A dare prova che la vita è sempre una sorpresa e valga la pena di viverla ogni momento e in ogni età che ci è data di scoprirla, basta soffermarsi un attimo a guardare una stupenda tela dove il soggetto è una candida e pura donna che, nuda, ma senza intenti voluttuosi o viziosi, tende a guardarsi, con cura e con diletto, ad uno specchio e con un’altro che pone dietro alla sua testa, cerca, in un gioco di riflessi, di intravvedere che le sue ciocche siano messe a posto. Questa meraviglia è un quadro del maestro Giovanni Bellini che alla sorprendente età di 80 anni (nell’anno 1515) si rinnovò nel suo modo di pitturare, ovvero dopo aver trascorso una vita a raffigurare personaggi sacri, non dimentichiamo le sue stupende Madonne, si rinnova, si modernizza con una rappresentazione profana, ma tenendo cura e rispetto verso il soggetto rappresentato, una devozione che non è preghiera ma soltanto riconoscenza. Un corpo nudo di donna, un corpo di Dio, non può che essere bello e da rappresentarlo tale, pulito, candido, reale. Illuminato poi anche dal suo allievo, il Giorgione, ne risente del gioco tenue delle luci, dei colori caldi e delle rotondità delle forme, ponendo quasi “forzatamente” alla vista la figura femminile tralasciando, se pur minuziosamente rappresentato, il contorno, come il paesaggio dolce in lontananza oltre la finestra, la coppa di vetro trasparente con sopra un piccolo piattino e una spugna, (d’uso certamente per la toelette) dal carattere tipicamente fiammingo.

Una nota purtroppo a diniego di questa opera, il braccio sinistro della donna, per una causa di deterioramento dell’opera, fu restaurato e rifatto ma il restauro fu proprio “una rovina” tanto venne male!

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web: Giovanni Bellini – Donna allo specchio