le letture più impegnate erano ogni tanto un quotidiano locale o  un fumetto. Pensava che Dan Brown fosse grande letteratura ma che la letteratura fosse inutile e stupida. Considerava stupidi i letterati e gli appassionati di letteratura.  Stimava solo gli autori di best seller, che lui non leggeva perché non aveva tempo ma che faceva leggere ai suoi figli.

Faceva parte di una famiglia mafiosa. Si sentiva in potere e in diritto di pontificare su tutto, di parlare male di tutti, di giudicare tutti. Lui aveva un lavoro normale, ma i parenti erano uomini di onore e lui li teneva cari. Avrebbe sempre potuto avere bisogno di loro in qualsiasi momento e loro gli avrebbero dato manforte…lui parlava male di tutti, ma nessuno sinceramente aveva niente da ridire.

Non ce la faceva più di subire maltrattamenti e vessazioni sul lavoro. Allora si sentiva gratificato per i like che riceveva su Internet e ogni volta che andava in un locale a fare colazione insieme ad alcune sue ammiratrici attempate.

Era stato uno sciupafemmine scapestrato, sua moglie era stata davvero una bella donna. Era vedovo e girava indisturbato col suo scooter elettrico per anziani non autosufficienti: 86 anni e non sentirli.

Voleva andare a correre in bicicletta. Il problema era che aveva 75 anni, era cardiopatico e alla sua età non facevano più fare la visita cardiologica completa, nessun medico gli avrebbe fatto fare l’elettrocardiogramma sotto sforzo e quindi nessuno gli avrebbe rilasciato un certificato di idoneità per attività non agonistica.

Che senso ha dare 1 o 2 quando un insegnante può bocciare con un 4 o un 5? Che senso ha dare un 10, visto e considerato che nessuno è totalmente padrone della materia (neanche un insegnante)? Nel primo caso si verifica una umiliazione. Nel secondo caso una esagerazione. In ogni caso sono dei voti insensati e fuori luogo.

Era stato un commissario di polizia. Ne aveva viste di ogni colore. Aveva visto anche gente capace di spostare oggetti con la mente. Con la psicocinesi gli tiravano addosso dalla rabbia il posacenere. Si accalorava ogni volta che raccontava queste cose. Gli amici erano increduli ma fingevano di crederci ciecamente.

Questo mondo forse è di Dio. Solo che l’artefice non lo ha autografato perché non gli è venuto troppo bene.