Il gigantesco rovere abbattuto
l’intero inverno giacque sulla zolla,
mostrando in cerchi, nelle sue midolla,
i centonovant’anni che ha vissuto.

Ma poi che primavera ogni corolla
dischiuse con le mani di velluto,
dai monchi nodi qua e là rampolla,
e sogna ancora d’ essere fronzuto.

Rampolla e sogna – immemore di scuri –
l’eterna volta cerula e serena,
e gli ospiti canori e i frutti e l’ire

aquilonari e i secoli futuri …
Non so perché mi faccia tanta pena
quel moribondo che non vuole morire!

GUIDO GOZZANO

Sonetto di 14 versi piani; rime: incrociata nella prima quartina, alternata nella seconda, replicata nelle terzine, ABBA CDCD EFG EFG. Lirica gozzaniana, con l’albero antropomorfizzato, che non vuol saperne di morire, dopo i ‘centonovant’anni che ha vissuto’.