In “Quanno chiove”, una delle più belle canzoni di Pino Daniele, ispirata da una prostituta dei Quartieri Spagnoli, scrive  “tanto l’aria s’adda cagnà” (tanto l’aria deve essere cambiata). La pioggia lava le colpe (vere o più probabilmente presunte) come nel battesimo ad esempio, ma allo stesso tempo la canzone significa metaforicamente che non sempre andrà così,  che le cose domani potranno andare meglio.  La prostituta è un simbolo di una vita che può essere cambiata. Pino Daniele tratta la questione poeticamente senza alcuna ombra di moralismo, come è giusto che sia. Spesso le prostitute sono costrette a fare la vita ed anche quando scelgono liberamente la loro deve essere considerata una scelta rispettabile, come da rispettare è la loro dignità umana, spesso calpestata dal perbenismo e dall’odio. Come canta però in una vecchia canzone Guccini bisognerebbe chiedersi per tutti quale “scelta abbiamo fatto in piena libertà”. Che poi chi disprezza compra! In un libro di Pavese c’è scritto che anche le prostitute hanno fatto perdere la testa a qualcuno prima di finire a prostituirsi ed aggiungo io che molte riescono a far innamorare molti clienti, che hanno perciò un atteggiamento di odio (per gelosia, per smania di possesso) e di amore nei loro confronti. La salvezza ultraterrena è possibile anche per coloro che dal mondo sono considerati grandi peccatori. Nella Bibbia Maria Maddalena, Zaccheo, i ladroni vanno in paradiso, mentre i farisei vengono redarguiti e bacchettati.  Non solo ma anche  il riscatto su questa terra è possibile. Certo è difficile. Spesso la maggioranza delle persone che escono dal carcere tornano a delinquere non per scelta ma perché non viene data loro una altra possibilità.  Qualcuno certo non dà neanche a sé stesso una nuova possibilità,  ma si tratta di una minoranza. È molto difficile cercare di far cambiare idea alle persone, quando queste ti hanno già etichettato, bollato,  marchiato. È molto difficile non fare in modo che la profezia non si autovveri. Non sempre ogni  nostro cambiamento profondo viene creduto oppure accettato socialmente dagli altri. Si pensi ad esempio ad una conversione religiosa. Spesso gli altri dubitano sulla autenticità.  Talvolta pensano che sia una scelta di comodo, che sia puro opportunismo e convenienza. Talvolta gli altri non perdonano e giudicano. Talvolta è difficile combattere con i pregiudizi. Quando poi qualcuno riesce a cambiare, a riscattarsi,  si ricordi anche che ciò è avvenuto perché qualcuno lo ha sostenuto, lo ha aiutato. In questi casi importante è che il riscatto non diventi presuntuosa rivalsa su altri a cui non è stata data opportunità di lavorare ad esempio. Ho 49 anni e sono un uomo di mezza età.  Mi accorgo ora di quanti coetanei hanno la crisi di mezza età.  C’è chi a più di cinquanta anni vorrebbe mollare la famiglia e fare le cose che non ha fatto a venti. C’è chi ha la cosiddetta crisi mistica e vorrebbe rinchiudersi in convento, abbandonare il mondo. Alla base di tutto c’è qualcosa che non va. Significa che queste persone non ce la fanno più, che hanno raggiunto il livello di sopportazione e di saturazione. Insomma credono come Battiato che “ci vorrebbe un’altra vita”. Però se cambiassero veramente vita nessuno potrebbe stimare i danni veramente incalcolabili spesso per loro e soprattutto per la loro famiglia. Cambiare il mondo è impossibile. Spesso l’unica rivoluzione fattibile, possibile, è cambiare sé stessi. Spesso è l’unica strada percorribile. Però viene da chiedersi a quali e quante metamorfosi abbiamo diritto per non minacciare la nostra identità, la nostra salute e quella dei nostri cari. Se da un lato si può cambiare strada, prendere un altro treno ed ogni scelta è legittima, dall’altro bisogna essere realistici e pratici. Bisogna scegliere per dirla alla Freud non in base al principio di piacere ma in base a quello di realtà.  Esistono anche le metamorfosi kafkiane, che possono involontariamente trasformarci  in insetti. Sono i cosiddetti cambiamenti imposti dall’alto. Sono quelle che cristianamente chiamiamo le prove della vita. Esiste il cambiamento imposto dall’esterno, determinato da: 1) fatti insignificanti per gli altri ma importanti per noi. Sono  cambiamenti del nostro microcosmo 2) cambiamenti sociali, economici o svolte epocali. Sono cambiamenti del macrocosmo. 

Ma esistono anche i cambiamenti volontari. Tutti abbiamo paura del cambiamento perché comporta molte incognite. Ma come sosteneva Lao Tze quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo la chiama farfalla.  Spesso il cambiamento è preceduto da una crisi, che può essere una opportunità di cambiamento, una necessità di cambiamento,  un agente catalizzatore del cambiamento, ad ogni modo un mezzo per il cambiamento.  I cambiamenti più profondi sono vissuti come “catastrofici” secondo Bion. Sono quelle che Bion chiama trasformazioni in O. Da queste scaturiscono dei caos emotivi. Esistono resistenze psicologiche nostre e altrui al cambiamento,  esistono resistenze culturali nostre ed altrui al cambiamento,  esistono interessi ed abitudini nostre ed altrui che si oppongono al cambiamento.  Un tempo se una persona nata uomo voleva cambiare sesso veniva considerato negativamente,  mentre veniva più accettato socialmente se una donna voleva cambiare sesso. Era un segno inequivocabile del patriarcato e del maschilismo insito nella nostra società. Secondo la psicologia contemporanea esiste un io statico ed un io dinamico. Secondo questi assunti esiste un nucleo inalterabile della personalità di base. Io mi sono sempre chiesto se gli uomini con amnesia retrograda hanno la personalità di base di prima, l’hanno cambiata e se poi si può parlare di personalità di base in una persona che momentaneamente non ha alcuna memoria di ciò che è stato. Ma secondo la psicoterapia si può cambiare. Importante per tutti coloro che vogliono cambiare è assumere la “posizione depressiva” della Klein, ė accettare l’ambivalenza emotiva degli altri, che possono essere talvolta buoni e talvolta cattivi. Bisognerebbe interiorizzare tutto ciò, non scinderli. La madre, psicanaliticamente parlando, non sempre dà il seno. Ad ogni modo talvolta cambiare è necessario perché come sosteneva Argan nella vita bisogna “progettare per non essere progettati”. Infine il miglior insegnamento che si può trarre dall’opera di Nietzsche è che la vera libertà consiste nel poter cambiare i propri valori. Forse questo è il cambiamento più autentico.