Un monastero cluniacense in Val Padana: Polirone, di Luciana Benotto

Luoghi, personaggi, fatti e leggende

A San Benedetto Po correva il principio dell’anno Mille, quando San Simeone, attraversando i boschi e gli acquitrini che all’epoca coprivano per chilometri le sponde del Po, incontrò nella desolazione di quel paesaggio invernale, irrigidito e cristallizzato dalla neve, un pover’uomo che non possedeva calzari. Il santo impietosito, decise di regalargli i suoi, e fece il resto della strada fino a Mantova a piedi nudi.

Questa bella storia la si può trovare raffigurata nelle lunette del chiostro dell’Infermeria dell’abbazia di San Benedetto Po, una località posta a una trentina di km. da Mantova dove, nel 1007, Tedaldo di Canossa fondò l’abbazia il cui nome deriva dall’essere sorta su un’isola posta tra i fiumi Po e Lirone.

L’insediamento dei monaci in questa immensa landa quasi disabitata modificò in parte il paesaggio, perché con loro iniziarono le bonifiche che procurarono un aumento delle derrate alimentari. Il monastero di Polirone, pertanto, non fu solo un luogo di preghiera e di meditazione, ma anche un’azienda agricola nell’accezione moderna del termine. D’altronde, in un periodo in cui lavoravano solo i servi, Benedetto, con la sua Regola “ora et labora”, introduceva una novità nel pensiero medioevale: quella che il lavoro nobilita l’uomo. 

L’abbazia, che conserva la tomba della contessa Matilde di Canossa, le cui spoglie sono state traslate a Roma nel 1632, godette di un periodo di grande splendore sino alla fine del XIII secolo, poi subì anch’essa la decadenza del Trecento dovuta alla terribile peste nera del 1348, finché nel XVI secolo, tornò a nuova vita grazie anche a Giulio Romano che le confezionò una rinnovata veste manierista. All’interno della chiesa si possono ammirare  ricche decorazioni musive del XII secolo, affreschi di Girolamo Bonsignori e della scuola del Romano. A ovest della basilica sta il grande Refettorio del 1478 che ospita il Museo dell’Abbazia che espone sculture e oggetti sacri; qui si può ammirare il maestoso affresco del Correggio rivenuto casualmente nel 1985. Tramite uno scalone barocco, posto a destra della basilica, si accede poi al Museo della Cultura popolare padana che raccoglie cinquemila oggetti tra cui attrezzi agricoli, reti a bilancia, nasse, barche dal fondo piatto, adatte a scivolare sul fiume e tra i canneti delle paludi di questa zona umida.

Come arrivare

A 22 km. da Mantova con la Statale 413, è raggiungibile con l’autostrada A22 del Brennero (uscite Mantova sud e Pegognaga).

Museo e abbazia

Sab. e dom. 9.30 – 12.30 / 14.30 – 17.30. Per informazioni tel. 0376/623036