L’antica piazza della città, di giorno frequentata solitamente dai residenti della zona e dai turisti, la sera viene occupata dagli emarginati che ne fanno il punto di ritrovo. Il numeroso gruppo di volontari si dà da fare per distribuire a ognuno di loro un piatto di minestra, un panino con dentro del formaggio o salame, qualche dolce, dell’acqua e, per chi necessita, anche capi d’abbigliamento usati ma puliti, a volte anche nuovi. A un tratto si forma un capannello di bisognosi attorno ad Andrea, unitosi al gruppo di volontari insieme ai tre amici.

– Perché tutti vogliono parlare con quel ragazzo, lo sfiorano con le mani… – chiede Luigi a una donna accanto.

– Andrea è un essere divino, mandato dal cielo. –

– Ma è un ragazzo, avrà tredici anni… –

– No, sedici anni. Sembra più piccolo, lo so. Ma che importanza ha l’età. Riesce a leggere nei cuori degli uomini come nessun altro. Si dice che abbia fatto dei miracoli… io ci credo – risponde con estrema convinzione la donna, con il piatto di minestra in mano ancora intatto.

– Salve, come sta? – chiede Andrea, avvicinatosi a Luigi.

-… cosa? –

– Ho visto che oggi al ristorante di mio padre si è sentito male. –

-… ah, sì. Credo si sia trattato di un problema di pressione, niente di grave. –

– Meglio così. È la prima volta che la vedo – dice il ragazzo. – Be’, oltre all’ora di pranzo, non proprio fortunata per lei. –

– Sono arrivato in città l’altro ieri. –

– Ha bisogno di qualcosa? –

– No. Non vedo di cosa potrei aver bisogno… –

– Non spetta a me dirlo. –

– Ho sentito parlare molto di te, così ho voluto conoscerti di persona. –

– Davvero! Non pensavo di essere famoso al di fuori di questa cerchia di amici. Posso offrirle del tè, le garantisco che è ottimo. –

– Ci credo. Va bene. –

Andrea, aiutato da un amico, riempie dal thermos un bicchiere di plastica e lo porge a Luigi.

Si fa avanti un uomo con uno zaino sulla spalla.

– Andrea, dovrei parlarti – dice al ragazzo.

– Dimmi, Francesco. – la mancanza di privacy blocca sul nascere l’iniziativa dell’uomo, tanto da costringere il ragazzo con la voglia sul mento ad appartarsi con lui. – Mi scusi un attimo – dice a Luigi, il quale riempie la breve attesa a osservare l’insolito raduno di chi vive ai margini della società.

– Vuole un panino? – Gli chiede un volontario.

-… no. Grazie lo stesso. –

– Lo prenda pure. Se non le va, poi lo darà a me – interviene tempestivamente uno dei tanti bisognosi. Un desiderio che viene esaudito.

– Come l’ha trovato? – dice Andrea.

-… buono! – Risponde Luigi, facendo cenno al bicchiere vuoto che tiene in mano.

– Può prendere ancora dell’altro tè se lo desidera. –

– Perché no! – Il bicchiere viene riempito nuovamente della calda bevanda. – Non ho mai conosciuto una persona, tantomeno un ragazzo, con un simile carisma. –

– Non penso che le cose stiano così – replica col sorriso sulle labbra, Andrea. – Abbiamo instaurato una buona amicizia. Loro si fidano di me, ed io faccio altrettanto.

– Carino, anche se la cosa suona troppo semplice. –

– A nessuno di noi passa per la mente di complicarsi la vita.

Luigi, guardandosi intorno, annuisce.

– Saremmo lieti se si unisse a noi – dice il ragazzo. – Come volontario, naturalmente – aggiunge, cogliendo nello sguardo del suo interlocutore un’espressione perplessa.

– Non devi prendertela, ma non mi ci vedo in questa veste. E poi rimarrò in città ancora pochi giorni, dopodiché andrò via. –

– La capisco, non è il solo a pensarla così – commenta Andrea. – Ma basta poco per rendersi utili, e si può fare in qualsiasi posto ci si trovi. –

– Siete in cerca di proseliti? –

– Non siamo mai abbastanza – replica Andrea con un simpatico sorriso.

Un giovane volontario versa dell’altra minestra a un anziano bisognoso, mentre si continuano a distribuire panini e quant’altro possa essere utile a quella povera gente.

– Mi si è risvegliato un certo appetito – ammette Luigi, tentato dal delizioso odore che emana la pasta alle verdure.

– Non vorrei sembrarle una specie di stregone se dico che me l’aspettavo – commenta il ragazzo. – Indugiare, a volte comporta dei rischi. –

-… già! –

Di lì a poco, l’uomo si ritrova nelle mani un piatto di minestra tiepida.

– Mi sento un intruso, o qualcosa del genere. –

– Forse, se le faccio compagnia si sentirà meno a disagio. –

L’amico volontario, lì accanto, ascoltate le parole di Andrea, gli porge la vivanda.

– Di solito non lo faccio per evitare brutte figure nei confronti di mia madre che mi aspetta ogni sera a cena. –

– Giusto! Prima di ogni cosa vanno rispettati i doveri familiari… buona! – dice Luigi, dopo aver assaggiato la minestra. – Non può che essere stata cucinata da un bravo cuoco. –

 -… il signor Gino – rivela il ragazzo, deliziato anch’esso dalla pasta alle verdure. – È eccezionale! È la fortuna del ristorante di mio padre. –

– E la loro – dice Luigi, facendo cenno col capo ai bisognosi.

– Nessuno ha mai avuto da ridire, anche se in verità c’è da ammettere che non sono per nulla esigenti. –

– Sei davvero un bel tipo. Sembri una persona grande, matura, nascosta in un corpicino minuto. È un piacere parlare con te – confessa l’uomo.

– Grazie! È il più bel complimento che lei possa farmi. –

– Sappi, allora, che ammiro quello che fai; è davvero bello pensare che un ragazzo della tua età rinunci a divertirsi con i suoi coetanei per aiutare questa gente. C’è da rimanere un po’ sbigottiti. –

– Non è un calvario, né una penitenza, lo vivo come il momento più gratificante delle mie giornate, senza che questo mi tolga il piacere di frequentare i miei coetanei e divertirmi. –

Luigi annuisce, mentre avvicina in bocca il cucchiaio di minestra.

– Lo spero per te, Andrea. Questo è il tuo nome, giusto? –

– Sì.

– Io sono Luigi.

– Sa signor Luigi… –

– Dammi del tu. Siamo diventati amici, o sbaglio? –

– Sì. –

– Perciò, mai più quell’orribile signor. –

– Ok. –

– Cosa dicevi? –

– Non è niente di importante. –

– Dillo lo stesso, sono curioso. –

Nel frattempo passa un volontario che raccoglie i piatti vuoti dei due amici e li deposita in un grande sacco nero di plastica per rifiuti.

– Volete che vi porti qualcosa da bere? –

– Per me no, grazie – risponde Luigi.

– Nemmeno per me, Gianni – dice il ragazzo.

– Noi siamo pronti. –

– Vi raggiungo subito. –

– Francesco voleva parlarti. –

– Sì, lo so. Ci siamo già sentiti. –

– Ti aspettiamo in macchina – dice il giovane volontario prima di allontanarsi.

– Ok. –

I bisognosi iniziano a sfollare lentamente dalla piazza.

– Devo andare. Un altro piccolo gruppo di amici ci attende. –

– Potrebbero spazientirsi, è così? –

Dal viso di Andrea traspare un simpatico sorriso.

– Noi andiamo verso la stazione. Se vai da quelle parti possiamo darti un passaggio. –

– Ti ringrazio. Preferisco fare due passi a piedi. –

– Ci vediamo. –

– Certo. –

Il ragazzo s’incammina per raggiungere i suoi amici, quando si blocca voltandosi indietro.

– L’altro giorno quando ti ho visto al ristorante di mio padre, per un momento ho pensato che ci conoscessimo. –

Luigi lo scruta negli occhi, in silenzio.

-… è stato solo un attimo, poi ho capito che non era possibile. Volevo raccontarti questo, poco fa. Non è una cosa importante, te l’avevo detto. –

-… già! –

– Buona permanenza in città. –

– Ok, ci vediamo. –