Associazione Arcipelago. Alessandria: Forse ci siamo..

La crisi aperta dalla Polonia è solo l’inizio di una crisi ben più ampia e di “senso” la cui origine va ricercata nel processo di costruzione dell’Europa che con il messaggio di Ventotene poco ha a che spartire.

L’Europa, e non solo l’Italia, deve definire cosa è l’Europa  e cosa è la DEMOCRAZIA.

“Il Leone affamato” non è più portatore di storia; ci vuole un progetto nuovo per un nuovo mondo che il terzo millennio ci ha preparato.

Questo è il nostro impegno e queste righe cercheranno di illustrarlo. 

I cambiamenti economici, politici e sociali che viviamo impongono una visione alternativa del mondo e della società. 

La destrutturazione dello spazio politico con una fortissima opera di  disintermediazione rende i cittadini “spettatori e non protagonisti” della politica, un insieme anonimo di follower.

Ai cittadini che oggi sperimentano forme di partecipazione e parlano linguaggi di segno diverso   fra televisione, rete e piazza è affidato il compito di restituire un futuro alla democrazia; crocevia fra governo e partecipazione, efficienza e passione, istituzione e mobilitazione.

Il leader forte e carismatico dalla grande capacità oratoria instaura un rapporto diretto e viscerale con i suoi sostenitori con il solo scopo di conservare il potere e lo status quo.

La sua immagine di uomo del Popolo non stimola una riflessione critica ma la evita. Ciò non è Democrazia, è regime plebiscitario. 

Noi siamo chiamati quindi a sviluppare, proporre una propria egemonia, autonoma e alternativa

Ci appelliamo a intellettuali veri in grado di indicare una direzione ai cittadini, ci appelliamo a dirigenti capaci ed educatori che sappiano guidare un processo in grado di invertire una  disastrosa  tendenza.  

Noi  crediamo che questo Paese abbia bisogno di una GRANDE OPERAZIONE VERITA’ a cominciare dalle ragion profonde, storiche che hanno prodotto nel nostro paese una grandissima e pericolosissima “incultura” politica

La società digitale è caratterizzata dalla disintermediazione, dal superamento della rappresentanza, dalla decisione politica diretta, senza bisogno di mediatori.

E’ la democrazia del pubblico, come la definisce Ilvo Diamanti, con i Partiti che si riducono a essere comitati di dirigenti e funzionari che controllano i centri di governo e del sistema pubblico per mantenere consenso  dando spazio alla personalizzazione  e alla comunicazione in politica.

Anche le “primarie” che vengono adottate contribuiscono a dare una impronta personalizzata e maggioritaria al soggetto politico; sia nel caso di una elezione del gruppo dirigente che nella scelta del “candidato”. 

L’inganno più pericoloso è la disintermediazione. Non si tratta di cancellazione dei mediatori, ma della loro sostituzione occulta; non è in corso una disintermediazione; è in corso una re-intermediazione” con  Partiti senza società e leader senza partiti  in rapporto diretto con la televisione…

E’ una crisi che si trasmette sulle istituzioni ed è  causa di una sfiducia ed un discredito sempre crescente. 

E’ un discredito che ci fa parlare di una crisi della Democrazia rappresentativa con Partiti e Parlamento che appaiono  delegittimati con quasi la metà dei cittadini che ritiene che la democrazia sia possibile anche senza partiti  ed il 70%  che auspica l’avvento di un uomo forte!

E’ un futuro incerto quello che i cittadini vivono  e che sicuramente, se non inibisce la partecipazione, mostra un coinvolgimento in movimenti di protesta e di attivismo on line.

Una reazione che si traduce in una chiara  astensione sempre più crescente dal voto.

Una partecipazione che nella rete ha individuato un modello diverso e alternativo  di partecipazione politica; un modello in nome della disitermediazione.

Per questa ragione la riflessione sul voto, sul principio della rappresentanza è oggi indispensabile.

Le legittimazione della rappresentanza precostituisce l’affermazione di una Democrazia senza aggettivi.

Abbiamo sempre sostenuto che i “passaggi di sistema” coincidono con grandi cambiamenti /fratture  dei sistemi elettorali  che definiscono le forme di governo necessarie. 

Oggi la soluzione più “semplice” appare il “populismo” e i suoi derivati.

Il   “movimento” della e nella società è un fatto dal quale iniziare una riflessione su quanto avviene “prima del voto”;  e ciònon puo essere lasciato a soluzioni autoritarie con Partiti che svolgono un ruolo gregario al servizio del “Capo”.

Occorre pertanto iniziare a riflettere su quanto avviene sul piano della rappresentanza: come può  il principio della rappresentanza costituire il punto di inizio per costruire  una Democrazia del Terzo Millennio; per relizzare pienamente il …suffragio universale.

L’Idea :l’abbiamo definita idea, non proposta, oggetto della nostra riflessione.

E’ una dichiarazione pubblica  di volontà dei cittadini che vogliono partecipare alla governance del bene comune supportata da un principio di delega costituzionalmente definito la “chiave di volta” della nostra “idea”.

Ci si riferisce ad  un principio di rappresentanza  “collettiva “ di volontà,” organica”  e ” legale” (regolata dalle leggi).

E’ una rappresentanza  “ORGANO DI UNA PERSONA GIURIDICA “ il cui rappresentato è tale persona giuridica. 

Se la politica è un fatto collettivo  i soggetti che si costruiranno (… che i cittadini costruiranno!) saranno persone giuridiche ed i rappresentanti saranno organici a queste persone giuridiche.

La Dichiarazione pubblica di volontà dei cittadini, e la conseguente iscrizione in un pubblico Registro degli Elettori Attivi   si concretizzerà  con un confronto sulle questioni ed in sintesi in due soggetti politici con titolo giuridico, due corpi intermedi che si confronteranno al voto; garanzia dell’alternanza al governo della cosa pubblica.

Due corpi intermedi che godranno delle necessarie “agibilità politiche”  ed il cui sistema di finanziamento sarà  basato sulla contribuzione  volontaria e trasparente  da parte dei cittadini che sosterranno le “policy” .

Abbiamo bisogno di nuove culture politiche, consapevoli del cambiamento, per garantire democrazia, diritti e fiducia nella società digitale.

QUALE DEMOCRAZIA VOGLIAMO?  E’ il quesito che poniamo!  Per dare un senso, un significato  al nostro vivere insieme.     

La diffusione di internet potrebbe indurre in errore nel pensare ad una comunità di decisori in cui tutti decidono su tutto. Il mito della Democrazia Diretta  non fa  parte del nostro bagaglio. Ma internet rimane uno strumento formidabile di trasmissione di conoscenza (almeno di informazioni) e come tale tutti possono/potranno consapevolmente approfittarne. Un “tutti” che non vuole essere un assoluto ed “indistinto” parametro di partecipazione ma può costituire una garanzia nei confronti di pericolose involuzioni oligarchiche.

Coniugando quindi la consapevolezza di questa “partecipazione conoscitiva” con un nuovo sistema    di delega si può pervenire ad una “vera” democrazia rappresentativa. 

La rappresentanza è “La chiave di volta” di questo sistema:

La rappresentanza oggi garantisce al cittadino un voto, dopo di che il nulla sul piano del controllo e della costruzione delle decisioni. Finzione di un gioco delle parti “democratico” “E’ fittizia infatti la cessione di sovranità con il voto… non è realistica l’uguaglianza: siamo uguali solo in quanto viene a tutti di mettere una croce sulla scheda , poi l’uguaglianza si esaurisce.

E’ irrealistica la formazione di una opinione pubblica informata che è il presupposto di una libera scelta politica: noi cittadini in realtà andiamo avanti tra stereotipi, informazioni manipolate, notizie false e non controllabili.

La rappresentanza di cui “parlano i cittadini” è invece quella che garantisce la partecipazione alla riscrittura, ormai indifferibile, delle regole del nostro vivere insieme, della forma dello Stato. 

E’ giunto il momento di aprire una nuova fase costituente  e questo lo possono fare solo i cittadini. 

Concretamente, prima della decisione ultima (il voto), le persone debbono decidere della loro volontà di impossessarsi dei processi decisionali che influenzeranno la loro vita, che decideranno del bene comune. 

Il suffragio universale resta la nostra stella polare … ma l’iscrizione, al raggiungimento della maggiore età, alle liste elettorali non può più essere sufficiente ad esprimere “Democrazia” e un governo del popolo, in una società profondamente mutata e complessa non può essere affidato solo e totalmente, a “questi” corpi intermedi.

Pertanto solo l’iscrizione ad un Pubblico Registro degli Elettori Attivi su richiesta delle persone che intendono partecipare di volta in volta, esprimendo precisa delega,  alla formazione della “governance” di questo Paese potrà garantire il passaggio alla Democrazia del terzo millennio.

La Dichiarazione Pubblica di Volontà delle persone è quindi l’atto primo della formazione della decisione; è l’atto che sancisce l’esercizio del diritto di voto in modo cosciente e consapevole ed informato. 

Affrontare quindi le questioni che segnano questa crisi epocale da parte di persone consapevoli e coscienti e informate può fare la differenza tra soluzioni condivise e soluzioni imposte. 

E’ indispensabile quindi  ripensare e cambiare l’art. 49 della Costituzione (Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale) finalizzato, in “quell’epoca storica“, alla costruzione dei corpi intermedi  che si chiamano “partiti”;  oggi totalmente inadeguati ad assolvere al compito per il quale erano stati costituiti; e respingere nel contempo  il processo di de-intermediarizzazione e/o di reintermediazione.

Se questo Paese deve essere riscritto, se questa Europa deve essere costruita, ciò può avvenire soltanto se tutti, in prima persona, si dedicheranno a questa riscrittura e a questa costruzione.

La Dichiarazione Pubblica di Volontà si concretizza quindi in momenti di confronto sulle “questioni” e contestualmente  pone l’obiettivo di giungere ad una sintesi della rappresentanza su due (solo DUE!!) soggetti, garanzia di alternanza al governo della cosa pubblica. 

Due corpi intermedi cui lo Stato garantisce la sufficiente “agibilità politica” (finanziamenti compresi) e che rappresenteranno con le loro “rappresentanze”  le politiche che governeranno la cosa pubblica.  

Quartiere per Quartiere, Comune per Comune, Provincia per Provincia, Regione per Regione a partire dalla  Dichiarazione Pubblica di Volontà dei cittadini e con precisa Delega si costruiranno i corpi intermedi del terzo millennio.

Le strutture che si formeranno avranno una “Posizione Giuridica” con tutto ciò che ne consegue.

Il sistema di finanziamento si baserà sulla contribuzione volontaria e trasparente da parte dei cittadini e dei gruppi che sosterranno le policy dei soggetti politici. 

Il rapporto con i delegati sarà soggetto a  regole che potranno richiamarsi al “recall” di ispirazione statunitense.

E’ necessaria quindi una iniziativa di tipo culturale prima ancora che politica in senso stretto che affronti l’Operazione Verità di cui sopra e “lanci” una nuova  fase costituente,  o se vogliamo, un nuovo Rinascimento basato sui  Principi e sui Valori dell’uguaglianza  e della responsabilità.

Questo documento rappresenta un appello ai cittadini per cambiare la politica in questo paese…e non solo.