Amici di Alessandria Today, l’autore che vi presento oggi è anche un attore e un formatore teatrale. Una personalità poliedrica che vale davvero la pena di conoscere!

Ciao Andrea, benvenuto! Chi sei? Parlaci di te.

Ho passato i 60, vivo a Firenze ma nel bene e nel male continuo a considerarmi un triestino, essendo cresciuto in quella città.

Ho fatto il calciatore professionista a livello di B e C negli anni Ottanta e attualmente mi occupo di teatro sia come attore sia come drammaturgo, perlopiù con spettacoli a tematica sportiva (Fuorigioco di Rientro, Ite Missa Est, Undici più 1 e Atletico Short Stories)

Da quasi 30 anni inoltre frequento il mondo dell’improvvisazione teatrale con spettacoli che nascono sulle indicazioni estemporanee del pubblico. E’ un mondo particolare, molto creativo, seguito da un buon pubblico ma snobbato un po’ dal teatro ufficiale.

La scrittura è sempre stata presente nella mia vita ma l’ho praticata con discontinuità e solo ultimamente ho deciso di assegnarle la priorità.

Come nascono i tuoi racconti?

Il mio modo di scrivere racconti risente molto del mio essere un improvvisatore a teatro. Parto da un’immagine o da una frase e scrivo senza pensare troppo per un po’, fino a quando mi si chiarisce la storia che voglio raccontare o il personaggio che voglio rappresentare. Da lì in poi procedo con maggior consapevolezza verso un finale possibile. Generalmente scopro in corso d’opera il tema del racconto: che quindi viene corretto, poi, tenendo presente quello che voglio fare arrivare al pubblico.

Perché la prosa breve?

Fondamentalmente perché mi riesce meglio…Credo sia una derivazione dei monologhi che faccio a teatro, dove c’è bisogno di compattezza, di tenere avvinto lo spettatore, di incollarlo alle tue parole. E molto spesso in realtà i miei racconti si apparentano al monologo. Qualcuno mi ha detto che legge i miei racconti quasi in apnea, completamente immerso e gli sembra di respirare solo alla fine. Come complimento mi piace molto.

Quanto tempo dedichi alla scrittura?

Sono un discontinuo, non ho metodo. A volte scrivo anche due racconti in una settimana e poi niente per un mese. Solo quando ho scritto il mio unico romanzo, “Papà fa buseti col trapano”, mi sono dato degli obblighi giornalieri. Avere scadenze ad esempio (per riviste o per concorsi) mi aiuta molto, mi obbliga ad essere più pratico e meno dispersivo.

Se potessi vivere in un romanzo quale sarebbe e perché?

Domandona difficile. Mi piacciono molto i personaggi di John Irving, perché perseguono nella vita il loro talento all’inizio sconosciuto e lui li racconta con molto amore e leggerezza comica. Ma se dovessi scegliere in quale romanzo vivere probabilmente opterei per “Cent’anni di solitudine”, per quella commistione di vero/inventato e passato/presente che mi ha folgorato a diciott’anni.

Tre cose che ami dello scrivere.

La pienezza del momento, l’immaginazione che scatena, i ricordi che mi riporta.

Progetti futuri?

Dopo la ristampa di “Papà fa buseti col trapano” probabilmente pubblicherò “Atletico Short Stories” integrando con altri racconti di sportivi fragili i monologhi dello spettacolo teatrale che ha debuttato nel 2019 e tre dei quali erano già presenti in Leggere Anomalie. E poi mi dedicherò al mio progetto Lettore Professionista (presente su FB e su Instagram), ovvero la presentazione di libri con una redazione di cui interpreto tutti i personaggi. Mi diverto molto e spero che qualche festival librario lo prenda in considerazione.

Grazie Andrea! E ancora complimenti per tutti i tuoi successi!

Anna Pasquini – Alessandria Today