– Scrivi con la penna? – gli chiede Francesco.

– Sì, seguo un preciso programma di lavoro: la mattina scrivo su un quadernone e nel pomeriggio batto il testo al computer; questo mi permette di visionarlo attentamente e di apporre, se necessario, le dovute modifiche. Praticamente, facendo così, il racconto una volta finito è quasi pronto per la pubblicazione; è sufficiente un’ultima rilettura per avere la certezza che tutto sia a posto. – risponde Gabriele.

– Un lavoro scrupoloso – commenta il suo ospite.

– Né più né meno di qualsiasi altro lavoro; ci vuole passione e rispetto nei confronti di chi ha fiducia in te. Tenendo conto che ci sarà sempre chi ti punterà il fucile addosso, anche se alla lunga non ci si fa più caso – dice Gabriele.

– Io sono qui a ricordartelo. Mi dispiace. –

– Non sono state tutte rose e fiori, come può sembrare, nel corso degli anni mi sono fatto una corazza, ho affrontato attacchi di ogni genere, uscendone sempre a testa alta. Con te il discorso è diverso, perfino l’approccio è stato alquanto singolare, il dibattito che si è creato tra di noi è pieno di sfumature, tale da non avere ancora chiaro in mente il quadro della situazione. È come se fossimo alla ricerca di qualcosa che inesorabilmente ci sfugge, o non viene palesata. –

– Sai bene a cosa è dovuta la mia visita. –

– Sì, ci si confronta sui miei lavori, proviamo anche ad allargare l’orizzonte della nostra conversazione, ma, nonostante ciò, è come se ci tenessimo a distanza. Ma da cosa? –

– Non riesco a seguirti, non possiedo la tua intellettualità e visione analitica. Al riguardo, brancolo nel buio – dice Francesco.

– Non sono d’accordo, se è vero che sei qui – replica Gabriele. – Hai letto e analizzato ogni frase e parola di quasi tutti i miei libri, giungendo a una conclusione: il mio linciaggio. –

– Non sono un giudice né tantomeno un carnefice – risponde col sorriso sulle labbra, Francesco.