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“Leggermente distopico” di Paolo Pajer: quando il paradossale diviene realtà comica e toccante.

Leggermente distopico, Paolo Pajer

“Allora accontentiamolo. Quanto vuoi che ci costerebbero, in termini economici, dieci anni di pensione di un impiegato qualsiasi in confronto a ciò che potremmo fare con il resto della sua vita? Potremmo addirittura definire un nuovo modello di prepensionamento, su domanda: ti godi un po’ di pensione, poi torno fra le nostre braccia. Per sempre.”

Immaginate un uomo italiano comune che da una vita lavora e che alla soglia dei sessant’anni si rende conto dei tanti anni che ancora gli mancano per approdare alla tanto agognata pensione.

 Immaginate che sempre lui decida di chiedere di poter andare subito in pensione e tornare al lavoro dopo dieci anni. E se la risposta da parte dell’istituto della previdenza sociale fosse positiva facendo avverare il suo sogno? E se ancora questo sogno si trasformasse in un incubo?

Questo ma non solo è “Leggermente distopico” (La Torre dei Venti Edizioni, 2021), il nuovo romanzo di Paolo Pajer, dopo i bellissimi, e tutti peculiari nelle loro diversità, “Il punto estremo” (Erga Edizioni), “Elementi” (Youcanprint) e “Per altre vite” (Il Ciliegio).

Non crediate che “Leggermente distopico” si limiti al racconto di un pensionato atipico che, detto così, potrebbe parere quasi noioso.

Questo è un romanzo nel quale l’autore si è lasciato andare ad un paradossale che ha tutto delle nostre realtà, ha utilizzato un sarcasmo che nasconde verità fin troppo note ed è riuscito a creare immagini (e nomi, con i quali Pajer si è divertito in modo particolare) che divertono e commuovono profondamente.

Il titolo non poteva essere più azzeccato e a mano a mano che si va avanti nella lettura si ha quasi paura di cosa potrebbe accadere, di scoprire le sorti del povero Giuseppe Rossi. Dal distopico ci si sposta senza troppi sforzi verso l’horror, un orrore così vicino a noi da lasciare attoniti.  

Paolo Pajer

“Giuseppe Rossi comprese improvvisamente, sentendosi accapponare la pelle, a cosa facesse riferimento Sottocolle. Gli parve di essere caduto in una realtà distopica, folle e impensabile allo stesso tempo, irreale e assurda, incredibile quanto concreta e invischiante.”

Un nome come tanti, il cognome più diffuso in Italia, Rossi, un nipote di nome Gieson, un funzionario, Clarisso Feroci, che detta legge e ripartisce scosse ma che a sua volta sottostà agli ordini dei piani più alti.

Nessuno regala nulla ma tutti sono pronti ad illudere in ogni momento e il burocratese al quale siamo abituati diventa ancora più assurdo e paradossale.

Un romanzo per tutti coloro che amano i libri belli e ben scritti, quelli che dell’ironia fanno il loro punto forte e che riescono a scavare nel profondo delle storie, dei personaggi e dei lettori stessi.

Infine, per i ‘vecchi’ lettori di Paolo Pajer sarà piacevole trovare dei riferimenti ad un suo precedente romanzo.

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Rebecca M.