SOGNO

Per un attimo fui nel mio villaggio,
nella mia casa. Nulla era mutato.
Stanco tornavo, come da un viaggio;
stanco, al mio padre, ai morti, ero tornato.

Sentivo una gran gioia, una gran pena;
una dolcezza ed un’angoscia muta.
“Mamma” “E’ là che ti scalda un po’ di cena”.
Povera mamma! e lei non l’ho veduta.

GIOVANNI PASCOLI, Myricae 1894

Due quartine di endecasillabi piani a rime alterne, ABAB CDCD. Troviamo 5 ripetizioni in 8 versi: nel/nella, stanco/stanco, tornavo/tornato, gran/gran, mamma/mamma, con due ossimori: gioia/pena, dolcezza/angoscia. Pascoli sogna di tornare nella sua casa, a San Mauro, dove sono sepolti i suoi morti, padre, madre, tre sorelle e due fratelli. Il tempo onirico dura un attimo (Lavezzi). Una casa di fantasmi (Siti), perché la sua percezione onirica è bloccata da un’inesplicabile e indiscutibile censura inconscia, che giustifica il mancato incontro con la madre (Nava): è arrivato tardi. Tra la nebbia dell’indistinto sogno/realtà, prevale l’amara dimensione del presente e della disillusione (Borghello).