Lorenzo Ippoliti• 2°Founding Partner at Ippoliti&Partners – Independent Investment Analysisfa

Segui”Great resignation”. Ieri i giornali italiani erano pieni di articoli che facevano riferimento a questo fenomeno.
Che cos’è? È la tendenza sulla base della quale molte persone dopo la pandemia hanno scelto volontariamente di non tornare al loro posto di lavoro.
Probabilmente nel corso dei lockdown le persone hanno riscoperto attività più consone alla loro natura e non sono disposte a tornare ai vecchi ritmi di stress lavorativo, orari, spostamenti, ecc.
Negli Stati Uniti è ai massimi l’apertura di nuove posizioni lavorative che fanno però molta fatica ad essere coperte. Anche in Italia il fenomeno è presente, anche se un mercato del lavoro meno dinamico rende più complicata la scelta di lasciare almeno per un periodo il proprio posto di lavoro.
Oggi esce il report del mercato del lavoro USA. Powell ha detto che i tassi si potranno alzare quando saremo molto più vicini alla massima occupazione. Oggi la disoccupazione è già bassa (siamo al 4.8%), ma mancano all’appello circa 5 milioni di buste paga rispetto al pre-pandemia.
Questo perché le persone che non sono rientrate nella forza lavoro non vengono conteggiate come disoccupati. La forza lavoro comprende solo chi lavora e chi cerca attivamente un posto.
Le domande più provocatorie a Powell nel corso dell’ultima conferenza stampa sono state del tipo “vale la pena far pagare a tutti, e soprattutto alle classi più deboli, il costo di un’inflazione al rialzo per recuperare questi 5 milioni di posti di lavoro?” che magari non vogliono neanche rientrare al lavoro?
Anche questo è un fenomeno senza precedenti, come molti altri in questo periodo, che banche centrali, governi ma soprattutto le stesse imprese dovranno valutare con attenzione nel prossimo futuro.

Per ricevere queste analisi abbonati al nostro servizio di ricerca https://lnkd.in/d4UFCfv