Si muove il cielo, tacito e lontano:

la terra dorme, e non la vuol destare;
dormono l’acque, i monti, le brughiere.
Ma no, ché sente sospirare il mare,
gemere sente le capanne nere:
v’è dentro un bimbo che non può dormire:
piange; e le stelle passano pian piano.

GIOVANNI PASCOLI, Myricae, 1894

Ballata di endecasillabi piani, con ripresa di un solo verso. Rime: A BCBCDA. Allitterazione al v. 7: piange/passano/pian piano. La solita sintassi franta di Myricae, con tanta punteggiatura, e la catena dei due punti
Parafrasi. ‘Si muove il cielo’: il motivo dell’apparente rotazione della volta celeste; ‘non la vuol’: il cielo, sogg. sott.; ‘ma no, ché: avversativa rafforzata; ‘sente’: ancora il cielo sogg. sott.;
Il bimbo piange perché è povero (nessuno seppe descrivere i poveri come Pascoli). Il nido resta l’unica salvezza.