QUANTE VOLTE, QUANTE!, di Vittorio Zingone

QUANTE VOLTE, QUANTE!    

Quante volte, quante   

attesi con concitata ansia   

che sorgesse da oriente    

la profumata aurora!    

Credevo recasse te su ali d’oro,   

mi riportasse l’amato amore mio,   

me lo recasse a farmi compagnia,   

a camminar con me senza stancarsi  

verso traguardi tutti da scoprire,   

ammirar con me    

dei novelli dì il sorgere del sole,   

il vanire degli estremi luccichii   

nel vasto cielo; il volo di felici gabbiani   

sul pelo delle onde, su vasti litorali planar   

per dedicarsi alla prima colazione,   

intonare inni alla vita, a nuovi amori.   

Quanta nostalgia di te, perduto bene,   

nei giorni aggiudicati a nuovo vivere,   

a nuovo programmare giorni nuovi,   

ad attivarsi a darsi nuove mete,   

per non avvertirsi dentro qual falliti,   

per aggrapparsi a radiche, a cespugli   

mentre si cade in fondo a nuovi abissi,   

mentre si mira smarriti nuovi ambienti,   

in altri arcani mondi   

in cui si fanno involontari ingressi,   

in cui si vivon vite improgrammate   

sempre incerte, sempre contingenti.   

Tu non m’odi, amore mio lontano;   

tu giaci nel tuo letto profumato,   

tu non attendi con me albe novelle,   

tu non ti lasci affascinare   

dal rosseggiar di nubi nei tramonti;   

sei quale vano sogno della mente,   

quale capriccio del mio cuore ardente,   

quale visione dell’anima anelante;   

sei sospiro lunghissimo, profondo   

dell’impianto mio vitale in questo mondo.

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