Doppia tenaglia che minaccia di far chiudere le stalle con perdita di occupazione e produzione

Carne in provetta: è inaccettabile il finanziamento

Ue con risorse pubbliche, speculazione e business

Rischia di sostenere abile operazione di marketing che punta a modificare stili alimentari naturali

 

E’ inaccettabile che l’Unione europea finanzi con risorse pubbliche il business privato della “carne” in provetta dietro al quale si nascondono rilevanti interessi economici e speculazioni internazionali dirette a sconvolgere il sistema agroalimentare mondiale.

E’ quanto denuncia Coldiretti Alessandria in riferimento allo stanziamento di 2 milioni di euro concesso a due aziende olandesi impegnate nella produzione di “carne” in laboratorio da cellule in vitro.

Il finanziamento è stato concesso alla Nutreco e alla Mosa Meat dove ha investito anche Leonardo di Caprio che non ha certo bisogno dei soldi dei cittadini europei.

Non si tratta peraltro dell’unico episodio di personaggio pubblico che cerca di fare business con la carne finta, come dimostra il caso del magnate Bill Gates. Il supporto finanziario è stato peraltro concesso nell’ambito del programma React Eu che la Commissione aveva avviato per rispondere alla crisi generata dall’emergenza Covid che ha messo in ginocchio il sistema dell’allevamento in Italia e in Europa.

“Si rischia di sostenere un’abile operazione di marketing che punta a modificare stili alimentari naturali fondati sulla qualità e la tradizione – ha affermato il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco – senza peraltro aver effettuato una reale verifica indipendente sull’impatto etico ed ambientale di queste produzioni a cui mirano un numero crescente di multinazionali solo per fare affari”.

L’attività di allevamento ha un ruolo fondamentale nel preservare paesaggi, territori, tradizioni e cultura poiché quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado spesso da intere generazioni.

“La scelta di sostenere società che puntano a fare concorrenza sleale sul mercato spacciando per carne prodotti ottenuti dalla moltiplicazione cellulare in laboratorio combinate con fattori di crescita e sostanze compatibili con i tessuti biologici, si aggiunge peraltro alla campagna di demonizzazione in atto per la vera carne – ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Rampazzo -. Una doppia tenaglia che minaccia di far chiudere le stalle con perdite di posti di lavoro e di produzioni tradizionali la cui distintività è componente strategica del Made in Italy nel mondo”.

Il territorio piemontese, per quanto riguarda la carne, detiene il primato in Italia nella valorizzazione delle carni da razze storiche italiane e la zootecnia riveste un ruolo di grande importanza per il tessuto economico regionale e queste azioni sono assolutamente da contrastare per evitare crisi ancora più pesanti rispetto a quanto già le nostre imprese stanno vivendo con la riduzione dei prezzi, l’impennata delle materie prime, l’aumento dei costi di trasporto e le speculazioni in atto nel settore.

“Siamo preoccupati per le ripercussioni dell’applicazione di queste nuove tecnologie ai prodotti alimentari per le quali alle forti perplessità di natura salutistica si aggiungono quelle di carattere etico – hanno concluso Bianco e Rampazzo -. L’emergenza globale provocata dal Coronavirus ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza che sicuramente i cibi, e nello specifico la carne, creata in laboratorio certo non assicurano. Il nostro territorio, come dimostrano i dati, ha una tradizione storica per quanto riguarda la zootecnia e queste azioni sono assolutamente da contrastare per evitare crisi ancora più pesanti rispetto a quanto già le nostre imprese stanno vivendo con la riduzione dei prezzi provocata dalle speculazioni in atto in un settore colpito, oltretutto, pesantemente dalle fake news”.

 

 

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