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“Non cercate di prendere i poeti perché vi scapperanno tra le dita.” Alda Merini

Novembre è oramai alle porte. È il mese dedicato alla commemorazione dei morti, un mese che porta con sé una certa malinconia, forse perché il penultimo dell’anno, forse perché ci fa ricordare con insistenza le persone ai noi care che non ci sono più.

Questo è il quinto appuntamento con la poesia di Cristina Biolcati che anche stavolta ci regala un inedito.

Una composizione delicata, nostalgica, il ricordo di un padre che non c’è più e l’immagine di chi è rimasto a riflettere sui tempi andati, sui cambiamenti del tempo che stiamo vivendo, dell’incertezza che sempre più ci circonda, suoi luoghi dell’anima che non scorgiamo da così tanto tempo.

Cristina Biolcati

E infine la domanda che di tanto in tanto ci poniamo con insistenza, ora più che mai: si stava davvero meglio quando si stava peggio? E poi: era davvero peggiore quel modo di vivere?

Cristina Biolcati, scrittrice e poetessa ferrarese e padovana d’adozione, da anni ormai ci fa sognare e riflettere con i suoi racconti e con le sue liriche (per e con entrambi si è aggiudicata numerosi premi letterari); di recente abbiamo potuto leggere il suo primo romanzo thriller “Le congetture di Bonelli” (Delos Digital), ad inizio estate l’abbiamo ritrovata nel racconto breve “Al riparo dai sogni” (Officina Milena, per la nuova collana Milena in love), ne “Il castigo dell’acqua” (il cui ricavato va a sostenere “Sorriso in viaggio”, associazione che supporta i bambini malati e le famiglie che devono affrontare spese di viaggio e assisterli nei continui spostamenti per le visite specialistiche) e nel nuovo romanzo breve “Il suono delle sue ferite” (Delos Digital Passport).

Potrà mai ritornare

quel posto nel mondo

dove i vecchi sono stati felici?

Allor che il sipario s’attarda

sulla nostalgia di mia madre,

non le risponderà mio padre,

liberato da tempo dal male.

Nelle case affollate si odora

sentore di un clima che spera,

mentre la solitudine preme

alla gola con gesti irriflessi

che celano il pianto.

C’è la paura in un cosmo

che cambia e forse poi muore.

Tanto che paiono occhi presenti,

e invece si perdono altrove.

C’è la prigionia del ricordo,

in ogni gesto che offusca

della fiducia il seme.

Eppure stavano bene!

Sospesi in una terra di mezzo,

il coraggio ostentato

ne pagherà il prezzo.

Rebecca M.