Secondo Il fisico Jean Charon ognuno di noi potrebbe avere dentro di sé gli elettroni di Giulio Cesare o quando respira potrebbe respirare gli elettroni che respirava Giulio Cesare. Forse siamo connessi con tutti e con tutto. Ma non fatevi illusioni. È solo una ipotesi, anche se accreditata. 

Ogni persona è un contenitore di storie. Tutte le storie del mondo sono intrecciate tra loro. Il mondo è un immenso archivio di tutte le storie degli uomini. Ogni uomo racconta la sua storia a persone diverse, sempre a strappi e bocconi, e ogni volta compie delle variazioni, fa delle aggiunte o delle omissioni. 

Se uno non ha scheletri nell’armadio è un santo oppure non ha armadio, ovvero fuor di metafora non ha coscienza. 

Era un buon musulmano, ma di tanto in tanto andava a comprare un poco di maiale alla bottega. Sua fratello maggiore se ne era accorto e era andato dal macellaio a chiedergli di non vendergli più quella carne. Il macellaio glielo aveva riferito. Da allora per non cadere in tentazione ed evitare l’imbarazzo andava a fare compere da un macellaio islamico.

Spendeva molto in crema anti-age, rassodanti, anticellulite. Era ossessionata a ragion veduta dal tempo che passava. Il marito, imbottito di Viagra e Paroxetina,  la tradiva lo stesso con giovani rumene e russe nei nightclub.

Era morto da anni ormai. Era conosciuto solo in ambito locale e da una ristretta cerchia di interniettani. Erano rimaste qualche copia dei suoi libri  agli amici e a qualche letterato. Era rimasto anche un vecchio sito Internet molto datato: lì c’era tutta la sua opera omnia. Continuavano a diffondere il suo verbo i figli.

Due mani applaudono. Quale è il suono di una mano? Così il padre occidentale spiegò al bambino che l’importante era l’impatto delle due mani, che approssimativamente esercitavano la stessa forza. Ma il bambino, non soddisfatto, lo chiese alla madre, che gli rispose che non si era mai posta il problema. Non porsi il problema o porselo in modo errato era la soluzione a quella domanda senza risposta. Entrambi avevano ragione. L’importante era sapere che quella domanda esisteva. 

L’avvocato si sfregò le mani perché vide che i due litiganti non si sarebbero messi d’accordo. Non ci sarebbe stata alcuna riappacificazione. Non ci sarebbe stata alcuna remissione della querela  e sorrise al detto popolare “causa che pende, causa che rende”. 

Quando morì tutto dissero che era stimato e benvoluto da tutti. Ma era una versione di comodo. In realtà era odiato e temuto, un mediocre che istigava all’odio e alla violenza  altri mediocri. 

All’inizio del secolo scorso ben pochi morivano di tumori. Appena una nazione si industrializzava ecco l’impegnativa vertiginosa di tumori come ad esempio l’India. Colpa dell’inquinamento, prima di tutto, poi anche in misura molto minore dello stile di vita. Si ricordava di tutto ciò quando ascoltava una canzone di Battiato,  che diceva che ci vorrebbe un’altra vita.

A volte ci vuole l’ispirazione, l’intuizione fulminea, inspiegabile anche a posteriori, come Fermi che fece una scoperta sui neutroni lenti e il rilascio maggiore di radioattività di essi grazie ad un pezzo di paraffina, che non aveva mai utilizzato prima. Neanche lui seppe spiegare come gli venne l’idea. Fermi fu definito da alcuni un uomo che sapeva tutto, ma senza l’intuizione la sua conoscenza non sarebbe bastata. 

Ogni volta che andava dalla dentista non era mai tranquillo, si faceva prendere dall’ansia. Ogni volta che tornava a casa era sollevato. Gli era stato tolto un dente. Aveva preso degli antidolorifici per il tormento. Aveva mangiato semolino a pranzo e cena. Aveva osservato pedantemente tutte le indicazioni della dottoressa. Aveva ormai 8 denti in meno. Ma praticava l’astinenza sessuale e non doveva piacere a nessuna.  Allo stesso modo non faceva un mestiere in cui era richiesta una bella presenza come quasi tutti i vip che avevano tutti 32 denti di porcellana, giunti agli anta. 

Era andato in bicicletta. Si era messo a pregare davanti ad un cippo di due donne morte in un incidente stradale decenni prima in una strada chiusa al traffico. Aveva chiesto di trovare una ragazza. La sera stessa l’aveva trovata e lui collegava le due cose. Che si trattasse di una intercessione o era pura casualità?

La solita persona maligna aveva detto a tutto il paese che fosse un ritardato. Di conseguenza era tutto il paese adesso che diceva che era ritardato. 

Secondo Confucio era meglio accendere una candela che maledire l’oscurità,  ma era facile a dirsi e difficile a farsi perché ormai a questo mondo nessuno usava più le candele oppure le candele non erano sufficienti per tutti. Ad ogni modo la metafora non era più calzante e l’oscurità aveva la meglio negli animi.

Quando erano giovani loro non lo consideravano minimamente perché volevano ragazzi più belli e più grandi. Ora che erano diventate delle signore attempate, sposate e con prole lui non le considerava minimamente,  non le salutava nemmeno, le ripagava con la stessa indifferenza con cui loro lo avevano trattato anni prima. 

È molto meglio dare perle ai porci che dare porci alle perle. Dopo questa pensata mi ritirai a vita privata. Mi misi a leggere un libro per passare il tempo. 

Un tempo erroneamente pensavano che ogni uomo normale avesse una vena di follia e che ogni pazzo avesse avesse una vena di lucidità.  Ma oggi sappiamo per rimanere nella metafora che nelle vene di ognuno si mischiano follia e lucidità.  È solo questione di quantità, ma è difficile per i medici quantificare e qualificare la follia. 

Certi opinion leader di noantri parlavano male di lui. Ma lui se ne strafregava. Non andava mai in centro. Non vedeva mai quelle brutte facce. Non partecipava alla vita del paese. Faceva ogni tanto qualche commissione, era solito prendere il caffè nello stesso bar. Faceva vita ritirata. Agiva indisturbato nella sua zona di periferia, che era sempre più una riserva indiana.

Sniffavano cocaina. Poi si rallegravano pensando che molti vip lo facevano. Mal comune mezzo gaudio e allo stesso tempo si sentivano parte di un club esclusivo. Poi si sentivano meglio a giudicare impietosamente gli ubriachi nei pub e nelle discoteche. Apparentemente loro sembravano normali. La bamba non produceva effetti vistosi subito e loro ne andavano fieri. Cosa importava se spendevano un quarto del loro stipendio per quel vizio?

Così diceva un professore di statistica ai suoi studenti: “Per secoli la matematica è andata avanti con Euclide ma questo mondo è sferico, non è euclideo. Il problema delle parallele a conti fatti poteva essere risolto prima”. Qualcuno prendeva appunti, a molti sfuggiva il senso di quelle proposizioni, qualcuno pensava che fosse una cosa fuori programma, nelle ultime file si pallottola e si rumoreggiava come al solito.

Pensava di essere normale. Quando litigava con qualcuno ironizzava sulla sua salute mentale e diceva di andarsi a curare, ma aveva molto da aggiustare, aveva molto da farsi registrare mentalmente oltre che molto da farsi perdonare dal marito, che tradiva costantemente ma a cui non mancava mai di dedicargli ipocritamente mille piccole attenzioni e premure. Ma Roma era grande e lei era ancora una bella donna e i romani perdonano tutto ad una bella donna,  per di più infedele.

La prima volta era una strada stretta e sterrata e l’altra macchina andava all’impazzata. La seconda volta era fermo ad un semaforo con l’asfalto bagnato. Questi erano stati i due soli incidenti della sua carriera di guidatore, da cui era uscito completamente illeso. Però rischiava sempre perché non si fermava quando c’era qualcuno che attraversava sulle strisce. Lanciava improperi e faceva gestacci quando qualcuno non gli dava la precedenza. I familiari gli dicevano di stare calmo, ma era più forte di lui.

Se ti chiedono se è farina del tuo sacco significa che non ti stimano e che loro non sarebbero capaci di fare altrettanto. 

La cosa era stata  messa a tacere, ma la pressione mediatica era talmente forte che ritornava sempre a galla.

Vincere a chi piscia più lontano è una stupidità.  Spesso non dipende neanche dalla dotazione ma dalla gittata dovuta all’impellenza del bisogno.

Pur essendo disoccupato aveva rifiutato quel lavoro. Non voleva trovarsi una bustina di cocaina in tasca e ritrovarsi dei poliziotti che lo controllavano. Sarebbe stato un fulmine a ciel sereno.  Con quel tale un tempo aveva avuto una discussione accesa, anche se poi si erano riappacificati. Ma quel tale sarebbe stato capace di farlo e lui voleva starsene alla larga. Lui non sapeva effettivamente le intenzioni del tale e così decise di lasciar perdere. 

Diceva che anche Marx fosse machiavellico perché anche per lui il fine giustificava i mezzi. Gli amici ridevano di lui ma lui se ne infischiava. 

L’amico era sbeffeggiato, deriso, umiliato in quel paese. Allora lui gli disse che il bello di questo mondo è che nessuno è sputtanato in ogni posto. C’è sempre un posto a questo mondo in cui ricominciare a vivere, anzi ce ne sono più di mille e proprio avendo questa possibilità non ci si deve scoraggiare. 

C’era un uomo con una escrescenza violacea alla testa. L’uomo se la grattava. Il ragazzo cercava di distogliere l’attenzione, ma gli veniva da guardare quell’uomo con quel particolare mai visto prima. Poi l’uomo se ne accorse e lo guardò male. Il ragazzo si alzò e se ne andò dalla sala di attesa.

Non uccideva le zanzare perché gli facevano cattivo karma. Poi lasciava vivere di stenti i poveri. Era ricco e ossequioso con tutti. Era stato educato a rispettare tutti, pur tenendo le debite distanze per il suo rango.

Abbot si immaginò un mondo a due dimensioni, chiamato Flatlandia. Ma anche lì le donne erano molto difficili perché erano degli aghi con cui ci si poteva facilmente pungere.

Era una donna delle pulizie così gentile e cordiale. Parlavano sempre del più e del meno. Però non ebbe esitazioni quando si trattò di rubargli le mocassino costose che si era dimenticato nella camera del collegio quando se ne andò definitivamente. Cercò di telefonarle ma si negava. Quelle scarpe avevano  proprio lo stesso numero di suo figlio e lei si era sentita legittimata a prenderle.

Era un buon prete. Affabile, alla mano. Sapeva trattare coi più giovani, ma meditava anche lui vendetta. Diceva che la ruota sarebbe girata e che un giorno sarebbe diventato lui direttore e il direttore in carica sarebbe diventato un suo sottoposto. Si confidava e diceva che con quel direttore era da anni che prendeva dei tranquillanti. Nessuno poi si vendicò di quel direttore, che continuò ad imperversare con la sua mediocrità. 

Si permetteva di fare schiamazzi notturni e disturbo alla quiete pubblica tanto era figlio di un comandante dei carabinieri. La gente tollerava la musica ad altissimo volume agli orari più impensabili.

Suo padre era un neuroscienziato. Aveva fatto non so quale scoperta importante.  Assecondava il figlio in ogni cosa nei fatti, anche se a parole lo rimproverava. Aveva buttato via migliaia di volumi e ora che era in pensione ne teneva solo 300 in uno sgabuzzino. Suo figlio era stato in galera. Era intelligente, un bravo ragazzo ma iperattivo e sempre alla ricerca di sensazioni forti. Era come si suol dire un filobata. Il padre gli passava due milioni di lire al mese ed erano gli inizi degli anni novanta.

C’era sempre qualcuno che lasciava lo zaino o il portafoglio, che sempre veniva rubato alla riunione del centro sociale. Qualcuno si arrabbiava perché non si doveva rubare ai compagni, seppure in stato di necessità,  mentre altri giustificavano tutto e dicevano che coloro che si scordavo gli effetti personali erano dei fessi che si meritavano quel trattamento. Insomma non c’era da fidarsi di nessuno.

La vita era precaria. Tutto poteva scomparire all’improvviso. Così girava il mondo, conosceva ogni tipo di persona, si gettava febbrilmente nel lavoro. Era iperattiva e non sprecava  niente. Ma quando morì suo padre era dall’altra parte del mondo. Arrivò con molto ritardo a quell’appuntamento. Anche la morte dei propri cari non aspetta nessuno.

Era un tipo abitudinario fino all’ossessione. Non usciva mai fuori per non far preoccupare i genitori. Viveva con loro. Aveva rifiutato offerte di lavoro per non allontanarsi da loro. Aspettò la loro morte prima di concedersi qualche piccola libertà,  prima di svagarsi un poco. Era animato da un autentico senso del dovere oltre che dal bene per i suoi cari. Sentiva che quello non era tempo perso. 

Aveva il cancro ma non smetteva di fumare. Diceva che ormai quel che era fatto era fatto. Ma questa sua dipendenza aggravava il tumore, accorciava i tempi. Era un automatismo psichico che gli costò definitivamente la salute, ormai gravemente compromessa. Nella bara misero anche un pacchetto di sigarette.

Quando si scrive si sfrutta la propria intelligenza e la propria stupidità,  l’intelligenza altrui e la stupidità altrui. Alla fine non si sa mai di chi è il merito o il demerito, il talento o l’incapacità. 

Era figlio di un ministro somalo. Piaceva molto alle ragazze, molto meno ai loro genitori per il colore della pelle. Beveva e fumava. Si divertiva con delle ferraresi già divorziate.  Avrebbe voluto piacere di meno alle donne italiane ed essere un italiano qualsiasi. Ma forse erano solo frustrazioni momentanee. Oggi sarà un politico di rango o un alto dirigente del suo Paese.

Aveva conosciuto mafiosi di ogni risma. In alcuni si era imbattuto casualmente. Altri li aveva cercati per curiosità lui: una curiosità puramente antropologica e sociologica. Voleva farsi una idea di quello che c’era scritto nei libri sulla personalità antisociale. Aveva concluso che spesso erano mentalità,  circostanze, soddisfacimento di bisogni primari, radici familiari a decidere e ben poco spettava all’individuo, diversamente da come la pensava la maggioranza delle persone per pura comodità. 

Ai figli degli altoborghesi vengono date infinite possibilità di riscatto. Ai poveri spesso neanche una piccola opportunità per farsi valere, per dimostrare veramente quel che valgono. 

Gli disse di andare a trovarlo in Veneto. Lui si recò là, dopo aver fatto centinaia di km. Si trovarono alla stazione. L’amico lo ospitò a casa. Aveva del sonno arretrato e lo fece accomodare nella stanza degli ospiti. Lui andò a fare delle commissioni in paese. La sorella sentì russare. Andò a vedere e prese l’amico per un vagabondo. Poi l’equivoco si chiarì e tutta la famiglia rise di ciò. 

Non andava dal benzinaio perché aveva un distributore di benzina in una delle aziende del padre. Si sentiva superiore a tutti, probabilmente per la sua agiatezza. L’unica cosa in cui si era distinto fino ad allora era per la grande quantità di pasticche di ecstasy ingurgitate il sabato sera. 

Era un ragazzo di belle speranze. Voleva mettersi in politica. Lo confidò ad una bella ragazza conosciuta in un locale. Si conobbero, lo portò a casa sua, limonarono e basta. Poi si addormentarono. Il giorno dopo gli disse che se si fosse messo in politica l’avrebbe denunciato per violenza sessuale. Lui non sapeva se fosse un dolce avvertimento, un ricatto subdolo, una trappola. Ma non si mise in politica. Scoprì dopo che la ragazza apparteneva ad una famiglia mafiosa e lui nella conversazione con lei aveva indicato come combattere la mafia in termini pratici. Forse qualche rimedio contro la mafia era stata considerato potenzialmente efficace o comunque pericoloso.

Si sentiva in diritto di criticare tutto e tutti nel suo sito, giustificava addirittura la violenza di una parte politica, ma si dimenticava di rispettare il Gdpr del 25 maggio del 2018 sulla privacy e non sapeva che poteva pagare multe salate, visto che chiunque senza alcun sforzo poteva segnalarlo al garante.

Il ragazzo si lamentò di quel paese. Allora l’amica gli chiese perché non cambiasse residenza. Ma lui le rispose che era impossibilitato e le spiegò i motivi. Quel giorno stava finendo. Quell’incontro non era nato sotto un buon auspicio. L’amica non era affatto amica ma una conoscente maligna e tendenziosa. Un suo buon amico una volta in confidenza l’aveva definita una arpia ed aveva davvero ragione. 

Il ragazzo era sul treno. Notò in prossimità di una piccola stazione una ragazza in un campo che prendeva il sole in topless. Il campo era vicino alla piccola stazione. Allora lui scese di corsa dal treno e andò verso di lei. La ragazza si rivestì subito e appena si avvicinò lo mandò a quel paese. Gli dette del maniaco e se ne andò via. Lui ritornò  alla stazione ad  aspettare il treno che lo avrebbe portato a casa. Avrebbe dovuto aspettare quattro ore, ma era intimamente soddisfatto di aver tentato un approccio, di non avere rimpianti. 

Prendeva degli psicofarmaci che riducevano l’ideazione, ma questa tornava a galla ed era per così dire più razionale, lucida, sanificata. 

Fingeva di essere di destra in ufficio perché il suo capo era di destra e così anche il suo titolare. Ma venne arrestata nei tafferugli ad una manifestazione. Non sapeva cosa inventare. Così decise di non stare più al gioco e cambiò lavoro. Non era più una segretaria. Col tempo fece carriera.

Aveva come amante più giovane la sua segretaria, che gli fu soffiata da un impiegato. Misero al mondo un figlio e cambiarono entrambi lavoro. Rimase esterrefatto, sorpreso, basito. Rimase di stucco. Il dirigente aveva approfittato della ingenuità di lei, la segreteria aveva approfittato del suo insano narcisismo,  della sua accentuata vanità. Da allora iniziò a recarsi in ufficio di malavoglia. La segretaria aveva ormai spiccato il volo. A lui non rimaneva che l’avvicinarsi alla pensione ed una moglie svogliata. Constatò che i tempi migliori erano passati per lui.

Il vantaggio a questo mondo è che a forza di fingere si dimentica la linea di demarcazione tra finzione e realtà. Il vantaggio  è che raramente fingendosi pazzi si impazzisce. Lo svantaggio è che sempre chi inscena la pazzia viene considerato pazzo.