«Angelo Nataniele a rapporto, Signore.»
«Ah, dimmi presto, come sta Matteo?»
«Male, Signore. È per questo che sono venuto, ho bisogno di aiuto.»
«Vediamo la situazione.»
Il Signore alzò la mano e apparve una sfera trasparente sopra il suo palmo aperto. In centro, come un ologramma si vedeva un giovane che camminava per una strada buia.
«È arrivata la lettera di licenziamento. – disse Nataniele – Se l’aspettava, erano passati troppi mesi di cassa integrazione, ma è stato comunque un colpo forte. Tra una settimana, entro Natale, deve lasciare l’appartamento perché non riesce più a pagare l’affitto. Non ha voluto chiedere aiuto a nessun amico, come continuavo a suggerirgli. Ieri poi ha saputo che la sua ex è incinta e si sposa, ma quando stavano insieme lei non ha mai voluto un figlio da Matteo. Questa cosa lo ha distrutto del tutto, crede che sia colpa sua. Non sa dove andare, non ha lavoro né famiglia, si sente solo e disperato. »
«Deve resistere, Nataniele. Tra un mese le cose cambieranno.»
«Se lo dici Tu so che è così, Signore, ma temo… temo che non voglia aspettare.»
Il Signore guardò fisso negli occhi il suo angelo, poi con l’altra mano fece un gesto e apparve un’altra immagine nella sfera: una sagoma lucente a forma di uomo, avvolta da un fumo nero che gli si appiccicava addosso macchiandola di scuro. Le parti luminose erano ormai solo dei punti sparsi qua e là.
«Dobbiamo fare qualcosa, Nataniele, subito.»
«Io le ho provate tutte: gli ho mostrato la bellezza della natura, gli ho fatto guardare vecchi film in bianco e nero, sono riuscito a farlo parlare con il suo amico d’infanzia, gli ho fatto incontrare belle persone, gli ho fatto presentare delle ragazze che avrebbero potuto risvegliarlo dal suo torpore. Niente di niente, Signore. Ti ho portato la lettera che ha scritto prima di uscire, poco fa.»
Nataniele allungò una carta al suo capo, che la prese senza guardarla.
«Lo so, vuole uccidersi. Prenderà la macchina per fare un incidente. Lo avremo perso per sempre.»
Il Signore fece un altro gesto con la mano e apparve un’altra sfera, dove si vedeva un’auto sfrecciare nel buio e finire dritta verso un muro. Come al rallentatore, Nataniele vide la macchina accartocciarsi e esplodere. Un’ombra nera sgusciò via da lì e scappò urlando nella notte.
Nataniele abbassò la testa e si asciugò una lacrima. Lui non aveva la possibilità di vedere il futuro, ogni volta che non riusciva a salvare il suo umano gli si straziava il cuore.
Dio scacciò con la mano la sfera del futuro e sorrise al suo angelo.
«Siamo ancora in tempo Nataniele, abbi fede. Ora torna da lui, stagli vicino.»
Poi giunse le mani e le immagini sparirono. Anche Nataniele sparì, tornando dal suo protetto.
Il Signore si lisciò la barba con la mano, riflettendo. Guardò giù e sorrise. Eccola là, la ragazza che poteva rendere felice Matteo. Dovevano incontrarsi tra qualche settimana, ma in casi di emergenza come quello, i tempi futuri si potevano ripensare.
Dio annuì tra sé: sì, poteva funzionare, se Matteo avesse aperto il suo cuore appena un poco, era fatta.

Erano circa le sei del pomeriggio quando Matteo arrivò alla sua auto con rabbiosa fretta. Saltò dentro e imprecò contro il freddo, contro il vento, contro il garage che non aveva, contro il mondo. Era stufo di tutto. Avrebbe guidato un’ultima volta e poi, poi bastava chiudere gli occhi e sarebbe finito tutto. La lettera di addio l’aveva lasciata in bella mostra, sul tavolo della cucina, per chi avesse cercato i motivi del suo gesto estremo. Ora voleva solo rivedere per l’ultima volta il paesaggio della sua terra, dalla chiesetta di San Vigilio, e poi poteva andarsene. Nataniele si sedette al posto del passeggero con l’aria afflitta. A quel ragazzo di trent’anni voleva bene come un fratello, doveva salvarlo a tutti i costi, ma non aveva idea di come fare.
Matteo accese il motore e partì con una sgommata, fece la strada da Valdobbiadene a Col San Martino senza pensare a niente, consapevole solo della cupa decisione che aveva nella mente. Girò su per la stradina tortuosa che arrivava alla chiesetta romanica e fermò l’auto in un piccolo spiazzo dietro l’abside, vicino alle panchine. Scese e andò di fronte alla macchina, cacciò le mani in tasca e sospirò forte. Nataniele gli si affiancò, il panorama notturno era molto poetico con le finestre accese delle case sotto di loro. Si vedeva gran parte della pianura trevigiana, era magnifico. L’angelo iniziò a sussurrare all’orecchio di Matteo: “Quant’è bello. Non può essere tutto perduto. Le cose possono cambiare. Non è troppo tardi.”
La rabbia di Matteo si dissolse e lasciò il posto ad una profonda tristezza.
“Non tornerò mai più in questo posto, questa è l’ultima volta che vengo qui” pensò il giovane, respirando piano l’aria fredda di dicembre.
Tornò a sedersi al posto di guida, riaccese il motore, girò la macchina e riprese la strada verso Colbertaldo. Guardava l’asfalto illuminato dai fari con occhi spenti. Ad un tratto, Matteo si accorse che davanti a lui un’auto era ferma nel centro della carreggiata, aspettando di girare a sinistra in uno spiazzo. Inchiodò d’istinto, l’auto slittò un po’ a destra ma lui la tenne sotto controllo. Si arrestò con un sobbalzo, ma Matteo sentì un botto dietro di lui e venne scaraventato in avanti addosso al volante. Si raddrizzò imprecando, la macchina si era spenta e per fortuna non era andato addosso all’auto di fronte, che svoltò per la sua strada.
Diede solo un’occhiata dietro di sé e riaccese il motore per andare a parcheggiare nello spiazzo a sinistra della strada. Nataniele si coprì le orecchie con le mani per non sentire il fiume di parolacce e imprecazioni che sciorinò Matteo mentre fermava la macchina.
L’auto che l’aveva tamponato lo seguì e si fermò a fianco, ne uscì una ragazza con un cappotto rosa e l’aria stravolta, che si precipitò verso di lui.
Matteo aprì la portiera e quasi non riuscì a smontare dall’irruenza della giovane.
«Oh Dio, mi scusi, mi scusi, sta bene? Ho provato a fermarmi ma non… si è fermato così all’improvviso!»
Matteo la guardò appena, uscì dalla sua auto e si aggrappò alla portiera con forza. Gli girava un po’ la testa. Lei intanto era andata a guardare il retro della macchina, per controllare i danni.
«Mi dispiace tanto, mi dispiace tanto!» gridò.
Matteo la imitò e vide che il portellone aveva una rientranza storta, ma nulla di grave. La macchina della ragazza invece aveva il radiatore mezzo rotto.
«Accidenti, non ci voleva, adesso come faccio, proprio oggi doveva capitarmi.» mormorava la ragazza con le mani sulla faccia. Matteo si decise a reagire dal suo torpore.
«Non si preoccupi, adesso facciamo la constatazione amichevole.»
«Sì, certo, mi scusi, oh farò tardi anche stavolta, Samuel tra poco sarà fuori in strada.»
Matteo estrasse le carte dal cassettino vicino al posto di guida e si appoggiò sul cofano.
«Eh suo marito l’aspetterà, lo chiami pure se è in ritardo.»
«Samuel è mio figlio, ha sette anni. Esce tra qualche minuto dall’allenamento di calcio a Colbertaldo.»
Matteo alzò un sopracciglio, sopreso che quella ragazza così giovane avesse già un figlio. Continuò a compilare in silenzio i suoi dati nel modulo, mentre lei fece partire una telefonata con il suo smartphone.
«Dai… rispondi… rispondi!»
Matteo non commentò e spinse verso di lei il modulo e la penna, la ragazza chiuse la telefonata con un sospiro, afferrò la bic e scrisse veloce i dati che doveva inserire.
«Mi scusi devo proprio andare, devo andare!»
Mollò tutto e si fiondò al posto di guida della sua auto, girò la chiave di accensione ma rispose solo un singulto del motore. Riprovò, ancora un brutto rumore sordo. Matteo la guardava dall’esterno del finestrino.
Lei fece un grosso respiro per calmarsi e girò ancora la chiave. Il motore restò in silenzio. La ragazza cominciò a picchiare i palmi aperti sul volante, due, tre, quattro volte. Poi si coprì il viso con le mani e cominciò a singhiozzare.
Nataniele si voltò subito verso Matteo e gli sussurrò: “Aiutala, ha bisogno di te!”
Il Signore apparve vicino a Nataniele e gli appoggiò una mano sul braccio. Aveva la sfera dell’anima di Matteo aperta sopra l’altro palmo, la sagoma ormai era quasi interamente nera.
L’angelo e il Signore trattennero il respiro, in attesa. Matteo era incerto.
Ad un tratto una piccola luce si accese sulla sagoma della sua anima e si allargò all’altezza del petto, il giovane addolcì lo sguardo e aprì la portiera dell’auto della ragazza.
«Ehi, non piangere. Non parte? Vuoi che provo io?»
Lei arrossì e si asciugò le guance.
«Scusa, mi dispiace… Ho avuto una brutta giornata. Non ne combino una giusta… Sì, prova tu, grazie.»
Matteo le tese la mano e l’aiutò a scendere, poi si sedette al volante e provò un paio di volte a mettere in moto il motore.
«Non va. Dev’essersi rotto qualcosa.»
La ragazza ricominciò a piangere, Matteo scese dall’auto e le mise una mano sulla spalla.
«Non fare così, è solo una macchina, adesso chiamiamo il carro attrezzi.»
«No… è che… devo andare, come faccio? Samuel sarà già fuori dal cancello. Scusami, sei stato così gentile, non voglio trattenerti ancora. Vai pure, avrai tante cose da fare, ti staranno aspettando. Io, io me la caverò in qualche modo.»
Matteo pensò che in realtà non c’era proprio nessuno che lo aspettava, a parte il suo destino.
Nataniele approfittò per sussurrargli che avrebbe potuto aiutare ancora quella ragazza, che non gli costava niente in fondo rimandare il suo tragico incidente a più tardi.
Matteo sentì un brivido di vita attraversargli i muscoli e sorrise alla ragazza.
«La mia macchina è a posto, ti accompagno io a prendere tuo figlio.»
Nataniele e il Signore si guardarono con affetto: la sagoma nella sfera tornava sempre più a illuminarsi. Con un gesto, il Signore fece apparire anche la sfera del futuro, dove l’immagine dell’incidente cominciò a sfumare.
La ragazza intanto lo fissava stupita e incredula, asciugandosi le guance.
«Davvero? Io, io non so cosa dire… non vorrei disturbarti così tanto.»
«Dai, andiamo, sei già in ritardo no?»
Matteo salì nella sua auto e dopo un secondo arrivò anche lei.
«Grazie, Matteo.»
ll giovane accese il motore e arrossì a sentirle pronunciare il suo nome. Lui non aveva neanche guardato le carte che avevano compilato, lei invece pur nella fretta aveva prestato attenzione a come si chiamava.
Si concentrò sulla strada: in qualche minuto arrivarono alla chiesa di Colbertaldo, lei lo guidò fino al cancello del campetto di calcio del paese, già chiuso, davanti al quale un bambino e un uomo stavano fuori ad aspettare. Matteo fermò la macchina e lei scese di corsa, andò subito verso i due e dopo qualche minuto tornò con Samuel. Nel frattempo Matteo aveva sbirciato il modulo dell’assicurazione: Elena, così si chiamava quella ragazza.
I due rimontarono in auto e Matteo li riportò indietro allo spiazzo dove era rimasta l’auto in panne.
«Ancora grazie – disse Elena quando scaricò il borsone di suo figlio – Adesso chiamo il carro attrezzi e poi ci faremo portare a casa.»
Nataniele sussurrò ancora all’orecchio di Matteo: “È così carina, non vuoi stare ancora un po’ con lei? Potresti accompagnarla tu a casa.”
Matteo decise subito di offrirsi e sulla sagoma della sua anima comparve qualche altra macchia di luce.
«Se vuoi aspetto con te, vi porto io a casa. Sempre se per te va bene.»
Lei rimase colpita da questa proposta, gli sorrise e accettò. Cominciarono a chiacchierare con Samuel del suo allenamento, fino a quando arrivò il carro attrezzi e ogni cosa fu sistemata, poi risalirono nell’auto di Matteo e lei gli indicò la strada per portarli a casa.
Una volta arrivati ad una casetta piccola e modesta, a Matteo parve naturale accompagnarli fino alla porta; la ragazza aprì con le chiavi e Samuel si infilò di corsa sparendo nel corridoio.
«Beh, grazie di tutto. Non so come avrei fatto senza di te», gli disse Elena.
Il giovane alzò le spalle per schernirsi.
«Non ho fatto niente di speciale.»
«Ti lascio andare, ormai è ora di cena, la tua famiglia ti starà aspettando.»
Matteo abbassò lo sguardo.
«Non ho più una famiglia. A dir la verità… non ho proprio nessuno.»
Il pensiero di quanto era deciso a fare ritornò vivido nella sua mente. Nataniele ebbe paura e guardò alle spalle di Elena, verso l’angelo della ragazza che assisteva alla scena. Si scambiarono un’occhiata d’intesa e questi si chinò sussurrando qualcosa all’orecchio di Elena, che reagì subito e arrossì.
«Oh. – disse – Che ne dici… che ne diresti allora di fermarti a cena?»
Matteo alzò la testa e sorrise sorpreso. Annuì felice e Elena si spostò per farlo entrare.
Nataniele si girò verso il Signore, che era rimasto al suo fianco tutto il tempo e ora guardava assorto la sfera del futuro. L’immagine dell’incidente sparì del tutto e si vide al suo posto Matteo che festeggiava il Natale a casa di Elena, con Samuel e i genitori della ragazza. L’angelo si commosse e il Signore lo abbracciò.
«Ce l’abbiamo fatta, figlio mio. Il padre di Elena troverà un lavoro a Matteo, è questione di giorni. Lei lo renderà felice, se lui continuerà a tenere aperto il suo cuore.»
«Vigilerò perché lo faccia, Signore.»
Matteo quella sera tornò a casa col cuore nuovo, trovò la lettera che aveva lasciato in cucina e la stracciò. Pensò a Elena e un largo sorriso gli comparve in volto.

foto dal web

Racconto di Rosanna Boaga, dal blog https://rosannaboaga.wordpress.com/2021/11/13/la-scelta-di-matteo/